Salvini a Catanzaro: «In Calabria prima gli italiani e poi il resto del mondo»

VIDEO | Tra gli applausi del popolo leghista e i fischi dei contestatori il vicepremier e leader della Lega ha chiesto fiducia ai cittadini da Piazza Prefettura a Catanzaro in vista delle Europee

di Rossella  Galati
11 maggio 2019
10:50

«Ho letto su alcuni siti che qualcuno della sinistra si domandava cosa ci fa Salvini a Catanzaro. La risposta è semplice: se i politici calabresi che avete votato per cinquanta anni avessero fatto il loro lavoro, oggi io non sarei a Catanzaro». Sintetizza così il ministro dell’interno Matteo Salvini il motivo della sua visita nel capoluogo di regione durante quello che è stato un vero e proprio comizio in piazza Prefettura. Da Paltì, dove ha partecipato alla consegna di un immobile confiscato alla ‘ndrangheta alla diocesi di Locri Gerace, a Catanzaro, per incontrare la cittadinanza in vista delle elezioni europee, il leader della Lega parla ai calabresi chiedendo la loro fiducia.

In Calabria prima gli italiani

«A chi identifica gli italiani con gli spaghetti, la mafia, la pizza, il mandolino e basta, glielo faremo vedere il 26 maggio chi sono gli italiani. Mandateci in Europa e la ribaltiamo rimettendo al centro il diritto al lavoro, alla vita, alla salute e anche ai valori». Tra gli applausi del popolo leghista e i fischi dei  contestatori, il vicepremier ribadisce: «Chi vota la Lega fa una scelta precisa. Ho visto qualche cartellone stamattina “porti aperti”, “in Calabria c’è spazio per tutti gli immigrati”. No, in Calabria prima vengono gli italiani e poi il resto del mondo. In Italia si arriva se si ha il permesso di arrivare. Se poi volete mantenere dieci immigrati clandestini a testa potete farlo. Aprite le porte di casa vostra, aprite il portafoglio e li mantenete voi».

La risposta ai contestatori

A coloro che il capo del Viminale definisce “moscerini rossi”, ai contestatori, un centinaio tra partiti e movimenti di sinistra, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Anpi Catanzaro, Usb Calabria, dice: «Se pensate di far paura a me avete sbagliato persona. Ogni giorno mi arrivano minacce di morte. Più mi minacciano e più io lotto per la sicurezza degli italiani. Non ho paure di niente e di nessuno. Mi fanno paura invece la maleducazione e l’ignoranza. E per arginare questo problema abbiamo approvato una legge che dall’anno prossimo riporta l’educazione civica come materia di studio obbligatoria a scuola».

 

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