L’attacco

Consiglio regionale, Laghi: «Il gruppo de Magistris senza cariche, Pd e destra insieme per le poltrone»

Il consigliere del gruppo che fa capo all’ex candidato a presidente: «È stato dolosamente ignorato il voto di 130mila calabresi»

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di Redazione
15 novembre 2021
19:48
Ferdinando Laghi
Ferdinando Laghi

«Il gruppo de Magistris presidente è stato escluso dall’assegnazione delle cariche istituzionali che, secondo regolamento, toccavano alla minoranza del nuovo Consiglio regionale. L’avvio della legislatura consiliare segna, quindi, la conferma di una contagiosa avversione verso i princìpi e le regole della cultura democratica. Di fatto, in Consiglio è stato dolosamente ignorato il voto di ben 130mila elettori al nostro Polo civico».

È quanto afferma, in una nota, il consigliere regionale Ferdinando Laghi, del gruppo de Magistris presidente.


«Sono un male evidente l’autoreferenzialità del centrodestra, le manovre di potere del Pd e le prime tracce di consociativismo politico – accusa Laghi – emerse nella seduta consiliare di insediamento, cioè il totale dei voti con cui sono stati eletti Mancuso presidente e Alecci segretario questore del Consiglio».

«Soprattutto dal Pd ci aspettavamo una maturità politica, specie in questa fase segnata da una spaventosa crisi economica, dal Covid, dalla mancanza di diritti e servizi fondamentali, dalla pervasività della ’ndrangheta e dal bisogno di ricostruire la Calabria partendo dal rispetto degli equilibri democratici nelle sedi istituzionali. Invece il Partito democratico ha puntato dritto alle poltrone, strizzando l’occhio al centrodestra, che a sua volta ha ricambiato».

«Con questi presupposti, non credo che sia facile avviare un dialogo aperto e costruttivo per risolvere i problemi urgenti della Calabria. Di certo – conclude Laghi – dalle prime battute del Consiglio regionale traspare la nostra collocazione autonoma, la nostra distanza dagli accordi di palazzo e la nostra volontà di denunciare e sconfiggere quelle logiche spartitorie che hanno concorso ad alimentare il declino politico, culturale, sociale ed economico della regione, l’emigrazione di massa e l’astensionismo degli elettori».

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