Pd all'anno zero, la proposta di Zingaretti: senza il simbolo alle prossime elezioni europee

La proposta del candidato alla segreteria per aprire ai cespugli della sinistra e alle associazioni ricorda il civismo lanciato da Oliverio qualche mese fa. Soltanto che adesso tra i due governatori è sceso il gelo proprio alla vigilia del vertice che deciderà le sorti del partito in Calabria

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di Riccardo Tripepi
12 gennaio 2019
17:28
Nicola Zingaretti e Mario Oliverio
Nicola Zingaretti e Mario Oliverio

Pd alle europee senza simbolo. L’idea arriva direttamente dal presidente del Lazio e candidato alla carica di segretario nazionale alle prossime primarie Nicola Zingaretti. Un modo per aprire il partito all’esterno e convogliare più consensi possibili. Ma anche per consentire di trovare spazio ai cespugli di sinistra, a cominciare da Leu, che hanno bisogno di sostegno perché non in grado di raggiungere la soglia si sbarramento fissata al 4%.

Una proposta che non convince del tutto la componente legata a Maurizio Martina, ma che in Calabria andrebbe a coincidere perfettamente con l’idea di nuovo civismo lanciata da Mario Oliverio nel momento in cui faceva partire la sua campagna per le prossime regionali. Un modo per recuperare spazio dal centrodestra e raccogliere i delusi delle varie formazioni politiche.

 

Il condizionale, però, è d’obbligo. Troppo è mutata la condizione del presidente Oliverio rispetto a qualche mese fa. Il suo coinvolgimento nell’operazione “Lande Desolate” ha rimesso tutto in gioco, comprese le alleanze per il prossimo congresso. Il silenzio del gruppo dirigente del Pd, sia nazionale che locale, sulla posizione di Oliverio ha infastidito, e non poco, il governatore ancora confinato a San Giovanni in Fiore.

Anche il silenzio di Nicola Zingaretti è stato notato e ha inceppato il meccanismo di sostegno alla mozione che pure era già stato deciso.

Mercoledì potrebbe essere una giornata dirimente anche da questo punto di vista. Matteo Orfini ha convocato a Roma i dirigenti Pd locali per discutere del caso Calabria. Il congresso regionale è fermo al palo per assenza di candidati, la giunta al momento è depotenziata dopo la misura cautelare inflitta al suo presidente e c’è già chi non aspetta altro che l’arrivo di un commissario per gestire la situazione.

Ovviamente un’ipotesi del genere è vista come il fumo negli occhi dall’ala oliveriana del partito che ha attivato tutti i propri canali per scongiurare tale ipotesi. Un commissariamento verrebbe interpretato anche come un depotenziamento dello stesso Oliverio che arriverebbe nelle condizioni peggiori per affrontare il rush finale della legislatura e le prossime competizioni elettorali. Forse anche un preambolo alla messa in discussione della sua stessa ricandidatura da uscente.

 

Si aspettano, dunque, segnali chiari da parte di Zingaretti che, almeno fino al momento, ha mantenuto un atteggiamento prudente nell’attesa che si possa chiarire in qualche modo la posizione del governatore della Calabria. Zingaretti aveva già messo in conto i voti del lupo della Sila al prossimo congresso nazionale e non vorrebbe perderli. Ma dare solidarietà in questa fase a un presidente coinvolto in una delicata inchiesta giudiziaria potrebbe essere un’arma a doppio taglio.

Ecco perché si continua a prendere tempo e si provano a trovare le soluzioni più diplomatiche per evitare che il caso Calabria possa diventare per il Pd un caso nazionale.

 

Riccardo Tripepi

Giornalista
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