L’analisi

Elezioni, in Calabria pochi seggi e tante aspirazioni: a destra e sinistra è lotta sanguinosa per un seggio

Nel centrodestra problemi per la Lega ma anche per Forza Italia. Tensioni tra Cannizzaro e Mangialavori e problemi a Cosenza. Saccomanno Lega, forse capolista al senato. Nel PD, Irto e Guccione in pole position al senato e alla camera, ma ci sono problemi con gli uscenti. Nel M5S si profila un olocausto: unico garantito, il portavoce regionale Massimo Misiti. Scionti candidato di Azione?

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di Pasquale Motta
3 agosto 2022
19:00
Da in alto a sinistra: Bruno Bossio (Pd),  Stumpo (Leu), Furgiuele (Lega), Cannizzaro (Fi), Irto (Pd), Ferro (FdI), Viscomi (Pd), Misiti (M5s), Guccione (Pd)
Da in alto a sinistra: Bruno Bossio (Pd), Stumpo (Leu), Furgiuele (Lega), Cannizzaro (Fi), Irto (Pd), Ferro (FdI), Viscomi (Pd), Misiti (M5s), Guccione (Pd)

La battaglia per conquistare un seggio al “sole”, in vista dell’appuntamento delle politiche del 25 settembre 2022, infuria in tutti i partiti e in tutti gli schieramenti in maniera trasversale. Gli aspiranti e gli uscenti sono tanti. I posti da assegnare pochissimi. Il masochismo dei partiti che, in questi anni, si sono fatti dettare l’agenda antipolitica dal comico genovese e da un visionario come Casaleggio senior, oggi presenta il conto. Ed è un conto amaro. Governare gli appetiti e le ambizioni nelle coalizioni, in un lasso di tempo così breve da qui al voto, non sarà semplice. La lotta sanguinosa per un posto al sole è destinata a lasciare sul campo morti e feriti. I problemi ci sono in tutte le regioni, ma in alcune sono più drammatici. Non ci sono spazi adeguati rispetto ai pretendenti. La Calabria è uno di questi luoghi, e proprio per tale motivo, dietro le quinte si stanno consumando le notti dai lunghi coltelli e faide sanguinose. I seggi sicuri sono pochissimi. I più ambiti sono i collegi plurinominali, assegnati proporzionalmente. La consuetudine vuole che sarà la notte della vigilia prima della presentazione delle liste quella decisiva, ma anche quella dove si consumeranno i più feroci “parlamentaricidi”.

Il 2018 per numeri di seggi eletti era stata una stagione di vacche grasse e, a farla da padroni, furono i pentastellati. 31 i parlamentari calabresi che approdarono in parlamento. Alla Camera 12 deputati del Movimento 5 stelle, 2 del Partito democratico, 4 di Forza Italia, 1 di Fratelli d’Italia, 1 della Lega e 1 di Liberi e uguali. Al Senato 6 senatori M5s, 1 del Pd, 2 di Forza Italia e 1 della Lega. Da allora sembra passato un secolo. È probabile che in questo giro i vincenti saranno altri, almeno secondo i sondaggi, ma paradossalmente i seggi potrebbero comunque non essere sufficienti a soddisfare gli appetiti dei vincenti. 


Alla camera i seggi proporzionali saranno 8, quelli assegnati con il sistema maggioritario 5. Totale 13. Al senato i seggi plurinominali saranno 4, quelli maggioritari 2. I posti più ambiti le candidature nei listini bloccati in posizione utile. Alla camera sono solo 8 e dovranno essere ripartiti tra le liste in competizione. Se i sondaggi venissero confermati, dunque, questi 8 seggi, molto probabilmente sarebbero ripartiti così: un paio al Pd, un paio a FdI, 1 o 2 a FI e 2 o 3 alle forze rimanenti, Lega, M5S e tutte gli altri partiti piccoli o grandi che parteciperanno alla ripartizione. Fine della storia. Calcolo approssimativo naturalmente, al netto di resti e attribuzioni varie in sede di attribuzione nazionale. Al senato il bottino sarà ancora più magro. Solo 4 i seggi assegnati proporzionalmente. Ciò significa che un paio finiranno nei forzieri di FdI (nel 2018 non ne avevano eletto nessuno) e Pd, e gli altri due potrebbero scattare tra FI, M5S e tutto il resto. Coperta strettissima per i letti di tutti.

