Lamezia, arriva il ricorso contro il sindaco. Ecco cosa dice

Lo annuncia lo stesso primo cittadino Mascaro dalla sua pagina facebook promettendo di dare battaglia. Per l’Avvocatura è necessario riportare i commissari per «una netta cesura tra le gestione amministrativa e influenze esterne»

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di T. B.
22 marzo 2019
19:57

L’Avvocatura di Stato ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che aveva neanche un mese fa riabilitato il sindaco di Lamezia Terme e il consiglio comunale. Lo rende noto con un post sulla sua pagina facebook lo stesso Paolo Mascaro sottolineando la “richiesta di sospensiva inaudita altera parte”. Sostanzialmente l’Avvocatura ha chiesto che vengano sospesi il sindaco e il consiglio, che dovrebbero così nuovamente abbandonare via Perugini, senza ascoltare le parti.

«L’appello non contesta – dice Mascaro - la legittimità di un solo atto amministrativo. Difenderemo Lamezia in ogni sede e mai ci arrenderemo ad abusi, soprusi ed ingiustizie a danno della nostra Comunità, qualunque sia il prezzo che dovremo in ipotesi pagare. Viva Lamezia, difendiamo Lamezia».


In particolare, nel testo del ricorso, si afferma che «i fatti attestino con adeguato grado di certezza le situazioni di condizionamento ed ingerenza nella gestione dell’ente, per cui non possono non ritenersi rilevanti, sul piano causale, agli effetti del disposto scioglimento».


Per la proroga del commissariamento si spiega che il limite temporale è del quattro aprile e che questo porta l’Avvocatura a chiedere la «concessione di una misura cautelare monocratica e provvisoria, in attesa della trattazione della domanda cautelare da parte del collegio».


«Codesto Consiglio – si legge ancora – ha sospeso l’esecutività della sentenza impugnata ritenendo che nella fase cautelare prevalga l’interesse pubblico generale a mantenere, attraverso la ripresa dell’annullato commissariamento, una netta cesura tra le gestione amministrativa e influenze esterne. […] Il danno prospettato alle amministrazioni appellanti è grave e irreparabile, poiché ogni proseguimento dell’attività di governo da parte dell’amministrazione disciolta sulla base di elementi valutati in questa sede cautelare ben articolati e motivati determinerebbe un pregiudizio al bene comune della trasparenza, imparzialità e buon andamento».

Giornalista
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