Elezioni Regionali in Calabria: l’opzione Vibo spaventa e divide il centrodestra

In settimana nella Capitale incontri decisivi per la scelta del candidato alla presidenza della Regione. Mangialavori punta sulla Limardo ma da Roma a Cosenza, passando per Catanzaro, temono un nuovo tsunami giudiziario sul Vibonese

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di Giuseppe Baglivo
13 dicembre 2020
09:18
Maria Limardo, sindaco di Vibo
Maria Limardo, sindaco di Vibo

Si apre da lunedì una settimana decisiva sul fronte della candidatura alla guida della Regione Calabria nel centrodestra e anche per definire le “caselle” dei candidati al Consiglio regionale. I tempi stringono e i “giochi” devono essere chiusi rapidamente con un candidato alla presidenza autorevole ma soprattutto non divisivo, capace di aggregare le varie anime del centrodestra anche in funzione territoriale. Uno scenario che vede momentaneamente Vibo Valentia portata all’esame dei tavoli romani per via della “sponsorizzazione” da parte del senatore vibonese di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori, dell’attuale sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo da lui scelta lo scorso anno per guidare la città dopo il “defenestramento” del precedente primo cittadino Elio Costa sempre ad opera della coalizione politica di Mangialavori e compagni che pure l’avevano sostenuto convintamente nel 2015.

 


Giuseppe Mangialavori, nel portare ai tavoli romani il nome di Maria Limardo quale successore della scomparsa Jole Santelli, si fa forte del legame personale che vanta con la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli, molto vicina a Silvio Berlusconi. Ma può bastare questo per imporre il nome di Maria Limardo agli alleati della coalizione di centrodestra ed anche per mettere d’accordo le varie anime di Forza Italia? L’operazione è più che complicata e, nonostante gli sforzi del senatore Giuseppe Mangialavori, non ha molte chance di successo. In questo caso potrebbero infatti pesare come non mai alcune vicende giudiziarie, oltre alle già note rivendicazioni territoriali del candidato alla presidenza da parte dei cosentini (perché cosentina era Jole Santelli) o, in alternativa, dei catanzaresi che di certo non stanno a guardare in tale partita “a scacchi”. Le ultime vicende politiche che interessano il Comune di Vibo Valentia, del resto, proiettate su scala nazionale non depongono di certo a favore di una candidatura di Maria Limardo. Proviamo ad analizzarne i motivi.

Fuga dalle responsabilità?

Abbiamo già portato alla luce attraverso altri articoli che a Vibo Valentia e provincia è in atto quella che abbiamo definito come una vera e propria “fuga dalle responsabilità” ovvero l’abbandono delle scomode poltrone di primo cittadino da parte di amministratori eletti poco più di un anno fa alla guida di diversi enti locali. Fra questi, appunto, il sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo, eletta nelle amministrative del maggio 2019 e che ha ereditato un Comune amministrato ininterrottamente dal centrodestra (amministrazione del sindaco Nicola D’Agostino prima e di Elio Costa poi) e che si ritrova con un dissesto finanziario di  oltre 20 milioni di euro ma che per la Corte dei Conti – in attesa dei chiarimenti richiesti al Comune che tardano ad arrivare – potrebbe arrivare a quasi 60 milioni di euro. In una situazione del genere, la “mossa”del senatore Mangialavori di proporre Maria Limardo a candidata alla presidenza della Regione potrebbe essere chiaramente vista dagli elettori come una chiara “fuga dalle responsabilità” nell’amministrazione di un Comune divenuto difficile da gestire. Ma questo è il meno.

Rinascita-Scott e le altre inchieste che allontanano da Vibo

A porre però dei veti alla candidatura di Maria Limardo alla guida della Regione, dalle informazioni in nostro possesso, sarebbero però soprattutto le altre forze della coalizione di centrodestra che – specie dopo l’arresto di Domenico Tallini e in passato di altri esponenti di Forza Italia – mirano a non ricadere nei medesimi errori. E qui, quando ai tavoli romani in questi giorni sono state portate candidature provenienti da Vibo Valentia, c’è chi ha “mugugnato” ed è pronto a ricordare due inchieste antimafia coordinate dal procuratore della Dda di Catanzaro: Rinascita-Scott e Imponimento.

 

La prima lambisce anche l’attuale Consiglio comunale di Vibo Valentia ed alcuni consiglieri di maggioranza per via di legami e rapporti con imputati della storica operazione antimafia. Nell’ottobre scorso, inoltre, la Guardia di finanza ha acquisito proprio al Comune di Vibo Valentia – e su delega della Dda di Catanzaro – una mole enorme di documenti nell’ambito di un’inchiesta che scuote “palazzo Luigi Razza” perché vengono formulate le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata dal metodo e dalle finalità mafiose. Un procedimento penale aperto lo scorso anno con notizie di reato a carico di persone note (modello 21 del registro generale della Procura), i cui nominativi – naturalmente – in tale fase sono ancora coperti dal segreto investigativo.

