Cento milioni di euro per i borghi calabresi ma 269 Comuni rischiano di restare a bocca asciutta

La Regione pubblica la graduatoria provvisoria ma dagli uffici del Dipartimento di urbanistica trapela la volontà di finanziare soltanto 90 enti sui 359 ammessi e presenti nell'elenco

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di Enrico De Girolamo
17 gennaio 2020
17:16

Passata la festa, gabbatu lu santu. Il vecchio adagio potrebbe adattarsi perfettamente all’epilogo della vicenda legata alla distribuzione di 100 milioni di euro tondi tondi destinati alla valorizzazione dei borghi della Calabria. La Regione ha comunicato la graduatoria provvisoria, nella quale sono indicati 359 Comuni, quasi tutti quelli che nel 2018 parteciparono al bando, ma la lista dei beneficiari potrebbe ridursi enormemente, scendendo a 90 Comuni.

 

Un’ipotesi che sta sollevando tra i sindaci calabresi reazioni diametralmente opposte, tra lo sconforto di chi si vedrebbe tagliato fuori e la soddisfazione di chi, invece, potrebbe contare su un plafond molto più sostanzioso rispetto a quanto gli era stato prospettato.


La vicenda è complessa, resa ingarbugliata anche da un bando con paletti poco chiari. Le risorse per la riqualificazione dei borghi calabresi, attinti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione 2000/2006, rappresentano una torta ricca e appetitosa che, tre mesi fa, la giunta regionale guidata da Mario Oliverio aveva deciso a sorpresa di dividere tra quasi tutti i Comuni calabresi (359 amministrazioni ammesse al finanziamento su 396 partecipanti al bando).
La decisione - rivelata allora da lacnews24.it - provocò forti malumori tra i Comuni che consideravano ingiusta questa spartizione a pioggia, ritenendo di avere diritto a importi decisamente maggiori. Perché se dividi un sacco di soldi in piccoli mucchietti diventano inevitabilmente “pochi”.

 

Un contentino che, invece, rese felici i Comuni con meno premialità, che sarebbero rimasti a bocca asciutta, mentre fece arrabbiare gli Enti che potevano vantare nel proprio territorio caratteristiche di grande pregio e, secondo le indicazioni del bando, potevano arrivare a percepire fine a un massimo di 1,5 milioni di euro.
Tanto che alcuni sindaci parlarono espressamente di “mancia elettorale” decisa dal governatore, la cui candidatura, a quel tempo, era ancora in piedi. Anzi, di più: svettava sulla politica regionale e annichiliva le ambizioni del Pd che lo implorava di farsi da parte, cosa poi avvenuta soltanto alla fine di dicembre.

 

Il sapore elettoralistico dell’operazione era accresciuto dal fatto che in quei giorni di novembre tutti i 359 sindaci destinatari dei fondi furono convocati, uno ad uno, al Dipartimento regionale urbanistica e beni culturali, dove gli venne chiesto di accettare una sorta di accordo transattivo.


In altre parole, gli veniva proposta una somma spesso enormemente inferiore rispetto a quanto alcuni Comuni speravano di ottenere in base ai criteri del bando, che sulla carta premiava maggiormente chi sul proprio territorio poteva vantare aree archeologiche, parchi naturalistici, tradizioni storiche e culturali di particolare rilevanza regionale.

 

Ai sindaci - che temevano di perdere i fondi - non restò dunque che tentare di strappare una cifra maggiore, iniziando con i dirigenti e funzionari regionali quella che a tutti gli effetti era una trattativa sul “prezzo”, come al mercato. Raggiunto l’accordo, furono firmate le relative “convenzioni”, con l'impegno scritto di non impugnarle, anche se molti primi cittadini continuano a considerare quel documento carta straccia


Ora, quegli stessi sindaci delusi, sono stati tranquillizzati in via informale da alcuni dirigenti regionali, i quali hanno assicurato che nella graduatoria definitiva rientreranno soltanto i primi 90 Comuni dell’elenco provvisorio reso noto oggi. In effetti, sommando gli importi richiesti dai primi 90 enti ammessi al finanziamento, in ordine di punteggio conseguito, si esauriscono i 100 milioni di euro a disposizione.


Se le notizie ufficiose che trapelano in queste ore venissero confermate, ben 269 Comuni non prenderebbero neppure un euro e a quel punto sarebbero loro ad impugnare i provvedimenti regionali. In caso contrario, invece, la Regione sarebbe sommersa dai ricorsi di quelle Amministrazioni che, bando alla mano, dovrebbero ricevere molto di più dell’importo minimo previsto di 300mila euro.
Insomma, comunque vada sarà un disastro. E a sbrogliare la matassa dovrà essere la prossima giunta.


degirolamo@lactv.it

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