Elezioni, vincono i moderati e la Calabria diventa un laboratorio anti Salvini

La vittoria di Santelli riporta la regione al centro della scena politica nazionale. Prime schermaglie tra Fi e la Lega. E il Pd avverte il M5s: «Riflettano, il sistema ormai è bipolare»

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di Pietro Bellantoni
28 gennaio 2020
17:36
Silvio Berlusconi e Matteo Salvini
Silvio Berlusconi e Matteo Salvini

La negletta Calabria torna (inaspettatamente) al centro della scena politica. Per un motivo, in particolare: la schiacciante vittoria di Jole Santelli di domenica notte ha trasformato una regione finora snobbata da tutti in un laboratorio in cui si sono sviluppati gli anticorpi al sovranismo/salvinismo imperante.

 

Risultato storico per la Lega, ma non basta

La Lega e Fratelli d'Italia hanno centrato risultati per certi versi storici ed eletto quattro consiglieri regionali a testa. Eppure, malgrado il Carroccio abbia indubbiamente di che festeggiare, con il suo simbolo per la prima volta rappresentato a Palazzo Campanella, le forze sovraniste non hanno sfondato come ci si aspettava alla vigilia.

 

I numeri, nella loro freddezza, raccontano che Salvini, rispetto alle Europee di un anno fa, è passato dal 22,6% (165mila voti) al 12,2% (95mila): oltre 10 punti percentuali e 70mila voti in meno. Impercettibile il miglioramento del partito di Giorgia Meloni, che va dal 10,2% del 2019 (74mila preferenze) al 10,8 (84mila) delle Regionali.

 

Lega e Fdi, insieme, raggiungono solo il 23%, un risultato modesto per due forze che, fino a pochi mesi fa, vagheggiavano di poter governare il Paese senza l'apporto delle forze moderate.

 

In Calabria crescono i moderati

Il voto calabrese, nella sua parzialità, dimostra comunque l'accresciuto peso specifico di tutte le forze moderate, di centrodestra e centrosinistra. Se si sommano le percentuali di Forza Italia (12,3%), delle sue liste satellite (“Santelli presidente”, 8,4%, e Casa delle libertà, 6,3%) e dell'Udc (6,8) a quelle del Pd (15,1%), di “Io resto in Calabria” (7,9%) e dei Democratici e progressisti (6,1%), esce fuori un dato politico significativo: il 63% degli elettori ha dato fiducia a forze che si caratterizzano – più o meno apertamente – per la loro ferma opposizione alle politiche nazionaliste e identitarie.

 

Certo, nel calderone di un voto regionale finiscono tante cose: l'appeal dei singoli candidati (alla presidenza e al Consiglio), le dinamiche territoriali, lo scarso radicamento di partiti (come la Lega, fino a pochi anni fa del tutto assenti dalla scena politica locale), perfino le clientele; ma non si può comunque non tenere conto della valenza di una elezione in cui i partiti moderati hanno dimostrato la loro vitalità più di quanto non abbiano fatto in Emilia Romagna, dove, Pd a parte (34%), Lega e Fdi hanno raggiunto un ragguardevole 40%, segno che il loro consenso elettorale resta altissimo.

 

La Calabria rientra dunque sulla scena nazionale in modo prepotente per via di queste contrapposizioni numeriche.

 

Berlusconi massimizza il risultato

Non è un caso che Silvio Berlusconi e tutto lo stato maggiore azzurro abbiano cercato di massimizzare gli effetti del voto in Calabria, anche in considerazione del mezzo flop incassato in Emilia (2,5%). Dopo la mezzanotte di domenica, a festeggiare con Santelli nel suo quartier generale c'erano infatti diversi big nazionali, tra cui il vice presidente, Antonio Tajani, lesto a ribadire la preminenza di Fi all'interno del centrodestra e a usare parole emblematiche sul futuro ruolo di Salvini nella coalizione: «Lui rimane il leader della Lega, ed è un alleato. Noi abbiamo Berlusconi, che è stato determinante per vincere in Calabria».

 

L'ex presidente del Consiglio è stato ancora più chiaro: Fi ha raccolto il più alto numeri di consensi nel centrodestra e, unendo i voti delle civiche «esplicitamente riconducibili al nostro movimento, supera il 27%». La Calabria è così diventata una bandierina da sventolare e un memento per gli alleati: senza Berlusconi, soprattutto al Sud, Salvini e Meloni non possono aspirare a governare.

 

Una campagna che colpisce nel segno

La campagna comunicativa degli azzurri ha colpito nel segno, tant'è che già si registrano tensioni non trascurabili tra la Lega e gli azzurri. A inasprire il clima ci ha pensato anche la fidanzata dell'ex premier, Francesca Pascale (anche lei in Calabria per i festeggiamenti post-vittoria), che ha usato parole al vetriolo contro il leader della Lega: «Sapete quel che penso di lui, non stimo l'uomo Salvini e nemmeno la sua politica».

 

Una dichiarazione che ha provocato la reazione del commissario regionale della Lega Cristian Invernizzi, pronto a liquidare queste uscite come «commenti sgradevoli da parte di Forza Italia».

 

Del resto, lo stesso parlamentare bergamasco aveva preferito seguire lo spoglio nella sede del Carroccio e non nell'hotel in cui si era riunito tutto il centrodestra, quasi a voler marcare la distanza dagli alleati. Nel day after, Invernizzi – ospite della trasmissione di Lac Tv Pubblica piazza, condotta da Pasquale Motta –, ha pure avvertito Santelli comunicando la volontà di chiedere un tagliando di legislatura allo scadere dei due anni di mandato.

 

Il commissario ha inoltre chiarito che la Lega non punta alla vicepresidenza della giunta, ma intende presentare un'opa su tre assessorati, Agricoltura, Turismo e Attività produttive. Santelli acconsentirà?

 

È anche a partire da questo dossier che si capirà la natura dei rapporti tra due alleati che non intendono rinunciare alla loro golden share nel centrodestra calabrese. Lo stesso Salvini ha già annunciato una visita imminente e ha fatto capire di voler avere voce in capitolo sulla giunta, per dare «una squadra di governo più velocemente possibile in una terra massacrata».

 

Pd ringalluzzito dai dati calabresi

I risultati elettorali hanno ringalluzzito anche il Pd – primo partito sia in Emilia (34,6%) che in Calabria – e spinto il segretario Nicola Zingaretti a riflettere sul nuovo quadro politico, con un chiaro invito alla riflessione agli alleati di governo: «Nel M5s c'è un travaglio sotto gli occhi di tutti. Sta emergendo quello che il Pd dice da alcuni mesi: «Si sta tornando a un sistema bipolare tra due grandi campi. Credo che questo travaglio avrà una discussione, mi auguro che di questo elemento si prenda atto». Il voto regionale sembra insomma aver ristretto il contesto generale e archiviato un sistema politico proporzionalistico, di fatto lasciando una sola grande sfida maggioritaria, quella tra sovranisti e moderati. A questo giro hanno vinto i secondi, ed è per questo che anche la Calabria è tornata ad avere (chissà per quanto) una nuova considerazione nazionale.

bellantoni@lactv.it

Giornalista
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