La seconda inchiesta (Imponimento) vede invece tre indagati arrestati (Franscantonio Tedesco, Giovanni Anello e Daniele Prestanicola), anche con l’accusa – formulata dalla Dda di Catanzaro – di aver contribuito a formare la strategia del sodalizio in ambito politico, come quando promuovevano il sostegno della cosca alle elezioni politiche nazionali del 2018 per il dott. Mangialavori Giuseppe, poi eletto al Senato della Repubblica”. La cosca di cui si parla è quella guidata dai fratelli Rocco e Tommaso Anello di Filadelfia, ritenuta fra le più influenti del Vibonese e non solo. La figlia di Tommaso Anello (pluripregiudicato e già condannato per associazione mafiosa), secondo quanto emerge dall’inchiesta, dal 2018 – scrivono i magistrati guidati dal procuratore Gratteri – è stata dipendente della Salus Mangialavori Srl (laboratorio di analisi cliniche) con sede in via Don Bosco a Vibo Valentia”.

Da ricordare, inoltre, che l’ex consigliere comunale di Vibo Francescantonio Tedesco (tuttora in carcere) era ritenuto sino all’arresto politicamente molto vicino a Giuseppe Mangialavori.

I veti degli alleati a un candidato vibonese

In tale scenario è chiaro che in molti, anche all’interno della stessa Forza Italia, non intendono cedere la guida della Regione Calabria a candidati vibonesi in qualche modo sostenuti politicamente – sino ad un recentissimo passato – da persone finite nei guai o comunque lambiti da inchieste antimafia perché rischierebbero di proiettare su scala regionale problemi (seri) allo stato circoscritti in ambito provinciale. Troppo alto il rischio, inoltre, che le due inchieste antimafia Rinascita-Scott ed Imponimento siano solo il preludio di altre inchieste antimafia che potrebbero travolgere Vibo e centri importanti che vanno da Limbadi a Tropea (dove pure è in corso una fuga verso la Regione), passando per Nicotera piuttosto che altre zone del Vibonese dalla costa alla montagna. Non è un mistero, del resto, che in più occasioni pubbliche il procuratore Nicola Gratteri ha ripetuto – senza giri di parole – che sul Vibonese le attività investigative non sono affatto concluse ed i suoi sostituti procuratori e tutte le forze di polizia stanno lavorando sodo ed in maniera più che mai spedita per portare alla luce un sistema criminale quanto mai ramificato e che a Vibo ha fatto il bello ed il cattivo tempo. Non è un caso, fra l’altro, che di recente è stato applicato un quarto pubblico ministero della Dda per seguire le inchieste antimafia del Vibonese.

Le altre opzioni politiche per la guida della Regione

Sui tavoli romani, inoltre, cosentini, reggini e catanzaresi non dimenticano inoltre che il territorio vibonese non è mai stato compatto nel voto alle regionali, strafregandosene altamente (a differenza dei cosentini e dei catanzaresi) della provenienza territoriale del candidato alla presidenza, tanto che per ben due volte – ad esempio – i vibonesi hanno bocciato anche il loro concittadino Pippo Callipo alla guida della Regione (stretto congiunto, fra l’altro, proprio del senatore Mangialavori che ha goduto del pubblico sostegno dell’imprenditore nelle politiche del 2018) sia nel 2010 che nel gennaio scorso quando è stato sconfitto da Jole Santelli.

Tornano così molto più realisticamente in campo altri nomi della politica calabrese quali candidati alla guida della Regione Calabria come il cosentino Roberto Occhiuto, vicepresidente di Forza Italia alla Camera (che godrebbe dell’appoggio di Antonio Tajani), la catanzarese Wanda Ferro per Fratelli d’Italia che potrebbe approfittare dei dissidi fra Forza Italia e la Lega e mettere tutti d’accordo.

 

Allo stato, però, la scelta del candidato alla presidenza della giunta regionale spetta a Forza Italia e c’è chi non manca di tirare in ballo – come già nel 2019 – il nome di Bernardo Misaggi, l’ormai celebre medico della mamma di Silvio Berlusconi che spunta fuori dal cilindro ogni volta che c’è da scegliere il candidato governatore del centrodestra calabrese. Di certo la settimana che si apre da lunedì potrebbe riservare diversi “colpi di scena” su tutti i fronti: politico e, non si sa mai, anche giudiziario.  Chi vivrà – da Vibo Valentia a Roma passando per Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza – vedrà.

Giornalista
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