La rottura

L’addio di Di Maio ai 5 stelle: «Uno non vale l’altro, da oggi il M5s non è più la prima forza politica»

Il ministro degli Esteri ha ufficializzato la sua uscita dal Movimento con una conferenza stampa ricca di spunti. Il Rubicone è il sostegno al governo Draghi: «Noi siamo da questa parte» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Claudio Labate
21 giugno 2022
22:05
Luigi Di Maio durante la conferenza stampa
Luigi Di Maio durante la conferenza stampa

«Grazie al Movimento 5 Stelle. Grazie per tutto quello che ha fatto per me. Sono anche convinto di aver ricambiato dando il massimo per il Movimento in tutti questi anni. Sono stati anni intensi, ricchi di emozioni, di gioia, successi ma anche di grandi sofferenze, e quella di oggi è una scelta sofferta che mai avrei immaginato di dover fare. È difficile dirlo, ma oggi io e tanti altri colleghi e amici qui presenti lasciamo il Movimento 5 Stelle, lasciamo quella che da domani non sarà più la prima forza politica in Parlamento».

Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha comunicato ufficialmente il clamoroso abbandono dal Movimento 5 stelle. Lo ha fatto nel giorno in cui al Senato è stata votata la risoluzione Parlamentare che rafforza il governo e il presidente Draghi che andrà al prossimo Consiglio Europeo con un ampio sostegno delle forze politiche.


Scontro a fini mediatici

Adesso c'è ovviamente da aspettare la votazione finale di domani alla Camera ma già oggi per Di Maio l'indicazione di voto è stata netta.

«Dopo settimane di ambiguità di tensione di turbolenze attacchi oggi siamo arrivati ad un voto chiaro e netto. Mi spiace che ancora una volta sia stato alimentato un lungo e logorante scontro sul negoziato della risoluzione votata oggi. Uno scontro per fini mediatici che ha mantenuto infatti gli accordi fissati dal precedente decreto Ucraina votato in Parlamento a febbraio. Un voto che delinea le posizioni dell'Italia che ribadisce dinanzi agli orrori di questa guerra la propria appartenenza alla famiglia euro-atlantica. Davanti alle atrocità che sta commettendo Putin in Ucraina non potevamo continuare a mostrare incertezze, dovevamo scegliere, volevamo necessariamente scegliere da che parte stare della storia, dalla parte di chi sostiene l’Ucraina nel paese aggredito o dalla parte della Russia cioè l'aggressore. Nei giorni scorsi si è acceso un dibattito proprio sul voto di questa risoluzione. Un dibattito nato dall'esigenza di fare chiarezza sulle posizioni di alcuni dirigenti del Movimento 5 Stelle che hanno rischiato di indebolire fortemente il nostro paese. L'Italia paese del G7 non può permettersi indecisioni nel sostegno a chi difendere e a chi difende i valori democratici. la libertà della persona e la tutela degli Stati».

In cammino senza odio

Da oggi, ha avvertito Di Maio, inizia un nuovo percorso insieme a persone che hanno scelto di guardare al futuro.

«Oggi per costruire il futuro bisogna costruire soluzioni che si basino su idee concrete e realizzabili per ottenere un modello vincente che sia in grado di far progredire l'Italia da nord a sud verso le sfide globali che ci attendono. Abbiamo bisogno di aggregare le migliori capacità e i migliori talenti di questo paese perché uno non vale l'altro, l’esperienza le capacità personali lo studio devono rappresentare necessario valore aggiunto per le forze politiche e se c'è una parola che deve essere al centro di un nuovo progetto per il paese quella parola deve essere verità. In una fase storica bisogna avere il coraggio di dire la verità agli italiani su cosa si può fare e cosa non si può fare in questo paese. Le persone questa sera non hanno nessuna intenzione di costruire una forza politica personale o di esibirvi un simbolo, di somministrarvi l'ennesimo manifesto elettorale. Nulla di tutto questo. Noi ci mettiamo in cammino vogliamo farlo insieme a tanti altri interlocutori che la pensano come noi e vogliamo partire da quelle zone d'Italia dove gli amministratori locali negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare enormi problemi per proteggere le loro comunità da minacce economiche sociali e criminali. Dovrà essere un'onda che metta al centro le esperienze territoriali. Non ci sarà spazio per l'odio. Lo voglio dire dall'inizio, non ci sarà spazio per populismi e sovranismi, o estremismi. Noi ci mettiamo in cammino e decidiamo che i primi interlocutori dovranno essere i nostri sindaci».

Io sto con Draghi

Nel chiudere l’incontro con la stampa, il ministro degli Esteri si concede un'ultima cosa, quasi una carezza al capo del Governo: «Quando ho iniziato l'esperienza di governo insieme ad altri colleghi da ministro degli Esteri, non conoscevo personalmente il Presidente del Consiglio Mario Draghi. In questo anno e mezzo abbiamo lavorato insieme, portato avanti dossier molto delicati, insieme e per effetto di questo sono stato definito draghiano. Ora io lo voglio dire con molta chiarezza, sì, faccio parte del governo Draghi e credo che l'operato del nostro presidente del Consiglio debba essere motivo di orgoglio del nostro paese in tutto il mondo. E continueremo a sostenerlo con lealtà con le idee e con il massimo impegno possibile.

Infine l’appello: «Il futuro di tutti i cittadini passa dall'impegno richiesto a ciascuno di noi ai colleghi e amici che sono qui. Io dico mettiamoci in cammino insieme per il futuro. Un futuro che sarà di tutti coloro che vorranno condividere questo progetto e saranno i benvenuti».

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