Ore decisive

Governo, le reazioni della politica al “prendere o lasciare” di Draghi in Senato

Se per Di Maio è stato un «discorso ineccepibile», per Giorgia Meloni è stato «delegittimato il parlamento». Mentre Renzi cita Vasco dicendo che la crisi «un senso non ce l'ha»

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di Redazione
20 luglio 2022
12:43
Foto Ansa
Foto Ansa

I toni perentori di Mario Draghi, che al Senato ha fatto un discorso che è suonato come un “prendere o lasciare”, ha fatto alzare il livello di tensione politica. Lo dimostra la decisione di annullare tutti gli interventi in programma e lasciare la parola solo ai capigruppo, al fine di inquadrare la discussione sulla fiducia nella cornice che forniranno i singoli partiti.

Le parole di Draghi hanno quindi innescato una serie di reazioni da parte dei leader di partito, che osservano e valutano quanto sta accadendo al Senato, dove in pratica si decide se il premier possa andare avanti o meno.


Meloni: «Parlamento delegittimato»

«Draghi arriva in Parlamento e di fatto pretende pieni poteri, sostenendo che glielo hanno chiesto gli italiani». Lo scrive Giorgia Meloni sui social dopo le comunicazioni del premier in Senato sulla crisi di governo. «Ma in una democrazia la volontà popolare si esprime solo con il voto, non sulle piattaforme grilline o con gli appelli del Pd. Sono le autocrazie che rivendicano di rappresentare il popolo senza bisogno di far votare i cittadini, non le democrazie occidentali - prosegue - Fratelli d’Italia non intende assecondare questa pericolosa deriva. Decidano gli italiani del proprio futuro, non questo Parlamento delegittimato e impaurito. Elezioni subito».

Di Maio: «Discorso ineccepibile di Draghi»

«Il discorso del presidente Draghi è stato ineccepibile, concreto, lungimirante. Adesso non ci sono più scuse: chi non vota la fiducia al governo volta le spalle agli italiani. Adesso non servono giochini, ma occorre agire con grande senso delle istituzioni». Così il ministro Luigi Di Maio.

Renzi: «Bisogna vedere cosa faranno Salvini e Conte. Per me è 1 x 2»

«Per citare Vasco, questa crisi un senso non ce l'ha». Lo ha detto Matteo Renzi in Senato. «Sono ammirato da Draghi, ha fatto il discorso giusto, ha detto quello che serve, non una fiducia di facciata. Ora ciascuno si assuma la responsabilità. Basta a questo assurdo giochino e alla fiction. Ora la palla è nelle mani dei partiti», ha aggiunto io leader di Iv.

«Draghi ha fatto il discorso che doveva fare, ha detto non voglio una fiducia di facciata, penso che sia un atteggiamento di serietà e della maggioranza che lo sostiene: non avrei apprezzato un Draghi che si mette a fare il suk in Parlamento. Adesso vedremo cosa faranno Conte e Salvini, non abbiamo a che fare con persone lineari e razionali, spesso fanno cose senza senso specialmente in questo periodo, ricordiamo il Papeete. Io voterò congiuntamente la fiducia a Draghi ma bisogna vedere cosa faranno Salvini e Conte. Per me è 1 x 2». Così Matteo Renzi al Tg1.

Bongiorno (Lega): «Decidereme insieme a tutto il centrodestra»

«Adesso ci sarà una riunione con il centrodestra di governo e decideremo insieme», ha detto Giulia Bongiorno al termine della riunione della Lega.

Lupi (Noi con l'Italia): «Draghi ha fatto Draghi, centrodestra compatto»

«Adesso ci ritroviamo. Credo che sia serio per una coalizione che vuole candidarsi per governare l'Italia farlo». Quello di ieri con il premier «è stato un incontro lealissimo. Draghi, secondo me, ha fatto Draghi e non poteva fare altro che questo. Meloni è sempre all'opposizione, è il centrodestra di maggioranza che si deve ritrovare. La coalizione di centrodestra è compatta. Giorgia Meloni ha ragione: il giorno del giudizio è arrivato», ha commentato il leader di Noi con l'Italia, Maurizio Lupi, a La7.

Di Battista: «Ci vuole fegato a votare fiducia Draghi»

«C'è davvero qualcuno con il fegato di votare la fiducia a Draghi?». È quanto chiede, con un post su Facebook, l'ex deputato M5S Alessandro Di Battista. «Ricapitoliamo le dichiarazioni del Messia. Il reddito di cittadinanza verrà modificato come dico io e soltanto io. Sempre più armi in Ucraina perché per la Nato conta più della Costituzione. Salario minimo ok, ma seguendo gli ordini europei e lavorando a braccetto con i sindacati che non vogliono minimamente perdere parte del potere che ancora gli resta».

«Sì ai rigassificatori perché dobbiamo comprare sempre più gas Usa (costa di più ed è più inquinante ma tanto mica lo paga lui). Superbonus? Come direbbe Mimmo in Bianco Rosso e Verdone "Nonna, nonna m'hanno fatto un buono. Che vor dì, vor dì che...?" (Lascio a voi la risposta)» conclude.

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