E adesso Graziano si ritrova un Pd in guerra. Pronta la rivolta di Oliverio e dei suoi uomini

Il nuovo commissariamento del Pd rischia adesso di spaccare il partito alla vigilia del congresso nazionale. Sul banco degli imputati Giovanni Puccio reo di non aver ben guidato la Commissione di garanzia. Ma Oliverio e i suoi si aggrappano al messaggio di Zingaretti: dopo il 3 marzo i commissari saranno spazzati via

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di Riccardo Tripepi
18 gennaio 2019
19:12

Troverà un partito in guerra il nuovo commissario inviato da Roma per guidare il Pd in questa difficile fase di transizione che lo separa dal congresso nazionale. Non a caso prima di lui in tanti avevano preferito declinare l'invito. Compreso l' ex senatore piemontese Stefano Esposito che è stato commissario soltanto per una sera.

Alla fine, anche per mancanza di ulteriori alternative, Stefano Graziano, campano e uomo vicino ai renziani di Luca Lotti, ha risposto “obbedisco" all'ordine del presidente Matteo Orfini.

Pur sapendo che il commissariamento era, ed è, malvisto in Calabria dalla quasi totalità dei segretari di circolo che avevano sottoscritto un documento unitario per provare ad impedirlo e da tutta l'area che si riconosce nelle posizioni del governatore Mario Oliverio. L'area che aveva già annunciato il proprio sostegno alla candidatura di Nicola Zingaretti alla carica di segretario nazionale e che, adesso, vede il commissariamento come una penalizzazione anche a causa di questa posizione politica.


Tutta una vasta corrente (Bossio, Adamo, Romeo, Mirabello e compagnia) che si aggrappa alle parole che Paola De Micheli, coordinatrice di Piazza Grande, il movimento di Zingaretti, ha pronunciato subito dopo l'annuncio della decisione romana. «Il commissariamento - aveva detto la De Micheli - conferma l’inadeguatezza del gruppo dirigente nazionale uscente di rigenerare il Pd nei circoli e nei territori. Con la candidatura di Nicola Zingaretti vogliamo cambiare tutto questo. Uno dei nostri impegni a partire dal 3 marzo è quello di aprire una nuova fase anche in Calabria per il rilancio del Pd e per ridare agli iscritti il potere di decidere».

Secondo l'entourage del governatore le parole sono chiare: un minuto dopo la vittoria del congresso nazionale Zingaretti azzererà le decisioni assunte dal gruppo dirigente uscente e darà immediatamente alla Calabria il potere di autodeterminarsi anche in vista delle imminenti elezioni regionali. Non è escluso, a questo punto, che per l’individuazione del candidato del centrosinistra alla carica di governatore si debba ricorrere alle primarie senza più dare per scontata la riconferma di Oliverio. Ma è proprio alle urne che il governatore e i suoi sono sicuri di poter dare la propria prova di forza, a partire dal congresso del prossimo 3 marzo.

Nel frattempo si prevedono iniziative sul territorio per mobilitare il dissenso contro le decisioni romane e l’invio del nuovo papa nero e anche per puntare l'indice contro chi ha avallato l'idea del commissariamento romano. A partire proprio dal presidente della Commissione di garanzia per il congresso Giovanni Puccio finito sul bando degli imputati anche perché tra i motivi del commissariamento la presidenza di Orfini ha inserito le inadempienze della Commissione di garanzia. Dunque per gli oliveriano Puccio sarebbe proprio tra i principali responsabili di quanto avvenuto e benedetto lungo l’asse Lotti-Magorno.

Giornalista
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