Fase 2 e riaperture, accordo nella notte tra governo e Regioni

Nuovo vertice con l'esecutivo dopo le proteste dei presidenti. Alla fine arriva l'intesa. Boccia: «Il Paese riparte in sicurezza». Bonaccini: «Collaborazione istituzionale a vantaggio dei cittadini»

di Pietro Bellantoni
17 maggio 2020
11:10
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Il premier Conte e il ministro Boccia
Il premier Conte e il ministro Boccia

Le linee guida delle Regioni sono infine state allegate al nuovo decreto del governo. Ma è stata una lunga notte di passione nel corso della quale è andato in scena un nuovo scontro politico tra i governatori e l'esecutivo, poi risolto con un accordo che sembra andare bene a tutti.

Adesso i presidenti di Regione, tra cui quello calabrese, Jole Santelli, dovranno emanare le rispettive ordinanze che entreranno in vigore a partire da mezzanotte.

Esplode il caso

Il caso era esploso nella tarda serata di ieri, con le Regioni unanimi nel bocciare il Dpcm sulle riaperture a causa di un testo non aderente agli accordi presi il giorno prima.

«Non ci sono le condizioni per riaprire», spiegava un governatore. «Stando così le cose – aggiungeva un altro – l'intesa non regge». La minaccia era chiara: se il testo resta uguale, non firmiamo.

«Il dpcm – aggiungeva un altro presidente – è molto deludente, non recepisce accordo politico raggiunto ieri. Così rischia di saltare tutto, la posizione delle Regioni è unanime».

La nuova riunione

All'1 di notte inizia così la nuova videconferenza con il premier Giuseppe Conte e il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia per cercare una soluzione condivisa. La svolta arriva alle 3.20 del mattino, con un accordo che prevede l'inserimento delle linee guida nel Dpcm.

 

«Nel corso della riunione di questa notte – ha spiegato Boccia al termine del vertice – abbiamo svolto un lavoro intenso e molto utile per far ripartire il Paese in sicurezza. L'accordo, che riprende le linee guida delle Regioni per le ordinanze, sancisce ancora una volta la leale collaborazione tra Regioni e governo. Ringrazio i presidenti per aver sempre ricercato una soluzione nell'interesse del Paese. Ci stiamo muovendo su un terreno nuovo e, spesso, serve da parte di tutti un'assunzione ulteriore di responsabilità».

«Ripartire in sicurezza»

Anche il presidente della Conferenza delle Regioni, l'emiliano Stefano Bonaccini, a La Stampa, sottolinea l'importanza del risultato raggiunto: «Le Regioni hanno presentato linee guida condivise al governo, che aveva chiesto un testo con regole comuni. Abbiamo dato indicazioni che permettono alle attività economiche di poter ripartire in sicurezza, avendo certezza delle regole e tutelando la salute di lavoratori e cittadini. Tutto questo per me ha un significato chiaro: collaborazione istituzionale, fra territori e con lo Stato, a vantaggio dei cittadini».

Il primo a comunicare l'esito positivo della trattativa era stato il governatore della Liguria, Giovanni Toti: «Ore 3 e 20 del mattino. Finito ora il confronto tra Regioni e governo sul decreto che dovrà riaprire l'Italia a partire da lunedì. Nell'accordo le linee guida delle Regioni saranno recepite nel Decreto, in modo da dare sicurezza a tutti gli operatori economici con regole certe e applicabili. Al Paese serve semplicità e chiarezza. Domani vedremo la stesura finale del Decreto. Buonanotte amici».

«Dobbiamo convivere col virus»

«Inizia questa “nuova normalità” in cui dovremo convivere col virus. Ora ci sarà maggiore autonomia e più responsabilità per le Regioni: più i contagi vanno giù più possono aprire, più vanno su e più dovranno chiudere. Sarà tutto trasparente e anche le responsabilità saranno chiare», ha spiegato ancora Boccia in un'intervista al Fatto quotidiano.

 

Il ministro ha inoltre ricordato che ci sarà un controllo quotidiano e che il governo potrà intervenire se non lo faranno in tempi brevi i governatori. Sulle linee guida sulla riapertura di bar, ristoranti e spiagge «abbiamo lavorato confrontandoci e mediando con le Regioni e rivendico il metodo».

Quanto al decreto Rilancio, anche in questo caso il giudizio non può che essere positivo: «Erano due manovre messe insieme. Ammetto che avremmo potuto farlo prima, ma è un pacchetto talmente difficile da integrare che ha richiesto tempo. Noi non abbiamo le possibilità di far il debito della Germania. Questo sia chiaro. Ora dobbiamo consentire alle imprese di recuperare il tempo perduto, ma da parte nostra serve una visione del futuro del Paese. Lancio una sfida alle Regioni: dovremmo continuare il lavoro congiunto e aprire un tavolo sulla semplificazione delle procedure autorizzative tra Stato e Regioni; azzeriamole, è inammissibile che le imprese perdano tempo nel nostro ping pong. Questa epidemia ci ha insegnato che se il burocrate non si trasforma in semplificatore arriva troppo tardi: quattro mesi fa la burocrazia ministeriale non ci avrebbe mai concesso di mandare in corsia ottomila medici pensionati».

 

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