Giustizia

Ecco la riforma Cartabia che divide magistrati e politica: tutte le novità

Il provvedimento ritocca la fase delle indagini e dell’udienza preliminare, la prescrizione dei processi e quindi i ricorsi in Appello e in Cassazione. Novità anche per il Csm

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di Redazione
24 luglio 2021
07:37

La Riforma della giustizia targata Marta Cartabia approderà alla Camera il prossimo 30 luglio per l’avvio della discussione parlamentare che si annuncia comunque relativamente veloce. Il Governo vorrebbe chiudere la pratica entro il mese di agosto e ha già annunciato che metterà la fiducia al Testo licenziato in Consiglio dei Ministri.

Il capo del Governo, Mario Draghi, è tornato sull’argomento proprio nella conferenza stampa di ieri che era incentrata sulle nuove regole per tenere a bada la recrudescenza del Covid e quindi sul Green pass, annunciando che il testo approvato agli inizi di luglio è da considerarsi il punto di partenza dal quale ripartire lasciando la porta aperta ad eventuali miglioramenti ma solo di carattere tecnico. In altre parole la fiducia sarà posta sul testo in essere, ma c’è “tutta la buona volontà ad accogliere emendamenti che siano di carattere tecnico e non stravolgano l’impianto della riforma e siano condivisi”.


I punti salienti

L’obiettivo del Governo, con la Riforma della Giustizia, è quello di ridurre le tempistiche della giustizia del Bel Paese almeno del 25%. I nodi da sciogliere rimangono legati al processo civile e penale, insieme alla riorganizzazione degli uffici giudiziari invocata da più parti. In particolare la Riforma ritocca la fase delle indagini e dell’udienza preliminare, la prescrizione dei processi e quindi i ricorsi in Appello e in Cassazione, la riforma delle pene sostitutive e la digitalizzazione dei processi. Nel quadro generale, come annunciato al Question time alla Camera dalla Guardasigilli Cartabia, sono previsti investimenti per il potenziamento delle risorse umane con l’indizione di concorsi e la previsione di più di sedicimila ingressi nell’universo giustizia.

Indagini e rinvio a giudizio

La Riforma rimodula i termini della durata massima delle indagini rispetto alla fattispecie di reato e quindi alla sua gravità. Alla scadenza di questo termine salve le esigenze specifiche di tutela del cd. segreto investigativo, opererà, a garanzia dell’indagato e della vittima, un congegno di “discovery” degli atti.

Il rinvio a giudizio a seguito delle indagini, non si baserà più soltanto sugli elementi che sostengono l’accusa, ma dovrà tenere presente anche una “ragionevole previsione di condanna”.

Prescrizione e appello

In questo delicato ambito, c’è da dire che rimane invariata la disciplina già in vigore che prevede il blocco della prescrizione a seguito della sentenza di primo grado. Allo stesso tempo però si indica un tempo preciso per i processi d’Appello (2 anni) e dinanzi alla Corte di Cassazione (1 anno). Trascorsi questi tempi, interverrà l’improcedibilità. Tuttavia è prevista una proroga - di un anno in appello e di 6 mesi in Cassazione – per processi complessi relativi a reati gravi (ad esempio associazione a delinquere semplice, di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, violenza sessuale, corruzione, concussione).

Rimangono esclusi da queste “novità” i reati imprescrittibili puniti con l’ergastolo.
Sono inoltre previste limitate ipotesi di inappellabilità delle sentenze di primo grado, per esempio in caso di proscioglimento per reati puniti con pena pecuniaria e di condanna al lavoro di pubblica utilità.

Riforma pene sostitutive

La delega al Governo riguarda la rivisitazione della legge 689/1981 (cd. Legge di depenalizzazione) prevedendo l’applicazione, a titolo di pene sostitutive, del lavoro di pubblica utilità e di alcune misure alternative alla detenzione, attualmente di competenza del Tribunale di sorveglianza. Le nuove pene sostitutive - detenzione domiciliare, semilibertà, lavoro di pubblica utilità e pena pecuniaria – potranno essere irrogate dal giudice della cognizione, entro il limite di quattro anni di pena inflitta.
Si potrà ricorrere ai programmi di giustizia riparativa in ogni fase del procedimento giudiziario, su base volontaria e con il consenso informato di vittima e dell’autore del reato.

Il governo è delegato anche a estendere l’ambito di applicazione della causa di non punibilità (art. 131 bis Cp) ai reati con pena non superiore ai due anni. Delega al governo anche per valorizzare l'istituto della messa alla sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato, che potrà essere proposta anche dal pubblico ministero. La “messa alla prova” - ampliata ai reati puniti con pena detentiva non superiore a 6 anni - si declinerà con prestazioni di lavoro di pubblica utilità o la partecipazione a percorsi di giustizia riparativa.

Digitalizzazione

Questa è una delle voci fondamentali, insieme al processo telematico, in direzione di un deciso snellimento burocratico delle procedure prevedendo che il deposito degli atti e le notificazioni possano essere effettuate per via telematica. Alcuni emendamenti prevedono l’introduzione di un Piano triennale per la transizione digitale dell’amministrazione della giustizia e un Comitato tecnico-scientifico per la digitalizzazione del processo.

Il Governo è anche delegato a prevedere la possibilità della registrazione audiovisiva per documentare un interrogatorio o per una testimonianza. In questo senso vanno individuati anche i casi in cui, con il consenso delle parti, la partecipazione al processo possa avvenire a distanza o da remoto.

Consiglio superiore della magistratura

Dopo il caso Palamara, il Governo è delegato anche per mettere mano al Consiglio superiore della magistratura. Su questo punto ha lavorato la Commissione di studio istituita a marzo scorso dal ministro della Giustizia, Marta Cartabia, e presieduta dal professor Massimo Luciani.

Tra gli obiettivi principali c’è sicuramente quello di contrastare il “correntismo” che ha caratterizzato la vita del Csm. In tal senso si pensa ad un nuovo sistema elettorale per i rappresentanti togati e nuovi criteri per le nomine ai vertici di uffici giudiziari e quindi degli incarichi direttivi (ad esempio procuratore della Repubblica, presidente di tribunale, presidente di corte d’appello ecc.) e semidirettivi (procuratore aggiunto, presidente di sezione di tribunale ecc.).

Sono state infine date indicazioni circa una più rigorosa disciplina per l’accesso dei togati alle cariche politiche, anche perché, ha scritto la Commissione nella relazione finale «qualsiasi incarico di natura politica sia suscettibile di appannare l’immagine di indipendenza e imparzialità della magistratura». In tal senso la proposta prevede che in caso di candidature ad elezioni il magistrato debba chiedere l’aspettativa almeno 4 mesi prima e presentarsi in un «luogo territorialmente diverso e lontano» da quello in cui ha svolto il precedente incarico. E al termine del mandato il magistrato può essere ricollocato in ruolo con determinati limiti territoriali e di funzione.

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