Giustizia

Referendum, la Camera penale di Palmi denuncia: «Partiti e media hanno imposto il silenzio»

VIDEO | Nel dibattito con giornalisti, amministratori e intellettuali per promuovere i 5 è stata ribadita anche l'insufficienza della riforma Cartabia 

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di Agostino Pantano
10 giugno 2022
15:00

Scelgono uno slogan di protesta, gli avvocati della Camera penale di Palmi che, nella loro iniziativa per i 5 sì al referendum, hanno parlato della necessità di «rompere il silenzio». A 3 giorni dal voto, nella villa comunale della cittadina sede giudiziaria tra le più impoprtanti in Calabria, al tavolo formato dal presidente Giuseppe Milicia si sono alternati giornalisti, imprenditori, sindaci e giuristi, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica intorno ai quesiti finiti nel cono d’ombra. «I partiti non rappresentano più i cittadini – ha detto l’editorialista Ilario Ammendolia – ed è per questo che si sono disimpegnati obbedendo ad blocco giudiziario mediatico che ha imposto il silenzio». «Per mesi – ha argomentato l’avvocato Pasquale Simari – di referendun non si è proprio parlato né in tv né sui giornali, il risveglio di questi giorni non discolpa nessuno dalla grande responsabilità rispetto al rischio che si corre nel vedere vanificati gli sforzi».

Dopo l’introduzione dell’avvocato Maria Teresa Santoro, un invito a non disperdere il senso politico della mobilitazione in corso, è venuto dal giornalista Pasquale Motta. «Sui temi della giustizia giusta – ha detto – esiste uno spazio enorme che può essere occupato anche al di là del referendum, caratterizzando proposte politiche che vadano nella direzione di quanto sia la Costituzione sia l’Europa chiedono all’Italia: evitare lo strapotere di parti della magistratura che in combutta con spezzoni della grande stampa restringono gli spazi di libertà e mortificano ogni garanzia».


Un accento su quel che avverrà dopo il referendum, è stato posto anche dagli avvocati Tonino Napoli e Nico D’Ascola, il primo ha ricordato che per i penalisti «la riforma Cartabia è solo una premessa non sufficiente», mentre l’altro – ex sottosegretario ai tempi del governo Berlusconi – ha attaccato il movimento 5stelle definendolo «partito giustizialista». Contributi al dibattito sono arrivati poi fra gli altri dagli avvocati Armando Veneto, Domenico Ceravolo e Salvatore Maggio, dall’imprenditore Luigi Longo, dallo scrittore Mimmo Gangemi e dal sindaco Pierpaolo Zavettieri, 

Giornalista
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