I democrat calabresi alla cena di Renzi. Ecco chi c’era e chi è rimasto a casa

L'ex premier ha riunito i fedelissimi in una villa sull’Aventino con l’intento di ricostruire la sua corrente in vista della Leopolda, dei congressi e delle Europee. L’obiettivo dichiarato è riprendersi il partito, a conferma che non ha nessuna intenzione di farsi da parte

di Riccardo Tripepi
26 luglio 2018
23:36
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Cena riservata in una villa sull’Aventino (non in senso figurato, ma proprio il colle romano) per Matteo Renzi, che ha chiamato a raccolta i suoi per provare a riprendersi il partito. Parlamentari e senatori prima di tutto, ma anche qualche esterno. I calabresi hanno risposto compatti all’appello del leader: Antonio Viscomi, Ernesto Magorno, Enza Bruno Bossio non sono mancati all’appuntamento ribadendo nuovamente la propria convinta adesione alla corrente.

 

Alla cena si sono fatti vedere poi anche il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, in rappresentanza dell’area che a Reggio si riconosce in Demetrio Battaglia e legittimato dall’aver firmato il documento renziano in direzione, e la cosentina Stefania Covello. Neanche su quest’ultima potevano esserci dubbi, considerato che è stata praticamente l’ombra dell’ex ministro Maria Elena Boschi durante la sua recentissima visita nella nostra Regione. La Covello, che proprio a Reggio, si è a lungo soffermata con la Boschi per discutere della ricostruzione dell’area in un lungo dopo cena all’Accademia alla quale ha preso parte anche Maria Carmela Lanzetta. Proprio in quella Reggio, guidata dal centrosinistra del sindaco Giuseppe Falcomatà, che è passato dall’essere uno dei principali alleati dell’ex premier ad un allontanamento progressivo che difficilmente sarà reversibile. Ovviamente il primo cittadino non è risultato tra i presenti alla cena romana.

 

L’obiettivo di ricostruire l’area, del resto, è quello che vuole Renzi che dall'Aventino praticamente ha lanciato la sua nuova opa al partito. Passando dalla Leopolda e arrivando alle europee in grado di poter risalire la china del consenso. Renzi (che su questo la pensa come Berlusconi) è convinto che i disaccordi e le differenze genetiche tra Lega e Cinque Stelle presto emergeranno e potrebbero arrestare l’ascesa delle due forze populiste che hanno saputo intercettare la protesta e il disagio di gran parte dei cittadini italiani.

 

Difficile immaginare possibili ripercussioni calabresi dove le distinzioni tra le correnti sono sempre molto flebili e renziani e non renziani si somo mischiati tra di loro più e più volte negli ultimi anni. Di certo servirà arrivare in tempi rapidi al congresso per dare un guida stabile al partito che non può continuare a versare in questo stato di debolezza. Basti pensare soltanto alla fuoriuscita in Consiglio regionale di Giuseppe Neri e Antonio Scalzo che, insieme a Franco Sergio, costituiranno il gruppo “Moderati per la Calabria”.

 

Sulla decisione di abbandonare il gruppo del Pd non è arrivata ancora nessuna reazione né dai capigruppo, né dal partito che, evidentemente, non è nelle condizioni di poter affrontare la vicenda con piglio deciso. Moltissimi sono in attesa di decifrare i nuovi equilibri prima di sbilanciarsi. Da Mimmo Bevacqua che si è sospeso dal gruppo a palazzo Campanella fino al governatore Mario Oliverio che non ha escluso la possibilità di un abboccamento con Nicola Zingaretti, ma che ancora è fermo. Non può certo permettersi passi falsi in vista di una campagna elettorale per le regionali che si annuncia parecchio complicata.

Riccardo Tripepi

 

 

Riccardo Tripepi

 

 

Giornalista
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