Regione, il nuovo capogruppo Pd: «Basta al risiko delle poltrone, si parta»

INTERVISTA | Mimmo Bevacqua nella scorsa legislatura si era autosospeso dal gruppo democrat e ora è stato chiamato a guidarlo: «La politica deve dimostrare di saper fare una cosa sola: indirizzare tutte le risorse necessarie per fronteggiare l'emergenza sanitaria»

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di Riccardo Tripepi
11 marzo 2020
13:15

È attesa per la prossima settimana la convocazione del primo Consiglio regionale della legislatura, dopo il rinvio dello scorso 9 marzo. C’è da fare in fretta per garantire alla Calabria un governo pienamente insediato anche per fronteggiare l’attuale fase di emergenza sanitaria. Il Pd e il centrosinistra sono pronti e stanno sollecitando la governatrice Jole Santelli a fare in fretta. Mimmo Bevacqua, il nuovo capogruppo del partito a palazzo Campanella, fa il punto della situazione.

 

Una bella soddisfazione essere il nuovo capogruppo del Pd, dopo l’autosospensione della scorsa legislatua. Che gestione sarà la sua?

«Innanzitutto, mi si permetta di rinnovare il mio ringraziamento ai colleghi consiglieri che hanno voluto riporre la loro fiducia nella mia persona e hanno immediatamente condiviso la proposta metodologica del commissario regionale Graziano il quale, anche in questa occasione, non ha mancato di spendersi per l’unità e il rafforzamento del partito. Quanto, invece, al riferimento alla passata legislatura, ritengo importante rammentare che la mia autosospensione fu dal gruppo e non dal partito: la differenza è essenziale, perché la mia decisione era stata frutto della presa d’atto di un pericoloso scollamento verificatosi fra esecutivo e maggioranza consiliare, rispetto al quale non vedevo l’avvio di azioni idonee a rinsaldare la necessaria collaborazione fra i livelli istituzionali. Proprio la passata esperienza mi sprona, perciò, a rivestire questo mio nuovo ruolo di una qualità per me fondamentale: la partecipazione. Ogni singolo consigliere Pd deve sentirsi parte di una squadra, di un collettivo che discute, si appassiona e, in conclusione, decide. Perché le decisioni devono nascere dal coinvolgimento costante e devono essere espressione di un “noi” autentico. Questo è il mio auspicio e affinché si realizzi mi impegnerò con tutte le mie forze».

 

Quasi 50 giorni dalle elezioni e ancora si è senza giunta e consiglio. Perché?

«La domanda, evidentemente, potrebbe ricevere una risposta maggiormente esauriente se fosse rivolta alla maggioranza e, in particolare, alla presidente Santelli. Per quel che è dato inferire dalle voci di corridoio, mi pare chiaro che il problema si riduca alla distribuzione dei ruoli in Giunta e alla Presidenza del Consiglio regionale. Intendiamoci, sappiamo bene tutti come la politica possa rivelare di aver bisogno di tempi suoi propri: quello che è inaccettabile, però, è che la politica non comprenda i tempi che stiamo vivendo. Che siano tempi straordinari è dir poco: abbiamo un intero Paese dichiarato “zona protetta” a causa di una epidemia che, se non rallentata, potrebbe schiantare l’intero sistema sanitario italiano. Di fronte a questo pericolo, noi che viviamo in Calabria non possiamo ignorare le carenze e le potenziali tragiche criticità in cui rischiamo di sprofondare. Se questo è lo scenario il primo immediato compito di una politica responsabile è quello di fare in modo che tutte le istituzioni siano nella pienezza delle loro funzioni, in maniera tale da assicurare la massima operatività. Se perde di vista la realtà che la circonda, la politica rinuncia alla sua stessa ragion d’essere».  

 

Sforati i termini per la prima seduta di consiglio adesso normativamente come si procede?

«Non è una questione di compassate procedure e stanche ritualità: qui è questione di aprire gli occhi e le orecchie, di guardare a ciò che sta avvenendo, di ascoltare l’esortazione a fare ognuno il proprio dovere che il Capo dello Stato ha pronunciato senza mezzi termini. La Calabria ha bisogno di un Consiglio regionale e di un esecutivo che lavorino di concerto e senza sosta per contribuire a combattere in quella che, non a caso, il Premier Conte, citando Churchill, ha definito “l’ora più buia”. E nell’ora più buia, giocare al risiko degli assessorati o di una poltrona da presidente è davvero cosa da pazzi».  

 

Ci sarà da correre per l’approvazione del bilancio…

«Credo che sia un problema di particolare complessità e delicatezza che necessita di grande attenzione e di scelte coraggiose. Ma non credo che questo sia il tema che oggi deve caratterizzare la nostra attenzione rispetto alla emergenza sanitaria che abbiamo davanti». 

 

Come affrontare l’emergenza in atto?

«Il Dpcm entrato in vigore martedì mattina non lascia spazio a dubbi: nessuno può chiamarsi fuori, siamo tutti coinvolti in prima persona. In quanto cittadini e ciascuno in funzione del ruolo che riveste. In questi anni, non ci sono stati soltanto i danni causati dal commissariamento: se si fosse pensato a potenziare servizi necessari e non a disegnare dipartimenti e postazioni per affidarli ai propri amici, forse non ci troveremo in queste condizioni di forte criticità. Ora la politica deve dimostrare di saper fare una cosa sola: indirizzare tutte le risorse necessarie per fornire all’assistenza sanitaria strumenti sufficienti, strutture attrezzate e personale idoneo. Subito, senza altre preoccupazioni che non siano la salute pubblica. E se è necessaria una centralizzazione serrata in capo al governo nazionale, lo si faccia. Il fattore tempo è il vero terreno da conquistare: accorciare la catena di comando, rendendola più chiara e perciò più rapida, potrà essere decisivo».

 

Che tipo di opposizione farete?

«In questo momento, al concetto di opposizione non riesco neanche a pensare. A differenza di certi leader nazionali che non riescono proprio a rinunciare alla polemica inutile per raccattare qualche misero voto.  Adesso viviamo con piena responsabilità il tempo dell’unità istituzionale».

Giornalista
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