Gioia, il candidato a sindaco: «La 'ndrangheta non può gestire l'ente pubblico»

VIDEO | Sembra passato un secolo dalla “primavera gioiese”, quando Aldo Alessio amministrava la città. Oggi il centro reggino è stanco, a corto di fiato, e chiede solo che siano garantiti i servizi primari

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di Francesco Altomonte
15 febbraio 2019
16:26
Aldo Alessio
Aldo Alessio

Sembra passato un secolo da quanto Aldo Alessio, a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, era sindaco di Gioia Tauro. Il porto era all’inizio del suo cammino, al centro dell’agenda politica c’erano le grandi opere, il sogno di uno sviluppo che riuscisse finalmente a fare decollare un territorio tanto ricco quanto disgraziato. Erano gli anni dell’impegno civile contro la ‘ndrangheta e l’amministrazione Alessio era un baluardo in questo territorio.

 

Sono passati 18 anni, ma sembra appunto un secolo. Gioia Tauro appare stanca e a corto di fiato, i suoi cittadini chiedono solo che gli siano garantiti i servizi primari. «La colpa di questo stato di cose – dichiara il candidato di “Città futura” – è di chi ha amministrato negli ultimi 18 anni. La città ha fatto passi indietro rispetto al periodo in cui ho fatto il sindaco. Nel 2001, quando lasciai l’incarico il servizio di raccolta rifiuti funzionava bene, il territorio non era disastrato. Qualcosa è successo, qualcuno avrà responsabilità se dal 2001 la città è sporca e piena di buche e i cittadini hanno abbassato il livello delle loro richieste».

 

C’è un percorso lungo e tortuoso, quindi, davanti alla prossima amministrazione comunale. Un percorso che parte dai 45 milioni di euro di passivo registrato dalle casse comunali. Allora da dove si deve partire per dare speranze alla città? «Dai soldi – risponde secco Alessio – senza i soldi non si fa niente, è inutile prendere in giro i cittadini. La prima cosa da fare è cercare di rimettere in sesto le casse comunali altrimenti qualsiasi altro discorso non ha senso. Un altro grande problema è la macchina comunale che mi pare non sia tarata in modo ottimale, anzi presenta diverse criticità. Solo dopo avere fatto questi primi passi si potrà fare una lista di priorità, come per esempio un servizio di raccolta rifiuti efficiente, ripulire la città, intervenire sul sistema viario. Le strade della nostra città sono dissestate. Lavorare sul sistema fognario».

 

Piccole cose, ma allo stato grandi per i cittadini. Due anni di commissariamento antimafia, l’ennesimo nella storia di Gioia Tauro, pone il problema delle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Comune. «La ‘ndrangheta è un problema presente e centrale in questo territorio – spiega Aldo Alessio - Non lo dico io, ma decine di sentenze dei tribunali. Il prossimo sindaco deve fare una lotta feroce alla corruzione per impedire, per l’ennesima volta, che la ‘ndrangheta possa avere ancora occasione di gestire l’ente pubblico».

 

Parole pesantissime quelle di Alessio, che coinvolgono non solo la politica, ma anche la macchina burocratica dell’ente. Un comune che sembra allo sbando, che non riesce a incassare oltre il 20% dei tributi comunali. «Se la macchina burocratica non fa il proprio dovere – aggiunge il candidato – se non dà servizi, i cittadini sono portati a adagiarsi e a non pagare le tasse».

Un circolo vizioso, quindi, quello che stringe e soffoca la città. Lo stesso nel quale sembra essere bloccato il porto di Gioia Tauro, minacciato da una nuova ondata di licenziamenti e avviluppato in una crisi economica che alla politica non pare più interessare.


«Il porto di Gioia Tauro è stato un grande sogno – ha concluso Alessio – al quale la politica non è riuscita a dare corso. Negli ultimi 20 la politica non è riuscita a guardare al futuro, non ha fatto opere all’interno del terminal e nelle aree industriali. Credo che il governo dovrebbe convocare l’azienda e i sindacati e dare un segnale chiaro su quello che deve essere lo sviluppo del porto. Altrimenti, il futuro non può che essere nefasto».

Francesco Altomonte

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