Reggio, un intero territorio in “default”. E la politica si nasconde

Il dissesto conclamato della Asp mette ancora più in difficoltà una città che dopo il commissariamento non è riuscita più a sollevarsi. Completamente inefficaci i parlamentari di vecchi e nuovi partiti

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di Riccardo Tripepi
7 giugno 2019
12:30

Una città in braghe di tela. Il default dell’Asp di Reggio, che segue lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, segna un ulteriore passo verso l’ingovernabilità di un territorio totalmente privo di punti di riferimento e di speranze per il futuro. Non solo. Anche il Comune si trova in situazione analoga. Dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, sotto la consiliatura Arena e la lunga gestione commissariale, adesso che il mandato di Giuseppe Falcomatà volge al termine la situazione dei conti è sempre sul rosso fisso.

Soltanto la proroga al 31 luglio, concessa dal governo nazionale, ha consentito di evitare il dissesto dopo la decisione della Corte dei Conti di ridurre da 30 a 10 gli anni in cui restituire i mutui contratti per gestire il deficit. Una catastrofe per palazzo San Giorgio che, già con il termine trentennale, era in difficoltà a gestire l’ordinario.

 

Pertanto, la lettera aperta del sindaco alla cittadinanza dopo il default dell’Asp è apprezzabile dal punto di vista della sensibilità politica, ma è sintomo anche di una città che non sa più a che Santo votarsi se non a una presa di coscienza collettiva o a uno sforzo comune “per battere i pugni” su non meglio precisati tavoli istituzionali.

La verità è che, nella malaugurata ipotesi che anche il Comune dovesse rimanere travolto dai conti in rosso, sarebbe un’intera città a poter finire in default con le pesanti conseguenze che si possono facilmente immaginare.

Fa bene Falcomatà a sottolineare, nella sua lettera, «il fallimento di intere classi dirigenti», ma esiste anche un fallimento dei partiti nella gestione attuale, così come si dimostra l’inefficacia dei commissariamenti che si susseguono a tutti i livelli senza riuscire ad estirpare corruzione e condizionamenti.

 

In ogni caso serve che qualcuno, più che offrire “spalle sui cui piangere”, prospetti soluzioni concrete per il futuro di questa città. Il primo cittadino può fare poco evidentemente, ma dove sono i deputati eletti in questo territorio? La messe di voti consegnata ai Cinque Stelle che fine ha fatto? Fosse servita esclusivamente a produrre il decreto sanità, praticamente un’altra legge speciale per una Regione fuori controllo, sarebbe davvero poca cosa.

 

Ma anche i partiti tradizionali, dal Pd a Forza Italia, oltre a litigare tra le fazioni interne e preparare agguati per le candidature, hanno nel loro programma la strategia per venire fuori da questo stato di crisi?

Al momento non risulta niente. Ed è grave ed inaccettabile. I superstiti cittadini di Reggio, ancora non travolti dalle continue ondate di emigrazione che hanno impoverito come non mai la città, non meritano questo trattamento e questa considerazione. E non meritano soprattutto di vivere in una città che non è in grado di offrire i servizi minimi essenziali e non ha i fondi per poterli ripristinare o per poterne programmare la ricostruzione.

Giornalista
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