Covid: «Nelle carceri calabresi il sistema ha retto», la relazione del garante Siviglia

VIDEO | Alla videoconferenza hanno presto parte anche Mauro Palma e il capo del Dap Bernardo Petralia che ha annunciato interventi di rafforzamento per la Polizia Penitenziaria

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di Riccardo Tripepi
28 novembre 2020
13:14

«Dare la possibilità ai detenuti di riscrivere la loro vita dentro le mura del carcere, in omaggio al principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato ed al suo successivo reinserimento nella società».

È questo uno dei principali obiettivi intorno ai quali si è sviluppata la relazione annuale del garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Agostino Siviglia che è stata presentata in videoconferenza dall’Aula Levato” di Palazzo Campanella. La relazione, che il garante ha voluto dedicare alla governatrice Jole Santelli prematuramente scomparsa, ha offerto uno spaccato sul “pianeta carceri” in Calabria, e più in generale nel Paese, grazie ai contributi del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) Bernardo Petralia e del garante nazionale Mauro Palma.


All’iniziativa – coordinata dal Responsabile dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale Romano Pitaro – ha portato i saluti istituzionali il Vicepresidente dell’Assemblea Nicola Irto che si è soffermato «sull’importanza di aver istituito la figura del Garante delle persone detenute, percorso complesso maturato nella scorsa legislatura e che ha richiesto la condivisione da parte di tutti i soggetti coinvolti, recuperando un ritardo segnalato dallo stesso Garante nazionale». E non ha fatto mancare il suo saluto il Procuratore capo di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri.

Emergenza Coronavirus e carceri

L’anno appena concluso, come spiegato dal Garante, è stato contrassegnato dall’emergenza Coronavirus che è stata fronteggiata, seppure con grande difficoltà, dalla carceri calabresi che sono riuscite a reggere all’urto, nonostante il “vuoto” istituzionale e le ultime grottesche vicende che hanno riguardato l’Ufficio del Commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario.

La relazione ha evidenziato come i due terzi dei detenuti in Calabria non siano mafiosi: molto spesso si tratta di giovani, di donne, stranieri, tossicodipendenti, autori di reati contro il patrimonio oppure con problemi psichici. Il sistema si mantiene al limite della capienza e ha necessità di interventi strutturali e anche di rafforzamento del corpo di Polizia penitenziaria come affermato da Bernardo Petralia che ha annunciato imminenti interventi con la prossima manovra di bilancio.

Con grande attenzione la conferenza è stata seguita dai detenuti di molte carceri calabresi che sperano di potere avere una nuova occasione dalla vita e dalla società. Anche coloro che come si legge nella relazione: «detenuti per reati di criminalità organizzata che, magari ergastolani ostativi, ora inseriti nei circuiti di alta sicurezza, hanno tentato di dare un senso all’esecuzione della loro pena, nell’ottica del rifiuto di quell’ergastolo senza speranza, cristallizzato nelle recenti determinazioni della Corte Edu».

Dolci (c)reati e il diritto alla speranza

Significativo, in tal senso, il richiamo alla testimonianza di Fabio Valenti, persona detenuta che è riuscita a ‘dare un senso all’esecuzione di una pena senza speranza’. Grazie alla creazione artigianale di un forno si è specializzato nel fare dolci, divenendo tanto bravo da scrivere un libro di ricette, dal titolo ‘Dolci (c)reati’, con la prefazione di Luca Montersino (rinomato chef pasticcere di fama internazionale)”.

Non si tratta, ovviamente, di un libro qualunque: a ogni dolce corrisponde un reato. Un ricettario con annesso il codice penale. E così ai profiteroles viene abbinata l’associazione a delinquere, ai saccottini alla pesca accostati al favoreggiamento personale, mentre ai cantucci l’abuso d’ufficio. Una sorta di diritto alla speranza che si nutre di profumi e sapori.

Giornalista
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