L’intervista

Primo Maggio, l’assessore Princi: «In Calabria la delega sul Lavoro pesa come un macigno»

VIDEO | Parla la vice presidente della giunta regionale: «Più che il dato sulla disoccupazione preoccupa chi si è arreso e ha smesso di cercare». La soluzione: «Operare un cambio di mentalità e puntare sulla formazione» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Claudio Labate
30 aprile 2022
18:00

«Il Presidente nell’assegnarmi la delega al lavoro, ha inteso condividere con me una grande responsabilità, quella di far cambiare passo alla Calabria. Ho sposato sin da subito questa sua visione e l’ho fatta mia».

Giusy Princi non è solo la vice di Roberto Occhiuto. In questo momento rappresenta l’emblema delle donne calabresi che si son fatte da sole e che non si tirano indietro difronte alle sfide, anche immani, che hanno difronte. A leggere le deleghe che le sono state assegnate ci si domanda come può una persona sola occuparsi, in una regione come la Calabria, di settori così vasti e delicati.


Istruzione, Formazione e Pari Opportunità, Economia e Finanze, Azioni di Sviluppo per l’area dello stretto e la Città Metropolitana di Reggio Calabria, e appunto Lavoro. Ma da donna di scuola, con le caratteristiche della dirigente affermata e di leader, sa, e lo dimostra con il suo modus operandi, che solo il lavoro di squadra può portare ai risultati sperati. «Non nascondo che è una delega molto pesante e – dice nel corso dell’intervista esclusiva alla nostra testata sul primo maggio - che assorbe la maggior parte del mio tempo per le continue vicissitudini in cui incorrono i lavoratori calabresi (licenziamenti, cassa integrazione, precariato appunto, ecc...) perché dietro ogni lavoratore, dietro ogni precario c’è in gioco l’esistenza di una persona e di una famiglia. Mi sento profondamente coinvolta in tutte le vicende che quotidianamente trattiamo con il Dipartimento interessato».

“Coinvolta” come ha mostrato di esserlo nell’iter della legge “Misure per il superamento della discriminazione di genere e incentivi per l’occupazione femminile”, recante la sua firma, e approvata dal Consiglio regionale simbolicamente proprio l’8 marzo scorso. «Il focus di questa legge – disse davanti all’assemblea regionale - è proprio l'occupazione femminile. Cercheremo di risolvere quello che è un divario retributivo che va a penalizzare le donne, un divario non sono salariale ma anche contrattuale perché la difficoltà delle donne calabresi non è soltanto l'inserimento lavorativo ma anche la permanenza in posti di lavoro stabili. La difficoltà ad avere una progressione di carriera e anche la difficoltà a conciliare uno status di vita privata familiare con quella lavorativa».

La sfida è tutt’altro che vinta. Anzi, è solo all’inizio, e sicuramente dovranno essere superati diversi ostacoli. Ma la vice presidente è conscia del contesto in cui dovrà misurarsi: «La nostra regione è caratterizzata, purtroppo, da un precariato atavico e da un gap rispetto alle altre regioni legato alla mancanza di investimenti reali sul territorio che, negli anni, hanno impedito lo sviluppo economico e sociale e favorito l’emigrazione dei giovani verso mete più ambite sia in Italia che all’estero. Il mercato del lavoro in Calabria ha visto protagoniste politiche passive del lavoro che noi vogliamo curvare in politiche attive, fornendo strumenti e non “aiuti” che soddisfano soltanto le esigenze momentanee e che poi non hanno ricadute di sviluppo duraturo sia per il singolo individuo che per l’intero territorio».

Quale scenario si è trovata di fronte non appena ha messo il naso nel settore Lavoro? E di quali dati dispone oggi il suo assessorato?
«Lo scenario è sotto gli occhi di tutti i cittadini calabresi, basti pensare che la disoccupazione giovanile è oltre il 29% ma il dato più preoccupante e sul quale c’è bisogno di soffermarsi a riflettere è l’inattività, ovvero tutte quelle persone che hanno ormai rinunciato alla ricerca di un lavoro. Bisogna fortemente contrastare questi dati e segnare una controtendenza in Calabria. La nostra politica del lavoro deve guardare non solo ai giovani ma anche a chi è fuoriuscito dal mercato del lavoro e ai disoccupati di lunga durata. Dobbiamo renderci conto che la fascia di lavoratori e lavoratrici più a rischio è quella che riguarda gli over 50 che hanno perso il posto di lavoro e per i quali è difficile trovare un nuovo impiego. C’è bisogno di una politica attiva che passi dal potenziamento dell’Osservatorio del mercato del lavoro calabrese perché attraverso lo studio attento dei dati si possano indirizzare le scelte strategiche sul lavoro».