I problemi del centrodestra

Nel centrodestra i problemi potrebbero riguardare la Lega ma anche Forza Italia. Nel 2018, infatti, Fratelli d’Italia si fermò al 4%, oggi naviga verso il 25. Fratelli d’Italia sembra la forza con meno problemi. Wanda Ferro e Fausto Orsomarso sarebbero blindati tra camera e senato. È probabile, invece, che in termini di seggi, a farne le spese potrebbero essere la Lega da un lato e gli stessi azzurri dall’altro. Difficile, infatti, fare paragoni con i dati elettorali delle Regionali di qualche mese fa. Le politiche sono un’altra partita.

In un contesto del genere, nessuno può considerarsi al sicuro o blindato, nemmeno gli uscenti. Le tensioni sono forti. In casa azzurra ci sono problemi seri. In fibrillazione lo stesso Giuseppe Mangialavori, seppur blindato dalla carica di coordinatore regionale e dalla protezione di Licia Ronzulli, tra le più ascoltate “consigliere” del cavaliere in questa fase. Secondo alcune voci, Mangialavori vorrebbe trasferirsi nel listino proporzionale della Camera. Tale ipotesi sembra cozzare con le aspirazioni di Francesco Cannizzaro, ras azzurro a Reggio Calabria, il quale considera la posizione di capolista alla camera il giusto riconoscimento dei dati e del lavoro da lui conseguiti alle ultime regionali. Il braccio di ferro, dunque, è in atto.

La partita alla fine potrebbe chiudersi con la riconferma di Mangialavori al senato e la candidatura al collegio uninominale, stesso schema per Cannizzaro alla Camera. Ciò aprirebbe prospettive per coloro che si candiderebbero al secondo posto della lista plurinominale alla Camera e al Senato.

E, tuttavia, la discussione si consuma tra diffidenze e rapporti incrociati con i gli ufficiali di collegamento romani.

Le bombe ad orologeria per Forza Italia non sono finite. Le più pesanti sono innescate a Cosenza e rispondono ai nomi di Andrea Gentile, deputato uscente e figlio di Tonino. Poi c’è il potente e fortissimo assessore regionale all’agricoltura Gianluca Gallo e, infine, il problema dei problemi, Mario Occhiuto, ex sindaco del comune Bruzio e fratello del governatore regionale. Aspirazioni di peso, e tuttavia non compensate da spazi adeguati. Anche perché ci sono altre aspettative, e anche altre personalità da sistemare, come quella della senatrice Fulvia Michela Caligiuri. Complicatissima la situazione nella Lega calabrese. È ipotizzabile che Domenico Furgiuele, deputato uscente, possa essere confermato capolista alla camera, considerato anche il fatto che qualche giorno fa è stato nominato da Matteo Salvini coordinatore della campagna elettorale. Capolista al senato invece, secondo alcuni fonti interne, potrebbe essere il commissario regionale Giacomo Saccomanno. Problemi anche a Cosenza, dove le velleità di Simona Loizzo, sono note.

