Reggio Calabria, la minoranza della Metrocity contro Falcomatà: «Servono fatti»

I consiglieri metropolitani: «Da parte dei vertici, atteggiamenti e decisioni che sembrano funzionali ad una vera e propria campagna elettorale»

di Redazione
6 aprile 2020
16:54

«Rappresentiamo quella che altrove non esiste, cioè la minoranza in Consiglio Metropolitano. Ci siamo così determinati, fin dal primo giorno a causa dell’atteggiamento, mai sopito, di prevaricazione e di decisioni preconfezionate, forti di numeri a voi favorevoli – a dire il vero sempre più risicati, per il fenomeno della trasmigrazione». Così in una nota i consiglieri metropolitani di minoranza Pierpaolo Zavettieri, Eduardo Lamberti Castronuovo, Luigi Dattola e Giuseppe Zampogna.

«Abbiamo sempre cercato di fare ciò che le leggi della democrazia consentono. Opposizione non precostituita e, talvolta, forti della nostra onestà intellettuale, abbiamo manifestato consenso allorquando sono state prese decisioni in favore della popolazione», fanno presente.

 

«Clima da campagna elettorale»

«Ora, aggiungono, la misura è colma. Stiamo assistendo ad una serie di atteggiamenti, decisioni, delibere dei vertici della Città Metropolitana, che non solo non ci convincono ma, sembrano funzionali ad una vera e propria campagna elettorale. È appena il caso di ricordare al sindaco che, mentre ostentava una ferma vigilanza presso il porto di Villa San Giovanni, annunciando al mondo intero che mai avrebbe fatto entrare gente proveniente dal nord nella “sua” città, la protezione civile faceva ricoverare, presso una nota struttura alberghiera, oltre 30 cittadini peloritani cui era stato impedito il traghettamento».

Per l’opposizione metropolitana «È davvero seccante vedere attribuirsi meriti, come si potrebbe fare quando utilizziamo risorse personali,  mentre si elargiscono fondi pubblici, oggi per iniziative culturali, domani per l’acquisto di presidi sanitari piuttosto che per interventi di edilizia, senza nemmeno consultare il Consiglio preventivamente, ciò compete certamente alla P.A. che rappresentiamo e rappresentate, ma ciò che contestiamo e la roboante pubblicità e l’amplificazione data ad un gesto che sarebbe stato opportuno fare in silenzio, senza attribuirsi meriti, quando trattasi di doveri specifici e per di più con spese a carico della comunità».

 

«Potenziare le strutture sanitarie»

«Vorremmo, non solo per questo momento emergenziale ma anche dopo condurre insieme delle battaglie per assicurare gli interventi necessari ad aumentare la potenzialità delle strutture sanitarie del nostro territorio. Fortuna ha voluto, rimarcano, che il contagio non abbia raggiunto i numeri delle zone rosse vere ma se così non fosse stato e, speriamo non lo sia in futuro, ci saremmo trovati impreparati e senza alcuna difesa».

«Sinceramente giudichiamo, senza alcun desiderio di fare polemica, molto triste questo atteggiamento, volto chiaramente ad una forma di recupero di quella popolarità persa in cinque anni di assenza nella gestione delle problematiche del territorio metropolitano ed oggi nel mondo della sanità che non siano state intitolazioni di strade e piazze, per recuperare consenso.

 

Adesso apprendiamo, in regime di prorogatio per cause di forza maggiore e in un momento in cui ci stiamo tutti affannando per vedere come fare per difendere e difenderci da un pericolo reale che sta falcidiando mezzo mondo, che l’ineffabile amministrazione si appresta a concedere posizioni organizzative per diverse migliaia di euro a una sparuta minoranza di graziati fedelissimi».

 

«Un progetto già stigmatizzato dal sindacato Cisl - affermano -  in un documento chiaro e circostanziato sottoscritto anche dalla Cgil, notoriamente e ideologicamente vicina alla amministrazione, riportante una serie di ragioni che facciamo nostre. Prima fra tutte che, in regime di prorogatio forzato, durante il quale gli uffici operano a scartamento ridotto, non si comprendono le motivazioni di tali ventilati provvedimenti ed in base a quali norme siano stati assunti».

 

Il caso dei buoni pasto

«A questo argomento, per il quale rimandiamo al documento sindacale, di cui abbiamo preso visione, va ad aggiungersi un’altra trovata che – invece – andrebbe a ledere i legittimi interessi dei lavoratori e, guarda caso, solo della Città Metropolitana e non già del comune o meglio dei 97 comuni.  Si tratta dell’utilizzo dei buoni pasto che, senza alcuna contrattazione sindacale prevista dalla legge, verrebbero, sic et simpliciter, dirottati altrove. Sia pure fosse per l’emergenza coronavirus, andrebbero discussi senza la possibilità di attribuirsi meriti donatori con la tasca altrui».

«Una nota di protesta veemente va anche scritta contro il maldestro uso delle casse della Città metropolitana, utilizzate per sopperire a quelle del Comune di Reggio che è pur sempre una delle 97 componenti l’ex provincia ma non certamente l’unica: prova ne è l’assoluta mancanza di provvidenze per gli altri comuni».

«Sulla base di queste brevi ma importanti considerazioni – conclude la minoranza della Metrocity – chiediamo al vertice della Amministrazione di desistere dai prospettati provvedimenti coinvolgendo il Consiglio Metropolitano chiedendo più fatti e meno parole».

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