Comune Catanzaro

Le Politiche potrebbero minare i già precari equilibri del Consiglio targato Fiorita

Una vittoria del centrodestra alla tornata nazionale del 25 settembre con l'eventuale successo di parlamentari della città di quello stesso fronte, ridurrebbe ulteriormente i margini di manovra di un neosindaco già in difficoltà per via dei numeri mancanti in Consiglio

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di Danilo Colacino
3 agosto 2022
14:06

Un guaio dopo l’altro da quando governa a Catanzaro per Nicola Fiorita, al quale come se non bastasse tutto il resto, tra mancanza di maggioranza in Consiglio con quanto ne consegue et similia, adesso sono anche piovute tra capo e collo le Politiche. Elezioni con pochi posti a disposizione per la regione e in particolare per la parte centrale, ma con in lizza coalizioni, partiti e figure, che comunque si determineranno paiono potenzialmente in grado di alterare, minandoli ulteriormente, i già molto precari equilibri su cui poggia il nuovo assetto di comando (non di potere, considerato come quello sembra averlo in larga misura conservato il vecchio establishment) a Palazzo De Nobili. Basti pensare al fatto che, salutati i pentastellati sostanzialmente sin dal giorno successivo alla vittoria nel ballottaggio, Fiorita debba tuttavia guardare parecchio da vicino a cosa accadrà, con le liste e così via, nel Partito Democratico.

Che non si sa ancora con certezza quali aspiranti parlamentari proporrà nel Centro Calabria. Se ad esempio ricandiderà il deputato uscente Antonio Viscomi e uno fra il consigliere regionale Ernesto Alecci o proprio la vicesindaco del capoluogo Giuseppina Iemma. Gente che Fiorita dovrà naturalmente appoggiare, soprattutto in relazione ai Collegi senza commettere l’errore di scontentare qualcuno. Ma se nel caso di specie potrà riuscire a destreggiarsi, magari seguendo la logica degli accordi interni al Pd, non avrà di certo le carte in mano per impedire un’eventuale affermazione dei candidati di centrodestra e meno che mai un successo a livello nazionale dello schieramento a lui avverso. Cosa c’entra però tutto ciò con la periferica realtà comunale di una città del profondo Sud? Semplice: potrebbero esserci eletti a Roma nel fronte formato da Fi-Lega ed Fdi, già ora molto influenti sul territorio. Maggiorenti con strutture di cui, se pure non fanno direttamente parte i membri del civico consesso, offrono posti e relative prebende a persone a loro legate. Ed ancora: eventuali parlamentari della città con un gruppo ben consolidato sarebbero in grado di incidere pure sulle indicazioni dei capigruppo e dei presidenti delle varie Commissioni in Comune. Non certo un dettaglio. Senza contare che a una Regione a guida del forzista Roberto Occhiuto, salvo sorprese fino all’autunno del 2026, potrebbe aggiungersi un Governo in carica fino a più o meno lo stesso periodo del 2027. Un monocolore, insomma. Da Roma alla Calabria.


Ergo il centrosinistra e la dirigenza partitica di riferimento di Fiorita si ritroverebbero con assai poco da garantire a quanti fra i componenti dell’assise municipale, pur eletti in una Rinascita pro Donato, avrebbero adesso in animo di puntellare la claudicante maggioranza del sindaco. Un successore di Abramo, a quel punto con ridotto appeal e “potere d’acquisto”,  che quando si tornerà in assemblea potrebbe anche incassare la prima e più cocente delusione di questo suo inizio mandato: non riuscire a portare alla presidenza del Consiglio il fido Gianmichele Bosco (prima scelta in Cambiavento, il movimento fioritiano) o un altro fedelissimo. Un segnale di debolezza che, beninteso, sarebbe persino logico vedere in chi, come lui, è alle prese con un’assise in cui, almeno sulla carta, sono i rivali a poter contare su più voti. Resta, però, il fatto che sul “personalissimo cartellino del sindaco” ci sono quattro-cinque nomi decisivi per ribaltare - seppur in modo estremamente labile - i rapporti di forza in Aula. Un aiuto costoso da ottenere sotto ogni punto di vista, ma necessario salvo dover constatare la situazione di un Fiorita ostaggio degli avversari e quindi non nelle condizioni di poter realizzare l’ambizioso programma stilato. Uno stato di cose che spingerebbe ad affermare in attesa del tanto declamato cambiamento, anzi stravolgimento della città, “cambia-vento che… l’erba cresce”.    

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