Pd, il segretario regionale Nicola Irto riflette sulle Comunali di Catanzaro ma sono tanti i problemi da risolvere

Gli toccherà tenere a bada chi fra i dem del capoluogo si gioca tutto con queste elezioni rischiando di restare con un pugno di mosche in mano in caso di sconfitta

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di Danilo Colacino
24 gennaio 2022
15:19
Nicola Irto
Nicola Irto

Venerdì sera breve parentesi pubblica, in virtù della diffusione sulla pagina Facebook del Pd calabrese dopo i lavori svolti in… privato su una delle piattaforme mediante cui si tengono le videoconferenze, con l’assemblea regionale del Pd nella quale è stato incoronato segretario Nicola Irto. Passaggio peraltro caratterizzato dal “faticoso” intervento telefonico (purtroppo reso a tratti incomprensibile dai problemi di collegamento) del leader nazionale Enrico Letta, ma preceduto da un lungo prologo di Irto che ha dedicato una significativa parte di un articolato ragionamento a Catanzaro e all’importante appuntamento elettorale da cui è atteso lo stesso capoluogo fra una manciata di mesi.

Rispetto a cui Irto ha detto: «Dobbiamo ripartire dal radicamento nei territori e dalle amministrazioni delle città, in particolare le più importanti e quelle dove a breve si vota come accaduto a Cosenza a ottobre. A riguardo mi confronterò con Boccia (il Francesco ex ministro, responsabile Dem di Enti locali e Autonomie, ndr), incontrando poi i referenti dei circoli malgrado si sia in fase congressuale». Ma c’è di più: in merito resterà per sempre la curiosità su cosa volesse Lino Puzzonia, grande sostenitore nel Pd della candidatura a sindaco di Nicola Fiorita fino al punto di entrare in rotta di collisione sulla stampa e attraverso “missive interne” con compagni di partito, a cui non è stato possibile prendere la parola nonostante la richiesta.


Chissà, insomma, se il noto medico volesse agganciarsi alle considerazioni irtiane sulle elezioni nel capoluogo. Che del resto, oltreché una sfida, sono una bella patata bollente sul tavolo del neosegretario, considerato come parecchi in passato usciti dalla porta Democrat adesso cerchino di rientrare dal portone con le consultazioni in cima ai Tre Colli. Un fatto che ha ingenerato appetiti famelici, tanto da determinare le solite lotte intestine. Nel partito e fuori. La prima delle quali sulla segreteria provinciale (postazione da cui qualcuno pensa di poter meglio gestire la corsa a Palazzo De Nobili) sedata a fatica proprio da Irto e soprattutto da Ernesto Alecci che si è ritrovato una guerra in casa fra i sostenitori di Giusy Iemma e Domenico Giampà.

Una resa dei conti che solo il provvidenziale rinvio del congresso ha permesso di sistemare in qualche modo (mettendo una “pezza a colore” all’evidente buco) con l’assegnazione a Iemma della presidenza dell’assemblea regionale. Meglio di niente! Mossa che ha consentito di salvare le apparenze ai suoi supporters in procinto di fare la lista insieme ad Alecci per le Comunali. Ma è chiaro che è una sorta di contentino nel tentativo di trovare nel frattempo una mediazione non unicamente con Giampà quanto pure con Salvatore Passafaro. Che pur non essendo del gruppo Alecci ha i numeri per ambire alla poltrona. Senza contare che chi vuole o deve fare all-in sulle Amministrative, sa bene come in caso di sconfitta resterebbe con un pugno di mosche in mano. Certo, un po’ a chi doveva essere (ri)pagato per l’impegno alle Regionali è stato dato, ma sono reputate briciole.

Ecco allora che, se le cose non andassero secondo i piani per il Nuovo Centrosinistra - di cui naturalmente il Pd sarà il motore con la proposta di Fiorita sebbene il prof abbia mandato un piccolo avvertimento non citando i Dem fra gli alleati in un webinar quasi concomitante all’intervento di Irto - inizierebbero a volare gli stracci. Dal momento che qualcuno si accorgerebbe di aver ottenuto assai meno di quanto bramasse e con il vertice della Cittadella occupato dal forzista Roberto Occhiuto, l’unica prospettiva nelle urne resterebbe quella delle Politiche 2023. Elezioni però limitate a una ristretta cerchia, con tanto di colpi bassi nel partito già in atto, e oltretutto un trend pro centrodestra ad oggi abbastanza netto. Ergo, più che per il Pd in passato senza drammi al governo della Regione con le maggiori città di “segno opposto” tranne Reggio, una battuta d’arresto a Catanzaro avrebbe come vittime ben individuati personaggi gravitanti attorno al partito.

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