Comune Catanzaro

Le tensioni che agitano l’opposizione facilitano i tentativi di Fiorita di puntellare la maggioranza

Le parole pronunciate in Aula da Sergio Costanzo su Valerio Donato suonano come una condanna per un'intera coalizione sgretolatasi a causa della sua eccessiva eterogeneità

di Danilo Colacino
22 luglio 2022
09:08
Un momento del Consiglio comunale di ieri
Un momento del Consiglio comunale di ieri

Accorduni fra centrosinistra e centrodestra nel consiglio comunale di Catanzaro, a iniziare dalla scottante questione presidenza dell'assemblea? La risposta a una simile domanda, che in parecchi si stanno ponendo da giorni in cima ai Tre Colli, è semplice: se ci sarà patto segreto, alla ripresa dei lavori prevista per la mattinata di lunedì prossimo, non riguarderà di certo le componenti di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Restano però i tanti peones dell’Aula. Eletti che, come noto, non hanno una riconosciuta militanza di partito o comunque una collocazione ben definita e quindi con la legittima, ci mancherebbe, priorità di conservare il più a lungo possibile il seggio loro assegnato dalla volontà popolare (in più di una circostanza addirittura “sinonimo” dell’unico vero posto di lavoro che si ha). Un'impellenza, dunque. Che li spinge, a prescindere se alla prima o alla seconda esperienza in Consiglio, a strizzare stavolta l’occhio a Nicola Fiorita per mantenere salda la sua sindacatura e quindi, di riflesso, la consiliatura. Un mutuo soccorso, per così definirlo, che sul piano politico non può non tradursi in una convergenza per l’elezione di un presidente dell'assise non soltanto gradito a chi governa quanto sua diretta emanazione.

I principali indiziati di flirtare con Fiorita

 Principali indiziati, fra gli annoverabili nell’ala trattativista formata anche da big del Consiglio, il leader di Fare per Catanzaro Sergio Costanzo (che per la verità ha precisato di essersi solo staccato dal fronte donatiano, dichiarandosi indipendente e quindi non organico al centrosinistra); sua cugina e omonima Manuela (Catanzaro prima di tutto) e Luigi Levato (Progetto Catanzaro) con qualche dubbio pure per il collega di lista di quest’ultimo, Emanuele Ciciarello; Francesco Scarpino (Italia al Centro); Giorgio Arcuri (Riformisti Avanti) e persino Antonio "Jonni" Corsi (Volare Alto). Supposizioni e voci di corridoio, si diceva, ma che potrebbero diventare qualcosa di più nel caso in cui il successore di Marco Polimeni alla guida dell'assise di Palazzo De Nobili venisse eletto con più di 17 preferenze: il "minimo sindacale" sufficiente dalla terza chiama in avanti (al momento in programma martedì 26). Un atto fondamentale, tale elezione, espletato il quale, anche i cinque membri del folto gruppo mancusiano (Eugenio Riccio, Manuel Laudadio e Rosario Mancuso, Alleanza per Catanzaro) insieme a Rosario Lostumbo e Giovanni Costa (Prima l'Italia), per ora rimasti "agganciati" al drappello di quanti sono restati a loro volta insieme all'ex aspirante primo cittadino Valerio Donato, saranno costretti a svelare le carte. Soprattutto se, come peraltro tutto lascerebbe presagire, non ottenesse la conferma nel ruolo l'attuale presidente del consiglio comunale pro tempore Riccio (in realtà facente funzioni per regolamento, in quanto "consigliere anziano" ma non d'età. Bensì definito così, perché il più votato all'interno della lista primatista in termini di consensi ottenuti alle Amministrative).


I “Mancuso-boys”

La bocciatura di Riccio o comunque di uno dei "Mancuso-boys", proposto in caso di mancato accordo nel centrodestra sul nome di partenza, avrebbe il probabile effetto di sgretolerebbe l'ultimo possibile "trait d'union" fra le varie articolazioni di Rinascita che rischia la frantumazione post-voto a cui sono quasi sempre destinati i cosiddetti cartelli elettorali privi di un sistema ideologico o quantomeno valoriale condiviso. Un collante che invece c'è, ed è forte al di là di possibili interessi contingenti, fra esponenti di partiti come Fi o Fdi a cui ci si riferiva in premessa. E la riprova la si è avuta nel piglio con cui il leader forzista catanzarese Polimeni ha affrontato la prima seduta del civico consesso di ieri, parlando appunto come fosse il capo della sola compagine di opposizione in Consiglio. Lo si evince da uno stralcio del suo lungo intervento: «Parto da una cifra: 17.823 voti. Quelli che ha ottenuto il sindaco al ballottaggio. Mai così pochi da quando esiste l’elezione diretta con a sostegno una maggioranza, nemmeno tale in realtà. Ma l’importante è come si sedimenterà nel tempo l’Amministrazione da lui guidata». E ancora: «Lei, Fiorita, dovrebbe inaugurare un nuovo corso per Catanzaro. Ma ha dimostrato uno scarsissimo senso delle istituzioni, non offrendo alle “opposizioni” la presidenza del Consiglio. Ha avuto insomma le mani tutt’altro che libere, come diceva. Semmai erano occupatissime a prendere tutto, confinandolo nel perimetro della sua ristretta cerchia. Ha voluto assessori affidabili più che competenti e adesso noi, se dovessimo ispirarci alle critiche da lei mosse 5 anni fa all’Esecutivo Abramo, dovremmo esprimere giudizi assai negativi sulla squadra da cui è affiancato».

Donato bacchettato dall’ex sodale Costanzo

 Chissà se Donato si sarà pentito delle scelte fatte in campagna elettorale. Magari di aver deciso di mettersi alla testa di un gruppo troppo eterogeneo, formato da soggetti con storie e appartenenze diametralmente opposte alla sua. Sensibilità, ideologie, principi ispiratori e persino parametri per assumere le decisioni politico-amministrative di maggiore impatto che si era capito fin dal principio come fossero difficilmente conciliabili alla luce di visioni nettamente differenti. Fatto sta, comunque, che quanto ascoltato ieri in Aula dalla “viva voce” di Costanzo su di lui ha lasciato sorpresi tutti. Non è tanto infatti che, come premesso, abbia salutato Donato, ma il modo piccato e veemente in cui lo ha fatto non avendo gradito (eufemismo!) l'allusione dello stesso professore universitario con velleità da sindaco rispetto a un presunto tradimento nei suoi confronti da parte di alcuni maggiorenti da cui era appoggiato. Una recriminazione a cui proprio uno dei supposti chiamati in causa, in maniera velenosa, ha appunto così replicato:  «Qui non ci sono traditori, semmai traditi. E chi ricorre a certe accuse, si guardi allo specchio. Faccia anche autocritica e pensi a quanti accanto a lui si pavoneggiavano gironzolando nei pressi di Palazzo De Nobili, prima di vincere, con tanta presunzione, arroganza e saccenza». Poi, però, ecco arrivare l'affondo "ferale" al prof: «La verità è che noi di Rinascita (intesa come coalizione e non quale lista, ndr) ci siamo battuti allo spasimo, ma probabilmente abbiamo sbagliato il candidato (a sindaco, ndr)». Ma Costanzo non aveva solo curaro nelle parole pronunciate in Consiglio. Basti pensare alla “carezza fatta” a Fiorita con cui è parso quasi amorevole: «Complimenti a lui, riuscito a realizzare il sogno che aveva sin da bambino con umiltà, entusiasmo, organizzazione politica e maturità. Ha insegnato molto a tanti, agendo con grande modestia».

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