Primarie istituzionali e voto sotto Natale. Oliverio fa tutto da solo e calpesta il Consiglio

Il presidente il giorno prima aveva insistito per l'approvazione della variazione di bilancio a copertura delle elezioni e della consultazione preelettorale, ma il giorno dopo non l'ha ritenuta più necessaria. Ora, calendario alla mano, si dovrebbe votare tra il 24 novembre e l'8 dicembre. Un altro schiaffo al Pd 

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di Riccardo Tripepi
12 settembre 2019
20:12

Mario Oliverio, chiuso nell’angolo dal suo partito e dalla sua maggioranza, continua a forzare la mano con obiettivi che, a questo punto, conosce solo lui.

Con atti di dubbia legittimità, ma di sicura arroganza politica che calpestano la dignità del Consiglio regionale e della stessa (ex) maggioranza che ha tenuto in piedi il governatore per cinque anni.

Dopo il discutibile tentativo di aggrapparsi a Forza Italia per approvare il finanziamento delle elezioni regionali e delle primarie per sette milioni di euro che il Consiglio regionale ha respinto in maniera così forte da indurre il presidente a ritirarlo, il presidente ne ha pensata una nuova: indire le elezioni primarie per il 20 ottobre senza copertura finanziaria. Praticamente contraddicendo se stesso.

 

Nella giornata precedente, con massima urgenza, era stata riunita prima del Consiglio regionale la Commissione Bilancio per approvare la variazione necessaria per consentire di svolgere primarie ed elezioni. Un provvedimento portato in Aula a forza e nonostante le perplessità di molti davanti ad una previsione di spesa abnorme e non specificata. Dal provvedimento, come rilevato anche nel dibattito in Consiglio, non si evince quanto costerebbero le primarie istituzionali. Non solo. La grandissima parte dei consiglieri ha chiesto un rinvio della variazione per consentire di mettere mano alla legge che istituisce le primarie istituzionali, vecchia del 2009, per provvedere ad abrogarla. “Chi vuole le primarie se le faccia a spese sue e non a carico dei cittadini”, il messaggio dei vari Guccione, Orsomarso, Gallo, Giordano e Bevacqua.

 

Un dibattito acceso che ha indotto il presidente a ritirare la proposta prima urgente e necessaria, ma poi rinviabile. Il presidente ha omesso di specificare, però, che sarebbe stata rinviata, di fatto, al giorno dopo con il decreto di fissazione delle primarie al 20 ottobre. Con un comunicato di accompagnamento che non chiarisce nulla se non che si tratta di “un atto dovuto e non politico”.

Il governatore, però, dopo la discussione in Consiglio del giorno prima avrebbe dovuto specificare almeno l’eventuale costo delle primarie che nel 2014 era stato stimato in una cifra vicina ai due milioni di euro.

In secondo luogo avrebbe dovuto specificare la data del voto. Il decreto di indizione delle primarie non è neutro da questo punto di vista. La legge regionale 25 del 2009 è chiara da questo punto di vista. All’articolo 5 stabilisce che: “Le elezioni primarie sono indette con decreto del Presidente della Giunta regionale per una data non successiva alla seconda domenica antecedente l'inizio del termine stabilito dall'articolo 9, comma 1, della legge 17 febbraio 1968, n. 108, per la presentazione delle liste e delle candidature”. Questo ultimo termine è di trenta giorni prima del voto.

 

E quindi: domenica 20 ottobre, al massimo è la seconda domenica prima dei 30 giorni che precedono il voto. Il che vorrebbe dire che le elezioni regionali dovrebbero svolgersi tra il 24 novembre e l’8 dicembre, anche non interpretando tale termine in maniera cogente. Sempre che i partiti decidano di prendervi parte.

Il precedente del 2014

Fino ad oggi la legge regionale istitutiva delle primarie è rimasta lettera morta. Nel 2014 Franco Corbelli presentò la propria candidatura per le primarie fissate al 21 settembre, ma poi la ritirò per consentire che i soldi da spendere nelle primarie fossero destinati ad altro. Sgombrato il campo dalle primarie, si andò poi al voto 60 giorni dopo circa e cioè il 23 novembre 2014.

In buona sostanza Oliverio prova a fare il gioco delle tre carte nascondendosi tra primarie istituzionali, Emilia Romagna e atti dovuti. Tutto pur di non mollare la presa e non ammettere che la sua maggioranza lo ha scaricato in maniera definitiva, così come il Pd. Neanche qualche ora dopo la firma del decreto il commissario regionale del partito Stefano Graziano lo ha bacchettato duramente parlando di “forzatura da oltre un milione di euro”.

In buona sostanza se le possibilità di una ricandidatura di Oliverio erano ridotte drasticamente dopo gli ultimi due giorni vissuti assai pericolosamente adesso rasentano lo zero.

 

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