Riduzione dei parlamentari, referendum vicino: ecco cosa ne pensano i calabresi

VIDEO | Salvo un probabile rinvio per l'emergenza coronavirus, il 29 marzo gli italiani saranno chiamati a decidere sul taglio di un terzo del numero di deputati e senatori

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di Rossella  Galati
2 marzo 2020
15:07

C’è ancora qualcuno che non sa che domenica 29 marzo dalle 07.00 alle 23.00 gli italiani saranno chiamati a rispondere al quesito referendario sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. Si tratta di un referendum confermativo che, a differenza di quelli abrogativi, per la sua validità non richiede il raggiungimento del quorum. In caso di vittoria del sì, i parlamentari passerebbero da 945 a 600: con 115 poltrone in meno al Senato e 230 alla Camera dei Deputati. E un risparmio di 100 milioni di euro lordi l’anno, per alcuni poco rilevante rispetto alla totalità della spesa pubblica. Il testo del quesito referendario è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - Serie generale - n. 240 del 12 ottobre 2019?». 

Sfiducia nella politica

Qualora l’appuntamento con le urne dovesse rimanere confermato, considerato che da più parti in queste ore si chiede al governo di rinviare il referendum a causa dell’emergenza coronavirus, tuttavia pare sia il meno sentito nella storia repubblicana poiché poco incide sulla vita degli italiani, e quindi anche dei calabresi, sempre più sfiduciati dalla politica. «La gente è sfiduciata perché i nostri politici fanno quello che vogliono – dice un cittadino  catanzarese  -: una volta c’è stato un referendum per non finanziare più i partiti. La maggior parte della gente ha risposto di non dare i soldi, il giorno dopo hanno fatto come hanno voluto». «Io non ho mai avuto fiducia nei politici perché quando vanno al potere pensano solo ai loro interessi – aggiunge un altro cittadino -, vanno per litigare senza pensare ai bisogni dei cittadini, dei pensionati, delle imprese che stanno chiudendo. Ma che Italia è questa?».

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