Elezioni 2020, Pd alla prova delle urne: in Calabria c'è il rischio implosione

VIDEO | Dopo la sconfitta e le dimissioni di Callipo, il commissario Graziano ha abbandonato la nave. A Crotone non è stato nemmeno presentato il simbolo. E ora Falcomatà rappresenta l'ultimo baluardo. In attesa del congresso

di Riccardo Tripepi
11 settembre 2020
13:57

Il Pd è all’anno zero. Sicuramente in Calabria e probabilmente anche a livello nazionale dove una eventuale sconfitta alle regionali, sotto osservazione soprattutto la situazione in Toscana dove la candidata leghista Susanna Ceccardi è in piena rimonta su Eugenio Giani, potrebbe mettere in discussione la stessa leadership di Nicola Zingaretti e la tenuta del governo Conte dopo le mancate alleanze tra democrat e Cinque Stelle a livello locale.

 

Nella nostra Regione, dove il partito continua ad essere commissariato da lungo tempo, la situazione è ancora più complessa. La sconfitta pesante alle regionali e la scelta perdente di Pippo Callipo hanno di fatto messo il commissario Stefano Graziano fuori dai giochi. Anche perchè alla batosta elettorale si è sommata quella politica e morale dopo le dimissioni dell'imprenditore vibonese dopo pochi mesi di legislatura con l'opposizione rimasta priva del suo riferimento.

 

Tanto che all’ultima iniziativa a Reggio per il sostegno al sindaco uscente Giuseppe Falcomatà, Graziano si è tenuto ben lontano dal palco di Nicola Zingaretti. Del resto dopo la nomina del coordinamento dei 32, nel quale è stato inserito anche Sebi Romeo riapparso proprio a Reggio al comizio di piazza Duomo, sta per aprirsi la partita per il congresso regionale. Le intenzioni di Zingaretti sono quelli di nominare a breve una Commissione ristretta per fare arrivare il partito al congresso subito dopo le elezioni.

 

Sempre che dopo il risultato elettorale un partito esista ancora. A Crotone è già evaporato e non presenterà il simbolo dopo il duro scontro con gli Sculco finito a favore di questi ultimi, con gran parte del Pd che sosterrà il loro candidato Danilo Arcuri

 

In Consiglio regionale il gruppo si muove in ordine sparso e non sono mancate le divisioni interne con i Dp, costola dei democrat, guidati da Giuseppe Aieta, ancora fedele a Mario Oliverio. Ma anche all’interno del gruppo Pd Luigi Tassone, vicino alle posizioni di Bruno Censore, ha spesso marcato le differenze in Aula, ad esempio con il voto a favore delle dimissioni di Callipo.

In questo quadro diventa fondamentale capire cosa succederà a Reggio dove sulla carta si trovano sulla barca di Falcomatà big come l’ex presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, e come Demetrio e Mimmetto Battaglia. Una sconfitta contro il candidato del centrodestra Nino Minicuci, e quindi contro Salvini, sarebbe un’autentica Caporetto per il Pd, ma anche per la sinistra calabrese nel suo complesso.

Giornalista
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