Corruzione elettorale, il commissario del Pd Graziano indagato a Napoli

Il consigliere regionale campano Graziano finisce in un'indagine assieme ad altre tre persone in relazione alle Comunali di Aversa. A un uomo sarebbe stato promesso un posto da oss in cambio di un pacchetto di voti per il braccio destro del politico dem

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13 dicembre 2019
10:02
Il commissario Pd, Graziano
Il commissario Pd, Graziano

Il commissario regionale del Pd Stefano Graziano è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione elettorale nell'ambito del voto amministrativo ad Aversa.

Secondo quanto scrive Il Mattino, Graziano – che è consigliere regionale del Pd in Campania, nonché presidente della V commissione Sanità e Sicurezza sociale – sarebbe finito nel registro degli indagati della Procura di Napoli Nord assieme ad altre tre persone.

«Per la seconda volta in quattro anni, dunque, l'uomo che coordina la sanità campana e che in questo momento è anche a capo del Partito democratico in Calabria e che dovrà occuparsi delle imminenti elezioni regionali, si ritrova indagato per reati connessi all'attività politica. Nel precedente caso, che verteva su alcuni sms che Graziano si scambiò nella campagna elettorale per le Regionali del 2015 con l'imprenditore Alessandro Zagaria, poi finito in carcere per camorra, l'accusa fu di aver ricevuto sostegno elettorale dalla criminalità. Due anni dopo, la sua posizione fu archiviata», spiega il Mattino.

La nuova indagine

La nuova vicenda riguarda le consultazioni elettorali vinte dal Pd ad Aversa con il sindaco Alfonso Golia (estraneo al caso). L'indagine nasce dalla denuncia di una persona a cui sarebbe stato promesso un posto da operatore socio sanitario al concorso della Regione in cambio di un pacchetto di voti per le Comuni di Aversa da portare all'«uomo» di Graziano. La scoperta di aver fatto la campagna elettorale «per niente» ha spinto l'aspirante oss a denunciare sia Graziano sia il «suo braccio destro», nonché il consigliere per il quale si sarebbe speso il commissario del Pd calabrese, cioè Pasquale Fiorenzano. Oltre a loro due, sul registro degli indagati – scrive ancora Il Mattino – «ci sono i nomi di Nicola Tirozzi, collaboratore di Graziano, e di Luigi Comparone, la persona alla quale sarebbe stato promesso il posto da operatore socio sanitario».

Nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, emergerebbe che il «patto» fu stretto a favore del consigliere Fiorenzano, eletto poi con una lista collegata al Pd, «e che Tirozzi, sempre secondo la tesi accusatoria, avrebbe fatto da tramite tra l'aspirante operatore socio sanitario e i due politici».

La reazione di Graziano

«Prendo atto – dichiara Graziano al giornale di Napoli – del fatto che ci sono atti processuali che mi riguardano e di cui non sono stato ancora informato. Sono tranquillo perché estraneo alla vicenda che mi vede indagato per non aver segnalato/raccomandato la persona che, per la mancata segnalazione, prima mi ha denunciato e poi ha tentato di diffamarmi. I fatti si riferiscono, tra l'altro non alla mia campagna elettorale ma a quella di un altro. Sono ancora una volta fiducioso nella magistratura».

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