Così come in tutta la campagna elettorale, anche all’esito del voto Francesco Toscano firma una lettura politica controcorrente. Il leader di Democrazia Sovrana Popolare, attraverso i propri canali social, ha compiuto un’operazione di lucido posizionamento politico: trasformare il dato numerico in un manifesto di resistenza e di ripartenza. D’altra parte per Toscano, i 1.085 voti raccolti non sono una bocciatura, ma un «piccolo miracolo».

Il candidato di Dsp rivendica la natura «di pura opinione» del proprio consenso, comparandolo con le tornate precedenti per tracciare una linea di tendenza positiva: il partito sale dall'0,91% delle scorse regionali (calcolato su base provinciale) e supera la performance delle politiche 2022, quando l'allora sigla «ISP» (Italia Sovrana e Popolare) aveva sfiorato l’1% nel proporzionale calabrese.

Ma di più, Toscano evidenzia come il dato sia arrivato all’indomani di una sanguinosa scissione interna che ha registrato la fuoriuscita di Marco Rizzo, tanto che l’aver incrementato i voti viene letto da Toscano come la prova di aver scaricato «inutili e arrugginite zavorre», liberando così «un potenziale importante», che è di una comunità politica ora più coesa.

La polemica nell'analisi di Toscano si concentra invece sulla par condicio a suo dire violata e sul racconto giornalistico della campagna elettorale – parla di un «totale e grottesco oscuramento mediatico» da parte dei network e della stampa nazionale che ha accreditato l'idea di una corsa a tre e cancellato la presenza del quarto candidato. Uno scenario però che serve a Toscano per capitalizzare il risultato in chiave antisistema. Se l'obiettivo del «sistema» era far sparire Dsp, l'1,44% dimostra invece che il nucleo militante ha resistito e che il sistema «sarà costretto a sopportarci anche in futuro».

Il post social di Toscano si chiude con il fair play istituzionale verso il vincitore Fabio Roscioli, augurando al neo-deputato di rappresentare con «scrupolo e dedizione» gli interessi di una «sofferente provincia».

Insomma Toscano non ci pensa proprio a smobilitare o fare un passo indietro ponendosi come spina nel fianco del «sistema» che denuncia, oggi più di ieri forte di una struttura che – pur «senza soldi, senza consiglieri comunali e senza posti da promettere» – ha dimostrato di avere radici ideologiche resistenti agli esiti elettorali.