Difficile invece, che possano concretizzarsi le aspirazioni di una candidatura al Senato o alla Camera di Nino Spirlì, ex presidente ff della Regione. Spinge per una candidatura anche l’avvocato Cataldo Calabretta, attuale commissario Sorical. I collegi uninominali potrebbero in qualche modo compensare gli appetiti che sono impossibili da soddisfare nel proporzionale. E, tuttavia, la battaglia nel maggioritario non solo non è facile, ma i sette collegi, 5 alla camera, più i due del senato, sono ripartiti nella coalizione secondo uno schema nazionale stabilito dai leader. I seggi della Calabria, tra l’altro, nonostante i sondaggi siano favorevoli al centrodestra, sono considerati contendibili anche dalla simulazione dell’istituto Cattaneo.

Difficoltà e tensioni nel Pd

Se Atene piange, Sparta non ride. La metafora calza a pennello per descrivere il rompicapo delle candidature nel Pd, sul quale sono impegnati Nicola Irto, Enrico Letta, ma soprattutto l’uomo delle liste del Nazareno, Marco Meloni, coordinatore della segreteria, uomo di fiducia di Letta, e che ha l’arduo compito di compilare le liste al tempo del taglio dei parlamentari. In Calabria per impegni precedentemente assunti dal segretario democrat, sembra assodato che, i due nomi che sembrerebbero blindati siano quelli di Nicola Irto, segretario regionale e Carlo Guccione responsabile nazionale della Sanità. 

Il primo dovrebbe guidare la lista al Senato, il secondo dovrebbe essere collocato in posizione eleggibile alla Camera. Anche perché secondo una regola nazionale, il 50% dei capi lista nel Pd, deve rispettare l’alternanza di genere. L’altro grande problema è rappresentato dagli uscenti, Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi. La prima, tra l’altro, è stata indicata all’unanimità dalla federazione del Pd di Cosenza. Antonio Viscomi, invece, è espressione della provincia di Catanzaro. In quest’ultima provincia, si registrano tensioni anche per le velleità di Giusi Iemma, presidente dell’assemblea regionale del Pd, nominata recentemente vicesindaco della città di Catanzaro, la quale però, non nasconde la sua aspirazione a concorrere anche per un seggio al Senato o alla Camera.

Un’aspirazione, tra l’altro, sostenuta dall’ex commissario regionale del Pd calabrese Graziano, il quale, recentemente, è stato nominato viceresponsabile nazionale degli Enti Locali. I dissensi e le tensioni sul punto sono molto forti. Anche nel caso del Pd, comunque, sarà difficile riequilibrare le diverse aspirazioni interne, attraverso le candidature nei collegi uninominali, anche perché, l’accordo con Carlo Calenda presuppone che un paio di collegi uninominali saranno assegnati ad Azione e +Europa. In pole position per una candidatura con gli azionisti, Fabio Scionti, ex sindaco di Taurianova. A ciò, si aggiunga che tra i quattro nomi che Roberto Speranza, leader di LeU ha indicato a Enrico Letta da blindare, c’è quello di Nico Stumpo, deputato uscente, eletto in Calabria, e nessuno può escludere che, questa blindatura, potrebbe trovare posto nel listino calabrese e anche in un collegio uninominale. Il risiko democrat, dunque, è in pieno svolgimento.

L’olocausto del M5S

Nel M5S sarà consumata la strage più ampia. L’unico che ha possibilità di aspirare ad una rielezione è Massimo Misiti, attuale portavoce regionale del movimento, il quale, potrebbe essere candidato in prima posizione nel listino plurinominale. La seconda posizione, sempre che i sondaggi vengano confermati, è difficile che possa essere considerata utile, al massimo contendibile con il gioco dei resti. Per quella posizione sono già diverse le grilline che vi aspirano: Anna Laura Orrico, Elisabetta Maria Barbuto, Elisa Scutellà. Per un movimento che il 2018 aveva portato a casa 18 parlamentari, è più che una strage, è un olocausto. I grillini, dunque, tra doppie legislature, scissioni e con la perdita dei due terzi del consenso elettorale, è probabile che, alle nostre latitudini, a meno di improbabili colpi di scena, chiuderanno definitivamente la loro esperienza politica e parlamentare. 

Giornalista
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