Il dietro front

Morra cambia idea e chiede l’indennità di carica con 50mila euro di arretrati: «Ora mi serve»

Il presidente della Commissione parlamentare antimafia era stato tra i più convinti fautori della rinuncia quando era nel M5s. Adesso chiede al Senato che la cifra aggiuntiva di 1.300 euro al mese gli venga versata (ASCOLTA L'AUDIO)

di Redazione
7 novembre 2021
12:05
Il senatore Nicola Morra, foto dalla pagina fb
Il senatore Nicola Morra, foto dalla pagina fb

Da grillino aveva rinunciato all'indennità prevista per l'incarico da presidente della Commissione antimafia. Ora, dopo il "No" nel voto di fiducia al governo Draghi e il conseguenziale addio ai 5 stelle, Nicola Morra ne richiede il ripristino. Non solo. Anche gli arretrati, che ammonterebbero a circa 50mila euro. La notizia è stata diffusa dal Fatto quotidiano, suscitando un acceso dibattito intorno alla decisione del senatore, noto per le sue posizioni spesso intransigenti. La reazione di Morra non si è fatta attendere e, dopo essersi scagliato contro il giornale, reo a suo dire di non averlo prima interpellato per raccogliere la sua spiegazione, ricostruisce la vicenda con un post social nel quale dà giustificazioni sull'azione intrapresa:

«Il fatto quotidiano – scrive - mi rivolge un forte attacco, accusandomi, anche con sarcasmo, di aver richiesto l’indennità di presidente Antimafia, cui rinunciai per le regole del M5s. Dal Fatto – fa presente - nessuno mi ha chiamato per sapere come stanno le cose. Forse si è preferito fare felici i tanti nemici che, stando al pezzo “ancora si sfregano le mani perché la notizia è una bomba: l’ora di restituir pan per focaccia è infine giunta”. Come scrive Ilaria Proietti».


Morra e l'iniziale rinuncia alla indennità di funzione

Ma i motivi sarebbero altri: «Ecco come stanno le cose. E -sottolinea- c’è poco da sfregarsi le mani. L’indennità di funzione, per chi non lo sapesse, è una somma di denaro aggiuntiva allo stipendio di senatore, che viene data a chi ricopre incarichi come la presidenza di una Commissione. Io – ribadisce-ho sempre rinunciato volontariamente a questa indennità di 1.300 euro nette al mese. Nel frattempo ho sempre restituito regolarmente anche la parte del mio stipendio che secondo le regole M5s avrei dovuto restituire. Ed anche ora accantono la stessa somma, invece di prendermi l’intero stipendio. Con le risorse che mi restavano, ci pagavo i miei collaboratori (un numero esiguo, ora ridotto a due). Il Movimento 5 stelle, di cui facevo parte prima di essere espulso per non aver votato la fiducia a Draghi, mi aiutava prestandomi una figura professionale, part-time, da dividere con altri colleghi che avevano impegni di governo. Un addetto stampa».

Morra: «L'indennità ora mi serve»

Dunque «come Presidenza della Commissione antimafia, avevamo un solo giornalista addetto stampa part-time e impegnato, giustamente, nelle attività del Movimento che lo metteva a disposizione, nei limiti del possibile (anche umanamente parlando, visto che questa persona si ritrovava prevedibilmente sommersa di lavoro).  Avevo, infatti, chiesto - e lo possono confermare - ai capigruppo del M5s in Senato, Stefano Patuanelli prima e Gianluca Perilli dopo, di poter avere una figura professionale dedicata, come addetto stampa del presidente della Commissione Antimafia e della Commissione stessa, mettendo a disposizione del M5s l’indennità, da presidente appunto, di1.300 euro. Non è stato possibile. Siamo andati avanti in quel modo».

E ancora: «Ora che non ho più un gruppo politico a “prestarmi” figure professionali e dovendo necessariamente assumere un addetto stampa che possa comunicare all’esterno il lavoro della Commissione antimafia e le attività del presidente, ho chiesto di poter avere l’indennità che mi spetta, in modo da poterci pagare un lavoratore, un giornalista addetto stampa che comunicasse il lavoro fatto.

E così, di conseguenza, forse i cittadini potranno tornare a conoscere un po' di più il lavoro della Commissione. A meno che - conclude Morra - non si voglia credere che non ce ne sia necessità».

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