Tutto il mondo e’ paese

La copertina dell’Economist fa incazzare tutti ma è geniale perché ci sbatte in faccia la realtà

L’autorevole settimanale inglese ha spiazzato tutti con una foto che rappresenta il premier britannico dimissionario Liz Truss vestita da antico romano, con una pizza come scudo e una forchetta piena di spaghetti come lancia. Ma arrabbiarsi non è onesto

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di Enrico De Girolamo
20 ottobre 2022
21:39

In Italia siamo bravissimi a indignarci per le cose sbagliate. L’ennesima prova è l’ondata di disapprovazione che si è sollevata contro la copertina di oggi dell’Economist, autorevole settimanale inglese che, si legge su Wikipedia, è “focalizzato su attualità globale, commercio internazionale, politica e tecnologia”. Insomma, l’antitesi del provincialismo, almeno nelle intenzioni. Così, oggi, per commentare l’incredibile crisi politica che scuote la Gran Bretagna, con il premier Liz Truss costretta a dimettersi clamorosamente dopo appena 44 giorni per manifesta incapacità, ha pubblicato una foto della stessa elaborata al computer.

Il primo ministro del partito conservatore, lo stesso che fu di Winston Churchill, viene rappresentato come un antico romano, con l’elmo piumato e lo scudo fatto di pizza. Proprio una pizza, con tanto di spicchio mancante. Nella mano sinistra stringe una lancia-forchetta sulla quale è arrotolato un gomitolo di spaghetti.


Il titolo è: Welcome to Britaly, cioè Benvenuti in “Britaly”, un neologismo che fonde insieme Britain e Italy. Il sommario spiega: A country of political instability, low growth and subordination to the bond markets, che tradotto significa "Un Paese di instabilità politica, bassa crescita e subordinazione ai mercati obbligazionari".

Insomma, in altre parole, la Gran Bretagna come l’Italia. La Gran Bretagna ridicola come l’Italia, perché in entrambi i Paesi si stanno consumando crisi politiche che di serio non hanno nulla. D’altronde, il più graffiante e noto aforisma di Ennio Flaiano dice che «in Italia la situazione è grave ma non è seria». Era il 1956 quando incise queste parole nella nostra memoria collettiva. Indignarsi per la prima pagina dell’Economist è dunque intellettualmente disonesto. Facciamo ridere allora come oggi.

Le “lettere dolcissime” di Putin a Berlusconi fanno ridere. Fanno ridere le venti bottiglie di vodka e le venti bottiglie di lambrusco regalate per ricambiare il dono che ha violato l’embargo di guerra. Fanno ridere le smentite che suonano come unghie che artigliano liscissimi specchi. Fa ridere (amaro) la Meloni costretta a rinnegare ogni barlume di sovranismo, con buona pace dei suoi elettori più autentici, per accreditarsi senza riserve in Europa e nella Nato. Fa ridere Bersani che batte i piedi perché non vuole la foto di Mussolini sullo stesso muro che ospita la sua, insieme a tutti gli altri ministri del passato al Mise, nell'ambito delle celebrazioni per i 90 anni di Palazzo Piacentini. E fa ridere pure chi l’ha tolta per “evitare polemiche” e per assecondare la cancel culture in salsa italiana, quella di un Paese disseminato di fasci littori (sono su quasi ogni tombino di Roma, ad esempio) e palazzi (alcuni bellissimi) del Ventennio, che allora, per coerenza, dovrebbero essere buttati giù. A cominciare dall’Eur.

Fa ridere l’Italia di un Pd e un Movimento 5 stelle che abbaiano e schiumano l’uno contro l’altro e poi si spartiscono tutte le cariche rimaste alla Camera e al Senato dopo l’elezione dei presidenti, tenendo fuori il resto dell’opposizione.
Fa ridere Giuseppe Conte che, all’uscita dal Quirinale, condanna il populismo del Cavaliere su Putin e poi pesca nella stessa melma elettorale quando gli fa comodo.
E dunque, Welcome to Britaly. Tutto il mondo è Paese.

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