Oliverio sempre più solo: Orlando lo snobba e impone la linea Roberti

Il vicesegretario del Pd prima a Vibo da Luciano poi a Reggio per una cena riservata si tiene alla larga dal presidente della giunta. Con lui invece il commissario Graziano che sa che la sua gestione è destinata a durare. Sempre più in discussione la ricandidatura alle Regionali

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di Riccardo Tripepi
20 maggio 2019
18:09
Mario Oliverio e Andrea Orlando
Mario Oliverio e Andrea Orlando

Il governatore Oliverio è sempre più solo. La visita del vice segretario nazionale del Pd Andrea Orlando testimonia ancora una volta il solco tracciato tra il presidente della giunta e il partito nazionale.

Dalle primarie ad oggi nessuno dei big del Pd ha visitato la nostra Regione e soprattutto il segretario nazionale Nicola Zingaretti si è ben guardato dal farsi vedere nelle città che gli hanno comunque conferito una grande messe di voti.

Finalmente, ad una settimana dal voto, è stato Andrea Orlando a rompere il tabù, ma lo ha fatto scegliendo di visitare la federazione di Vibo per sostenere la candidatura Luciano. Proprio la federazione più invisa al governatore con una candidatura a sindaco voluta da Bruno Censore che con il governatore ha in corso un duello personale.

 

Anche questo un atto simbolico. Non è un caso, inoltre, che Orlando non abbia incontrato Oliverio né ufficialmente, né ufficiosamente. Ovviamente il presidente della giunta non si è fatto vedere a Vibo, ma non c’è stato neanche a Reggio in serata per la cena che coinvolto i big del territorio (Irto, Battaglia, Falcomatà oltre al commissario Graziano) per fare il punto della situazione in vista del voto di domenica prossima. A farne le veci il capogruppo Sebi Romeo che ha manifestato il disappunto del governatore per non essere mai stato contattato dai vertici per l’accordo sui nomi da votare.

La disputa Cozzolino, che sarebbe sostenuto dalla corrente di Oliverio, e Roberti indicato da Orlando non andrà a fare altro che simboleggiare la tensione interna al Pd calabrese.

In imbarazzo il sindaco Giuseppe Falcomatà che ancora non ha ben scelto la posizione nel partito dopo il divorzio da Matteo Renzi e il ripiegamento dell’ultima ora su Nicola Zingaretti.

Una tensione che Andrea Orlando ha incoraggiato a tenere sopita almeno fino al 26 maggio. Ad urne chiuse poi si faranno i conti interni, ma la sensazione è che il commissariamento targato Stefano Graziano è destinato a durare, mentre la ricandidatura del governatore Mario Oliverio è ancora tutta da discutere. E non potrà essere slegata dalle decisioni che il partito prenderà in Umbria dove anche la vicenda di Catiuscia Marini è stata di fatto rinviata al dopo voto, seppure in maniera molto più drammatica.

Riccardo Tripepi

Giornalista
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