Presentato a Filadelfia, nel Vibonese, il libro intervista scritto con il sociologo Angelo Palmieri. In sala numerosi esponenti dell’ex Margherita: «Gli italiani non votano più perché la politica non riscalda il cuore e non risolve i problemi»
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“Ovunque è il centro. Delle cose, della vita, della politica”. Il libro-intervista di Giuseppe Fioroni, già esponente del Partito democratico e della Margherita, riporta l’attenzione su un’area politica un tempo determinante per le sorti dei governi, oggi relegata a percentuali sempre più stringate, strozzata da un dibattito polarizzato agli estremi e da un voto che sembra indirizzarsi più verso i leader che verso i programmi.
Il volume, edito da Rubbettino, ripercorre l’esperienza politica e umana dell’ex ministro dell’Istruzione del governo Prodi, dalle radici nello scoutismo e nella formazione cattolica fino all’esperienza amministrativa, parlamentare e di governo.
Dalle sue pagine, come si legge nella quarta di copertina, emerge «un’idea alta e insieme concreta della politica come servizio, responsabilità e custodia del bene comune. In un tempo segnato dalla sfiducia e dalla crisi dei legami democratici, Ovunque è il centro è anche una riflessione civile sul rapporto tra libertà, comunità e partecipazione. Un libro che interroga il presente senza cedere al cinismo, ricordando che la politica ritrova dignità solo quando torna ad avere cura delle persone».
Frutto di un dialogo con il sociologo Angelo Palmieri, il libro è stato presentato a Filadelfia, con il contributo del direttore di LaC News24 Franco Laratta, nei saloni della Società operaia di mutuo soccorso dove sono arrivati tanti testimoni diretti di una stagione politica alla quale, oggi, c’è chi guarda con malcelata nostalgia.
Dai padroni di casa: il segretario regionale di Azione, Francesco De Nisi, e la sindaca Anna Bartucca, agli ex consiglieri regionali Giuseppe Graziano, Antonio Scalzo, Franco Iacucci e Graziano Di Natale, fino al sindaco di Rende Sandro Principe e a quello di San Mango d’Aquino Gianmarco Cimino. Tra i relatori anche lo storico Vito Rondinelli.
L’analisi di Fioroni sull’attuale congiuntura politica non fa sconti a destra quanto a sinistra e si concentra maggiormente su una legge elettorale che, secondo l’ex ministro, avvantaggia gli estremi. «Per ciascuno di noi, per ogni persona, uomo o donna di questo Paese, il centro delle cose rappresenta l’essenza delle cose più importanti; così come il centro della vita sono gli aspetti fondamentali della propria esistenza. Il centro esiste dappertutto, meno che nella politica italiana, perché con la legge elettorale si è pensato di sopperire alla pochezza della politica, all'assenza di pensiero, di visione, di appartenenza e d’identità, dicendo “o a destra o a sinistra”».
E prosegue: «Dovevamo avere stabilità? Stabilità non ne abbiamo avuta. Dovevamo avere classe dirigente in grado di risolvere i problemi del Paese? Non abbiamo una classe dirigente, né a destra né a sinistra, che brilli per i risultati che ottiene. Abbiamo incentrato tutto sulla leadership e soprattutto abbiamo costruito una democrazia senza elettori, perché le elezioni le vincono quelli che stanno a casa. Abbiamo tolto agli italiani la possibilità di scegliere il proprio deputato o il proprio senatore. Una democrazia senza elettori e un eletto che, anziché rispondere ai cittadini, risponde a chi lo nomina, non è più una democrazia rappresentativa, ma è una democrazia in terapia intensiva. Cerchiamo, con il Centro, di farla ritornare abile e in grado di risolvere i problemi della gente».

Le differenze, per chi ha attraversato la storia politica italiana dell’ultimo 50ennio, sono disarmanti. «Un tempo si votava perché si credeva in qualcosa - spiega Fioroni -: prima si credeva in qualcosa, poi si sceglieva qualcuno. Io ho ancora in mente i primi comizi a cui ho assistito a 10, 11 anni, quando accompagnavo mio padre, macellaio, a sentire il leader della Democrazia cristiana che parlava alle 23 o a mezzanotte. Mio padre stava lì perché? Perché credeva in qualcosa, condivideva quel progetto, stringeva la cinta, non inseguiva i desideri immediati ma pensava che nel futuro si sarebbero risolti i problemi per tutti, compresi quelli dei propri figli».
Quella, per Fioroni, «era la politica del bene comune e delle grandi forze popolari. Ora siamo passati a una nuova Repubblica, dove non c'è più la possibilità di credere in qualcosa, ma ti dicono: “vota qualcuno”. E quando tu voti qualcuno è perché o ti ha dato, o ti ha promesso, o ti ha fatto arrabbiare: e questo è il principio del degrado della nostra democrazia. Una legge elettorale che dice: “o si sta a destra o si sta a sinistra”, sapendo che non si governa dagli estremi, non risponde ai bisogni di questo Paese. Ci si lamenta che gli italiani non vanno a votare ma si dimentica che, in democrazia, quando la gente non va a votare vuol dire che la tua offerta politica non gli riscalda il cuore e non gli risolve i problemi. In quel caso bisogna cambiare la linea politica o i politicanti, non gli elettori».

