Creazzo: 'Positivo l'allontanamento del minore da contesti familiari mafiosi'

L'attuale Procuratore di Firenze fu uno dei protagonisti del protocollo siglato a Reggio Calabria che prevedeva l'allontanamento dei minori dalle famiglie mafiose.

di Pasquale Motta
25 novembre 2015
11:10

Al termine del convegno su indottrinamento mafioso e genitorialita' che ha visto confrontarsi giuristi e magistrati presso la sala Koch del Senato su di un tema scottante, almeno sotto il profilo della filosofia giuridica, abbiamo voluto stimolare la presa di posizione del dott. Giuseppe Creazzo da qualche tempo Procuratore della Repubblica di Firenze.

 


Il dott. Creazzo ha passato tutto il suo vissuto professionale in Calabria e, prima dell'attuale incarico, aveva ricoperto la funzione di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi.

 

Si tratta di una tematica complessa, che divide giuristi, opinionisti, educatori. Come superare questa problematica?

 

'Io sono uno dei firmatari di quel protocollo e, insieme al procuratore del Tribunale dei minorenni, abbiamo elaborato il documento. Tutti gli uffici giudiziari hanno naturalmente aderito. Come tutte le cose nuove e rivoluzionarie, anche questa non poteva che suscitare polemiche. Mi riferisco ai provvedimenti che portano l’allontanamento di un minorenne dalla famiglia, che siano riconosciuti in grande pericolo educativo per l’appartenenza della famiglia a contesti di criminalità organizzata. Si tratta di una ventina di provvedimenti, pochi provvedimenti negli ultimi tre anni, adottati in casi estremi di educazione dei minori ai prismi della criminalità. Cosa che uno Stato non può consentire. Tra l’altro questi allontanamenti sono stati in gran parte positivi, dato che il minorenne per la prima volta si è trovato a confrontarsi con il mondo esterno, confinato com’era in quell’ambito culturale molto ristretto, la famiglia di ‘ndrangheta. Questo ha portato la positiva sperimentazione di questi percorsi di questi giovani, che non sono stati lasciati nelle braccia della criminalità organizzata. Quando ci sono queste situazioni estreme, io credo che questi provvedimenti hanno tutta la ragione di esistere.
E’ evidente che il problema c’è. E’ evidente che una società con strutture sociali e strutture assistenziali che possano da soli assistere il giovane, e le famiglie più a rischio, in una società in cui tutto funzionasse meglio nel sistema del welfare, evidentemente forse non si arriverebbe a questi provvedimenti. Se questi provvedimenti avvengono è perché anche essi colmano delle carenze'.

Giornalista
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