Operazione Faust, l'arresto del sindaco Idà indebolisce politicamente Arruzzolo

Dalle carte dell'inchiesta emergono episodi e conversazioni che possono mettere in imbarazzo il nuovo presidente del Consiglio regionale strettamente legato al primo cittadino di Rosarno finito agli arresti

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di Alessia Bausone
18 gennaio 2021
17:18
Giovanni Arruzzolo
Giovanni Arruzzolo

L’operazione «Faust» della Dda di Reggio Calabria, coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gaetano Paci, ha condotto agli arresti 49 persone (tra carcere e domiciliari) ha scoperchiato quella che è stata definita la «radicata e attuale operatività» dei componenti della cosca Pisano, conosciuti come «i diavoli di Rosarno».
Tra gli arresti “eccellenti” ci sono il sindaco di Rosarno, Giuseppe Idà e il consigliere comunale della lista “Cambiamo Rosarno”, Domenico Scriva. Sono entrambi ai domiciliari perchè avrebbero ottenuto voti in cambio della promessa di incarichi nell'organigramma comunale a uomini di fiducia della consorteria criminale. Indagato anche il presidente del consiglio comunale di Rosarno, Stefano Iannaci.

Il legame con Idà che indebolisce Arruzzolo

Ma da quel di Rosarno è stato eletto (per ben due volte), l’attuale Presidente del Consiglio regionale, Giovanni Arruzzolo. L’ex capogruppo regionale del Nuovo Centro Destra e poi di Forza Italia (sponsorizzato dal deputato reggino Francesco Cannizzaro), ha da tempo un legame politico molto forte con il Sindaco di Rosarno. Un legame che oggi potrebbe, però, indebolirlo politicamente anche se Arruzzolo non è indagato.
Nel febbraio 2015, quando Idà entrò nel consiglio direttivo dell’Ente parco dell’Aspromonte, l’allora alfaniano Arruzzolo dichiarò: «Si aggiunge la mia personale soddisfazione per la nomina, in seno a quel consesso, dell’avvocato Giuseppe Idà, cui mi lega non solo una vicinanza personale e politica, ma anche un rapporto di stima autentica». Stima ricambiata lo scorso novembre all’elezione di Arruzzolo a presidente del Consiglio regionale dopo le dimissioni di Domenico Tallini, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso nell’ambito dell’inchiesta “Farmabusiness”. «L’elezione di Giovanni Arruzzolo a Presidente del Consiglio regionale della Calabria è una notizia che accogliamo con soddisfazione ed orgoglio. È un amico di tutti, un rosarnese che con la sua esperienza ed equilibrio saprà affrontare con giusto piglio questa travagliatissima fase istituzionale della nostra regione» scrisse Idà sui social.
Che Arruzzolo fosse lo “sponsor” di CambiAmo Rosarno lo hanno dichiarato, subito dopo le elezioni comunali oggetto dell’indagine Faust, due consiglieri comunali di Gioia Tauro, Gessica Raco e Giuseppe Cammareri. «In qualità di giovani amministratori di Gioia Tauro, sentiamo il dovere di complimentarci con il neo Sindaco di Rosarno, avv. Giuseppe Idà, e tutti i componenti della lista ad esso collegata, per lo straordinario risultato ottenuto, frutto di un'avvincente campagna elettorale condotta in maniera esemplare, sotto la guida lungimirante del Consigliere Regionale On. Giovanni Arruzzolo, sempre presente, vigile ed attento su tutto il territorio reggino, che ha fatto da chioccia al vincente progetto "CambiAmo Rosarno"», dichiararono i due “arruzzoliani”.


CambiAmo Rosarno e i voti della cosca Pisano

Nell’ordinanza di applicazione di misure cautelari firmata dal Gip di Reggio Calabria Antonino Foti, si legge che all’interno della cosca “Pisano”, detta “i diavoli” ad essere incaricato a «curare i rapporti con la classe dirigente politica preoccupandosi di favorire l’insediamento all’interno degli organi di governo locale di suoi uomini di fiducia» c’era Francesco Pisano.
Fu quest’ultimo, secondo l’indagine, ad iniziare una profonda attività di procacciamento di voti in favore di “CambiAmo Rosarno”: «Con la consapevolezza e la collaborazione del candidato Sindaco Idà e del candidato Scriva». Scriva era considerato "uomo di fiducia" di Pisano, definito «totalmente nelle mani dei diavoli», ma - si legge negli atti dell'inchiesta - sono stati indirizzati voti anche su Caterina La Torre in virtù della preferenza di genere (divenuta assessora comunale, non indagata) e l’interesse di uno dei capi clan, Salvatore Pisano, per l’elezione di Stefano Iannaci, divenuto Presidente del Consiglio comunale.
A dimostrazione della “piena fiducia” di Idà nei confronti di Francesco Pisano c’è, addirittura, un episodio datato 6 maggio 2016 in cui il futuro Sindaco di Rosarno chiedeva a Pisano «una consulenza sulla correttezza grammaticale di una frase pubblicata, a fini elettorali, sul social network Facebook».
Nell’ordinanza, si legge che Giuseppe Idà dopo le elezioni si era «formalmente allontanato» dai Pisano, mentre Scriva era rimasto loro fedele, tant’è che il sindaco, secondo la ricostruzione e le risultanze investigative, non lo nominò assessore comunale per il timore di uno scioglimento per mafia del Comune.

Ciccio e Ciccillo, il legame tra Arruzzolo e Pisano

Arruzzolo, pur non essendo indagato, viene citato nell’ordinanza perchè Francesco Pisano «si preoccupava di non comunicare direttamente con Giovanni Arruzzolo».
Agli atti c’è, invece, una telefonata tra Pisano e il fratello del Presidente del Consiglio Regionale, Francesco Arruzzolo, detto “Ciccio” (anch'egli non indagato), nella quale quest’ultimo dimostra una particolare confidenza nei confronti del presunto appartenente a “i diavoli”.
Nella telefonata, datata 30 aprile 2016, Francesco Arruzzolo chiama Francesco Pisano col nominativo confidenziale di “ciccillo” e riceveva da lui l’informazione della mancata candidatura di una sua avversaria politica alle amministrative. «Non è candidata sai perchè? Mi ha detto pure la motivazione. “Perchè ho un genero magistrato e non voglio immischiarmi in queste cose” ... Non vuole imbrattarsi hai capito? ...Non si vuole imbrattare...», dice Pisano a Francesco Arruzzolo.
Nella stessa giornata, una medesima telefonata è stata fatta da Pisano a Enzo Idà, padre del Sindaco arrestato, in cui veniva comunicata la mancata candidatura dell’avversaria politica, la moglie di tale “Gioacchino”.
Per gli investigatori, la comunicazione del ritiro della canditatura: «Lasciava trasparire la notorietà, nella municipalità di Rosarno, del sostegno offerto dai “diavoli” alla candidatura di Idà».

Curiosa è, altresì, la conversazione datata 30 maggio 2016 tra Giuseppe Idà e Francesco Pisano in cui il presunto “diavolo” legge il discorso che ha preparato per il comizio elettorale: «Noi invece abbiamo deciso di dare forza al consigliere regionale Arruzzolo che ha saputo dare una svolta alla politica cittadina che da anni si era fermata come acqua all'interno dello stagno pieno di coccodrilli che pronti ad azzannare ed ingoiare la preda...ora che per fortuna i coccodrilli si sono trasformati in.... timide lucertole». Insomma, un ghost writer che può causare non pochi imbarazzi alla seconda carica della Regione Calabria.

Giornalista
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