Regionali, caos sulla data: il Pd spinge per il 2020 e Oliverio boicotta

Il Partito democratico vorrebbe votare il 26 gennaio e il governatore spedisce in Conferenza dei capigruppo il suo vice Francesco Russo per evitare la discussione. Intanto il 27 settembre scade il termine per la presentazione delle candidature alle primarie istituzionali

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di Riccardo Tripepi
25 settembre 2019
16:41

Mario Oliverio beffa tutti e non si presenta alla Conferenza dei capigruppo dove manda il suo vice, l’assessore Francesco Russo.

L’organismo è stato convocato dal presidente Nicola Irto per fissare la prossima seduta del Consiglio regionale, che dovrebbe essere fissata per lunedì 30 settembre, e per discutere di due nodi di fondamentale importanza: la data delle elezioni e la messa in liquidazione del Corap.

Il governatore, cui spetta la decisione sulla data delle elezioni regionali che dovrà assumere di concerto con il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, ha evitato la riunione per evitare ogni confronto.

Tanto da indurre il neo capogruppo del Pd Mimmetto Battaglia a prendere posizione ancora prima che i lavori dell’organismo di palazzo Campanella prendessero il via. Battaglia, attraverso un’articolata nota stampa, ha chiesto il rinvio della data delle elezioni al 26 gennaio 2020. Intanto per uniformarsi alle decisioni assunte in Emilia Romagna che proprio negli ultimi giorni ha sciolto la riserva, e poi per una questione che anche in Emilia Romagna ha avuto la prevalenza e che riguarda l’approvazione del bilancio.

 

«Se una regione ricca, economicamente e di esperienza politico-istituzionale come l’Emilia-Romagna, ha scelto questa strada, a maggior ragione – sostiene Battaglia – una regione come la Calabria deve necessariamente concludere questa legislatura approvando la sua Legge di Stabilità per il 2020. Considero un dovere da parte di tutti assicurare una chiusura ordinata della legislatura, e con senso di responsabilità consentire al Consiglio regionale di discutere e approvare la manovra economica assicurando così alla nostra regione la continuità amministrativa, evitando i tempi di stasi che rifletterebbero negativamente le loro conseguenze sulla già debole struttura produttiva calabrese. Concludere la decima legislatura senza garantire l’approvazione del Bilancio 2020 e di numerosi progetti di legge in dirittura di arrivo e tanto attesi dalle categorie sociali e produttive, per l’Assemblea regionale significherebbe tradire il mandato per il quale siamo stati eletti da tutti i cittadini calabresi».

Bruttissima aria per il governatore Oliverio, che vorrebbe le urne aperte entro il 15 dicembre per approfittare del poco tempo a disposizione e provare a fare incetta di voti da indipendente. Proprio il governatore, del resto, in pieno Consiglio regionale aveva garantito che la Calabria avrebbe assunto decisioni in parallelo all’Emilia.

Dead line per le primarie al 27 settembre

La fuga del governatore serve poi a un altro scopo: guadagnare ancora qualche giornata per studiare l’orizzonte, facendo scudo di una nuova giustificazione formale. Lo scorso 12 settembre è stato pubblicato nel Burc il decreto di indizione delle elezioni primarie per legge fissate per il 20 ottobre. Secondo la legge che le disciplina, le eventuali candidature per le primarie scadono entro 15 giorni dalla pubblicazione del decreto. Fino al prossimo 27 settembre, quindi, sarebbe possibile presentare candidature che renderebbero necessario lo svolgimento delle primarie.

Al momento nessuno si è presentato e solo Franco Corbelli ha annunciato l’intenzione di farlo. Fino alla scadenza del termine, però, inutile parlare di data delle elezioni secondo Oliverio. Una melina che tiene nell’incertezza i calabresi e che pare completamente slegata dalle esigenze della Regione.

La guerra dei Mario

I gruppi di minoranza vorrebbero invece il voto il prima possibile. Soprattutto dentro Fi si spinge per le elezioni entro la metà di dicembre. Anche qui un modo per favorire Mario Occhiuto che continua a sperarci nonostante la sonora bocciatura di Matteo Salvini. Con poco tempo a disposizione Occhiuto avrebbe più chance sia da autonomo che alla guida del centrodestra.

Ma la guerra dei Mario anche in questo caso appare perdente. In Umbria si è visto che non appena la data è stata fissata, nomi e liste si sono trovati in poche ore.

 

Giornalista
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