Riunione a Lamezia

Il M5s calabrese difende Conte, accetta la regola dei due mandati e guarda (con cautela) a sinistra

Nessun rimorso per la caduta di Mario Draghi. Gli stati generali di Lamezia Terme hanno sancito la simbiosi totale con la linea dettata dal capo politico del Movimento. Opinioni differenti solo sull'alleanza col Partito democratico

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di Antonio Clausi
24 luglio 2022
14:09
Anna Laura Orrico durante il suo intervento
Anna Laura Orrico durante il suo intervento

Dove essere o dove non essere, questo è il problema. Sicuramente non più al governo, considerando i fatti recenti. Parafrasando un po’ Shakespeare, l’assemblea calabrese del Movimento Cinque Stelle dà una risposta chiara almeno ad un quesito di grande attualità. Nessun rimorso per la caduta di Mario Draghi. Nemmeno mezzo. Gli stati generali di Lamezia Terme hanno sancito la simbiosi totale con la linea dettata da Giuseppe Conte, ma esistono ancora opinioni differenti circa il distacco dal Partito Democratico. Ognuno per conto suo, sembrano ribattere compatti agli strali di Letta. Ma c’è la consapevolezza che potrebbe essere utile ad entrambi tornare a parlarsi perché i sondaggi lo fanno fin troppo chiaramente.

Tornando al dilemma iniziale, lo spostamento verso sinistra diventa giorno dopo giorno sempre più marcato. Tanto che nell’agenda politica dell’ex premier i temi più ricorrenti sono due cavalli di battaglia del campo progressista: ambiente e sociale. Salario minimo e transizione ecologica i termini maggiormente gettonati: si ripartirà da qui in vista delle politiche del 25 settembre, rivendicando quanto realizzato a Roma nel corso dell’ultima legislatura. Il vincolo dei due mandati non è in discussione, tanto che non sono mancate le frecciatine a Di Maio e soci nel corso del summit di Lamezia Terme. «Vogliono preservare le loro poltrone - era il pensiero più ricorrente espresso anche ad alta voce -. Noi siamo altro, lavoriamo per il popolo».


L’europarlamentare Laura Ferrara si è sintonizzata sulla stessa lunghezza d’onda, evidenziando che tornerà a dare il suo contributo da militante non appena scadranno i termini dei suoi due mandati. «Chi ci dà per finiti un giorno sì e un giorno no dovrà ricredersi – ha detto -.  La sfida che ci attende da qui a due mesi è cruciale, darò il mio massimo contributo per contrastare chi vuole salire al governo del nostro paese per riportarci 30 anni indietro».

Gli esponenti di spicco c’erano quasi tutti: Massimo Misiti, Anna Laura Orrico, Giuseppe Audino, Alessandro Melicchio, Stefano Tavernise, Riccardo Tucci, Elisabetta Barbuto e Veronica Buffone.  Nel tracciare un bilancio dell’esperienza romana e dell’attività nelle istituzioni locali (regione e comune di Cosenza), è emersa anche la necessità di completare il processo che strutturi i gruppi territoriali. Segreterie cittadine, provinciali e un referente calabrese a coordinare il tutto.

È in fase di redazione il regolamento che garantirà la presenza nei comuni. I pentastellati sanno che darsi un’organizzazione è alla base di ogni competizione elettorale. Il vento di protesta che regalò loro la fetta più ampia di scranni in parlamento non soffia più. È tempo di proposte politiche.

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