Coronavirus, a gennaio riaprono le scuole superiori ma la Regione taglia i bus

Il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci scrive a Spirlì e Catalfamo: budget ridotto di un terzo, a rischio collegamenti indispensabili

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di Camillo Giuliani
15 dicembre 2020
22:30
Il presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci
Il presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci

Passata la Befana, gli studenti delle superiori dovrebbero far ritorno in classe, ma molti di loro in provincia di Cosenza potrebbero avere problemi ad andare a scuola. Non è detto, infatti, che trovino il bus che usavano per raggiungerla. La Regione ha chiuso i cordoni della borsa e per il 2021 ha previsto di stanziare per l'intera area risorse sufficienti a coprire 14 milioni di Km. Soltanto due anni fa erano 21, un terzo in più.
Meno chilometri finanziati, meno servizi garantiti: semplice quanto problematico, ancor più con il Covid e la capienza dei mezzi ridotta. A lanciare l'allarme è Franco Iacucci, il presidente della Provincia, che ha deciso di scrivere a Nino Spirlì e Domenica Catalfamo per chiedere ai vertici della Cittadella un passo indietro: potenziare i servizi di trasporto pubblico locale e non ridurli al punto da non garantire nemmeno quelli minimi.

Le valutazioni differenti

Le stime della Regione (e le relative risorse), secondo Iacucci, non risponderebbero in alcun modo «alle esigenze, alle aspettative ed ai bisogni del territorio e della comunità». Il taglio «abnorme» decretato per il settore, oltre a discostarsi di quasi il 34% dal dato storico, non trova riscontro, prosegue il presidente, con il volume dei servizi ipotizzato proprio dalla Provincia che aveva fatto una «stima dei servizi estremamente differente e più elevata rispetto alla dotazione di 12.956.746 veic*Km ad essa assegnata». E ora vede limitata la sua «possibilità d'azione» proprio in emergenza Covid-19, con il settore che era già «in grave affanno».


Un vecchio problema da affrontare

Iacucci ricorda che la querelle sul Tpl con la Regione non è nuova, con le sue sollecitazioni dello scorso giugno, in vista della riapertura delle scuole, sulla necessità di potenziare il trasporto pubblico rimaste inascoltate. Ora, col ritorno della didattica in presenza nelle secondarie, le criticità figlie di budget sempre più striminziti devono essere affrontate. Secondo il democrat, la Cittadella deve agire «subito, potenziando e incrementando i servizi». A coordinarli e programmarli, poi, provvederanno i tavoli previsti con la Prefettura tra gli enti coinvolti.

A rischio il diritto alla mobilità

Di una cosa la Provincia è certa: è necessario «rivedere l’impostazione approvata e rideterminare le risorse finanziarie destinate ai servizi del Trasporto pubblico locale». E lo ha già detto anche all’Artcal. Iacucci, però, vuole risposte anche dal presidente facente funzioni e dall’assessore ai Trasporti. Nella sua lettera a Spirlì e Catalfamo parte dalla «lunga e controversa fase preparatoria» che ha portato a definire quello che, in attuazione alla legge regionale 35/2015, dovrebbe essere il livello dei servizi minimi alla base dell'organizzazione del tpl sul territorio calabrese. Il risultato di quel processo, a cui Iacucci ha provato ad opporsi già nel 2018, è «una gravosa ed insostenibile decurtazione dei servizi destinati all’utenza». E attuarla, secondo il presidente della Provincia, «determinerà la soppressione di collegamenti indispensabili ad assicurare il diritto alla mobilità dei cittadini calabresi».

Rivedere il livello minimo di servizi

Il Tpl, insomma, va modernizzato e riorganizzato, ma non a discapito degli utenti. «L’accessibilità del territorio, l’intensificazione delle relazioni, la limitazione dei fenomeni di spopolamento delle aree interne e periferiche, i collegamenti casa-scuola e casa-lavoro costituiscono, senza alcun dubbio, elementi fondamentali per sostenere virtuosi percorsi di sviluppo sociale, economico e produttivo senza i quali ogni prospettiva di miglioramento rischia di dissolversi irrimediabilmente», scrive ancora Iacucci. Che conclude la sua lettera sollecitando Spirlì e Catalfamo a rivedere il livello dei servizi minimi, l'unica strada a suo avviso «per ripristinare le condizioni minime di operatività per la costruzione di un efficiente modello di mobilità regionale».

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