Pandemia, reddito di cittadinanza, mala retribuzione, lavoro nero. Qual è, a parere suo, il vero ostacolo alla ripresa dell’occupazione in Calabria.
«Sono criticità non collegate tra di loro. Gli ostacoli alla ripresa dell’occupazione in Calabria vanno ricercati altrove. Occorre prioritariamente un cambio di mentalità, una rivoluzione culturale che parta dal basso : dalla scuola; dobbiamo scrollarci da dosso quel pessimismo generazionale che arresta il fare. Occorre puntare su una formazione di qualità che aiuti i giovani ad acquisire sicurezza e fiducia in loro stessi. Ovviamente noi rappresentanti istituzionali dobbiamo essere credibili dimostrando di guardare avanti e provare a cambiare il trend negativo attraverso una programmazione virtuosa che finalizzi al meglio le risorse comunitarie e nazionali creando sviluppo e nuova occupazione. C’è bisogno di azioni di sistema e non interventi spot».

Quanto può incidere la formazione su tutto ciò?
«La formazione costituisce il presupposto per l’accesso all’occupazione. Siamo di fronte ad un mercato del lavoro in continua evoluzione per cui è indispensabile la formazione, sia  per chi già lavora che per chi si appresta ad entrare nel mondo del lavoro, in una logica di integrazione delle politiche attive e della formazione. Per raggiungere obiettivi ambiziosi è importante che istruzione e formazione lavorino in sinergia per un’efficace azione di politica attiva. È stato appena approvato il programma GOL (garanzia occupabilità lavoratori) che prevede il rafforzamento della formazione professionale attraverso la qualificazione e riqualificazione dei lavoratori e permetterà loro di acquisire le competenze necessarie all’inserimento nel mondo del lavoro e al mantenimento dello stesso».

Il primo maggio, festa del lavoro è anche la festa del sindacato. Che rapporto si è istaurato con le organizzazioni calabresi e nazionali? Lo considera un valore aggiunto?
«Il rapporto con le parti sociali è stato sin dal primo momento aperto e costruttivo. Le relazioni sindacali sono fondamentali per il raggiungimento di soluzioni concrete ai problemi atavici di cui abbiamo parlato prima. Il confronto è determinante affinché ci siano delle relazioni sane e costruttive. Questo è ciò che penso, ma anche ciò che pensa il Presidente Occhiuto. Lo dice il suo modo di intendere il rapporto con tutti i sindacati sin dal primo giorno del suo mandato. Anzi, sin da prima ancora di essere eletto. Dall’elezioni in poi ha ulteriormente improntato il suo, il nostro agire di Giunta sul dialogo, sul confronto, sull’ascolto. Ovviamente è un valore aggiunto. Ma non per la Regione o per le OO.SS., piuttosto per i lavoratori tutti. Rapporti costruttivi costruiscono, rapporti distruttivi distruggono, mi pare evidente».

Lavoro fa rima anche con sicurezza. Come si sta muovendo la Regione per garantirla, e farla garantire, sul posto di lavoro?
«Ritengo che la formazione sulla sicurezza sia fondamentale, perché attraverso la conoscenza dei pericoli si fa prevenzione. A tal fine, ho intrapreso con l’Anmil Calabria (Associazione Nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) un’interlocuzione per la diffusione della cultura sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro attraverso iniziative mirate di prevenzione e sensibilizzazione, nonché di educazione e formazione dei giovani. Volendo privilegiare un approccio di programmazione intersettoriale rispetto a quello emergenziale nell’attuazione dei compiti assegnati alla Regione in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, in particolare nei settori più a rischio di infortuni,  ho dato indirizzo  al Dirigente Generale del Dipartimento Lavoro e Welfare di istituire un tavolo tecnico cui attribuire compiti di studio, analisi, programmazione e proposta per la realizzazione di interventi di prevenzione a tutela della salute dei lavoratori e della sicurezza sui luoghi di lavoro al fine di: favorire  e organizzare campagne di sensibilizzazione, conoscenza e informazione rispetto alle problematiche connesse a tali materie, svolgere azioni di monitoraggio sull'attuazione della normativa vigente in tema di sicurezza e regolarità del lavoro e di valutazione degli interventi. Al tavolo tecnico, oltre che dai Dirigenti Generali dei competenti Dipartimenti regionali, sarà rappresentato dalla Direzione regionale Inail, dalla Direzione regionale Inps, dell’l’Ispettorato del Lavoro territorialmente competente e dagli organismi paritetici di settore».

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