Polistena, bagarre in Consiglio sul camion dei Longo e gli abusi edilizi

VIDEO | C'è un'altra intercettazione che surriscalda il dibattito politico, ma al consigliere Multari l'illustrazione non riesce: dal pubblico lo offendono, il presidente lo chiama provocatore e il vice sindaco gli ricorda una parentela 

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di Agostino Pantano
5 febbraio 2021
16:48

A mandare in fibrillazione il dibattito politico non c’è solo l’intercettazione sui tributi comunali di Polistena, che il sindaco Marco Policaro dice di non aver pagato alla cosca Longo, vista la bagarre che sta provocando la captazione che riguarda la compravendita di un camion. Di quest’ultima voleva parlare, nel recente consiglio comunale aperto, il consigliere di opposizione Francesco Multari che, interrotto prima dai banchi della giunta, poi dal presidente Borgese e infine dalle intemperanze di un cittadino nel pubblico, ha potuto esporre solo parzialmente il senso della scoperta fatta leggendo le carte dell’operazione Faust, che oltre all’arresto del sindaco rosarnese Idà, è all’origine anche delle dimissioni di Policaro che non è indagato.

«Il suocero e lo zio del sindaco – ha rivelato – stavano dialogando pure intorno ad una truffa che avrebbe subito, dopo la vendita di un mezzo, un signore che è suocero del consigliere di maggioranza Arevole e zio del sindaco». Un vendita sospetta, quella a favore del figlio di Domenico Longo, sul cui conto Multari ha provato a chiedere - «visto che dite di aiutare gli imprenditori che vogliono fare denuncia, in questo caso l’avete fatto?» - soprattutto per suffragare la richiesta che poco prima il suo gruppo aveva fatto, auspicando l’arrivo di una commissione d’accesso. Borgese ha definito «una provocazione» il focus sulla intercettazione, mentre il vice sindaco Michele Tripodi – anche lui interrompendo Multari tra gli applausi del pubblico – ha ricordato all’oppositore di essere lui stesso parente di Arevole, ovvero l’esponente della maggioranza sul cui suocero non indagato il consigliere voleva che si parlasse.


Anche dal pubblico non è mancata la ramanzina all’indirizzo di Multari, le urla di cittadino – e gli epiteti anche osceni che ha usato – hanno portato il presidente a chiedere l’intervento dei vigili, non per allontanare lo scalmanato, bensì per «tranquillizzarlo».
A dire il vero Multari, quando ha perso il filo – accusato di essere un provocatore , con l’aggravante di essere parente di un consigliere di maggioranza che in passato è stato pure assessore – stava pure illustrando una propria iniziativa, la segnalazione di un presunto abuso edilizio che coinvolgerebbe congiunti di un amministratore, e su questo punto almeno una risposta l’ha ottenuta. «Tranquillamente faremo quello che dobbiamo – ha detto Tripodi a proposito della pratica - e comunque non ci sono assessori o consiglieri coinvolti nell’abuso».

Giornalista
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