La dissidente del M5s Granato: «Giù le mani dall'ergastolo ostativo e riformare il processo penale»

Intervista a tutto campo alla senatrice tra coloro che hanno votato contro la fiducia al governo Draghi. Sulle operazioni antindrangheta: «Lavoro eroico dei pm ma temo i vari Tdl». E sul sindaco di Catanzaro Abramo: «Mi detesta, ecco perchè» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Danilo Colacino
25 marzo 2021
08:50
Bianca Laura Granato
Bianca Laura Granato

Dopo l'avvento del Governo Draghi, la dissidente pentastellata Bianca Laura Granato ha di fatto rotto con il suo 'partito', il M5s, votando contro il nuovo Esecutivo presentatosi al varo di Palazzo Madama. Un niet coraggioso, giunto malgrado il via libera dato invece dalla piattaforma Rousseau e soprattutto il diktat di Beppe Grillo che, strizzando l'occhio all'ex presidente della Bce, in favore del sì allo stesso successore del premier Giuseppe Conte aveva formulato un quesito agli iscritti più o meno simile alla 'celebre domanda': "Di che colore è il cavallo bianco di Napoleone".

Da tutto questo, ecco derivare il cartellino rosso del Movimento per la senatrice con cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata in... libertà. A cominciare con il chiederle se è ormai definibile una 'fu' M5S: «In senso tecnico no. Chi, come me, non ha votato la fiducia a Draghi è stato espulso al momento solo dai gruppi parlamentari, transitando quindi nel Misto. La questione è poi stata rimessa ai probiviri che sono tre e per applicare la sanzione dell'allontanamento di qualcuno dal Movimento devono decidere in modo unanime. Così non è stato, considerato che è scaturito un 2 a 1 pro esclusione e non un 3 a 0. Fatto che, per statuto, impone il ricorso agli aderenti alla Piattaforma. Procedura a cui non è ancora stato dato seguito e dunque...».


Bene, sul piano formale la ritroviamo tuttora in un M5S contro cui lei è però stata draconiana parlando di principi fondanti 'traditi' nel momento in cui si è favorita o quantomeno facilitata la nascita del Governo attualmente in carica. Ci spiega meglio?

«Basti dire che eravamo la forza di maggioranza relativa del Parlamento e ci siamo invece messi al servizio di un Esecutivo delle larghe intese, anzi pressoché totali, a eccezione di Fdi e pochissimi altri. Ma ancor di più abbiamo accettato una serie di conflitti d'interesse con varie nomine ai vertici di ministeri chiave quali Giustizia e Istruzione. Senza contare che nel famoso superdicastero della Transizione ecologica, l'Ambiente rischia in realtà di essere l'anello debole della catena. Altro che asset principale e strategico. E penso semplicemente, senza entrare in temi specifici, alla scelta fra l'idrogeno verde o blu quale fonte di energia pulita, che fa una grande differenza fra una scelta ecologica e una assai più commerciale».

In Senato si è battuta, e si sta battendo da tempo, per l'approvazione di alcune importanti leggi o, al contrario, per far sì che se non se ne concepiscano talune che ha definito controverse. Ce ne ricorda due recenti?

«Mi soffermerei sulle più significative dell'ultimo periodo in una direzione, e nell'altra, da lei indicata. Parlo dell'approvazione di quella sul dimezzamento delle firme da raccogliere a supporto delle liste civiche alle prossime Regionali in modo da allargare il fronte della partecipazione democratica e della contrarietà viceversa manifestata al parere positivo dato dall'Avvocatura dello Stato alla revisione del cosiddetto ergastolo ostativo (per cui è previsto il 'fine pena mai', ndr) in base a una direttiva europea che in termini astratti sarebbe pure condivisibile. Peccato per il piccolo particolare che in Italia, oltre al resto, operino le mafie più potenti del mondo e se qualunque reato, anche il più efferato e inumano, non fosse più punibile con il carcere a vita mi si dovrebbe spiegare chi avrebbe interesse a pentirsi, aiutando i magistrati nella lotta contro boss e cosche, per ottenere un regime di premialità nell'esecuzione di una durissima condanna».

Tanto lavoro per lei, ma remando controcorrente rispetto a un Governo che naviga con il vento in poppa. O c'è qualcosa che non conosciamo?

«Guardi, se fosse come sembra, mi si dovrebbe spiegare il perché del ricorso a votazioni con la fiducia. In realtà di problemi ce ne sono, eccome. Solo che per ora prevale la logica delle poltrone e della gestione di fondi come le ingenti risorse concesse dal piano nazionale per la Ripresa e la Resilienza (Pnrr, ndr)».

Che giudizio dà sulle operazioni antindrangheta condotte dalla Procura di Catanzaro, ma anche nelle città di Reggio e Vibo?

«Spero che i loro effetti non vengano cancellati da successivi pronunciamenti come nel caso di quanto disposto da vari Tribunali della Libertà. In realtà servirebbe una seria riforma del processo penale e norme come la Spazzacorrotti che ha fra l'altro ampliato la facoltà di fare intercettazioni. Ma quel che più conta è salvare il lavoro di eroici Pm, i quali sopportano sacrifici immensi per dare la caccia ai peggiori criminali della terra osteggiati da quei pezzi della cosiddetta società civile, fatta di gente in apparenza in vista e rispettabile, connivente con gruppi di potere deviati e contigua per interessi economici alle consorterie malavitose».

A Catanzaro il centrodestra la accusa di aver fatto poco o nulla per il territorio e con il sindaco Sergio Abramo siete arrivati alle reciproche minacce di querela. Qual è il motivo di tanta acredine, mai notata in queste forme con gli altri grillini?

«Fui una dei suoi avversari in qualità di aspirante primo cittadino nella campagna elettorale del 2017, ma allora non si mostrò affatto aggressivo con me. Tutt'altro. Il suo atteggiamento è in verità mutato dopo l'esposto che ho presentato su Gettonopoli, vicenda a mio avviso grave per cui ho anche proposto un'interrogazione parlamentare ai fini di un possibile scioglimento del consiglio comunale. Iniziative che non gli sono andate giù. Da allora ritengo mi detesti a tal punto da non avermi addirittura risposto quando la scorsa estate gli offrii collaborazione sulla delicata faccenda delle misure anticovid da adottare nelle scuole superiori che gli competevano in quanto presidente della Provincia. Non credo debba aggiungere altro».

In conclusione, cosa sarà del suo futuro. Sarà in politica. Si sta insomma già guardando intorno o lo ritiene prematuro?

«Penso esclusivamente all'oggi, impegnandomi però per la costruzione del nuovo gruppo parlamentare 'Alternativa C'è'. Che abbiamo avuto subito in mente di costituire con i colleghi messi alla porta dai vertici del Movimento, pur non assecondati dai quei big mostratisi apertamente critici con Grillo (Alessandro Di Battista su tutti, ndr). Più in generale, invece, mostrerò interesse per una forza come i 5S dei primi anni, quindi con una vocazione autenticamente pluralista ed ecologista. Ma con tante altre positive peculiarità, identiche a quelle che ci avevano animato nella nostra rivoluzione culturale prim'ancora che politica».

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