Regionali, per Oliverio il Pd è stato “venduto” a de Magistris: stavolta troverà il coraggio di rompere?

Il dissenso verso le scelte dei vertici democrat si allarga. L’ex governatore pronto a lanciare un movimento contro l’ipotesi di un patto di desistenza a favore del sindaco di Napoli. Parole dure anche da parte del professor Enzo Ciconte

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di Pa. Mo.
9 luglio 2021
17:07
Oliverio a Corigliano per la presentazione del suo libro. Nel riquadro, Enzo Ciconte
Oliverio a Corigliano per la presentazione del suo libro. Nel riquadro, Enzo Ciconte

Il Pd ormai è in stallo completo. Sono privi di un candidato. Sono privi di una coalizione. Sono privi di un programma di governo e di una strategia condivisa negli enti locali. Sono privi di una visione della società calabrese. Il gruppo dirigente nazionale del Pd, continua a ignorare la realtà.

Ripropone ossessivamente, quasi come un mantra: bisogna decidere insieme alla coalizione. Ma di quale coalizione parlano Letta, Boccia e Graziano? Quella con il M5s, per esempio, è difficile che allo stato possa vedere la luce, considerato il livello di lacerazione dei gruppi parlamentari. E, inoltre, come scrivevamo qualche giorno fa, i pentastellati, al momento, non hanno neanche la disponibilità del simbolo. Tant’è che la sindaca di Roma, Raggi, presenterà un simbolo diverso per non incorrere in eventuali ricorsi. Insomma, se il grillismo è allo sbando a Roma figuriamoci in Calabria dove non ha mai visto la luce. Eppure, per Boccia, Letta e Graziano si decide insieme ad una coalizione che, allo stato, risulta essere un’alleanza fantasma.


In un individuo, un tale comportamento sarebbe considerato come disturbo mentale, esattamente un disturbo dissociativo, la diagnosi sarebbe implacabile: psicopatologia dissociativa. Tuttavia, siccome i partiti e le loro oligarchie sono soggetti collettivi, la patologia non può essere affidata alla cura degli psichiatri ma, al massimo, oggetto dell’osservazione di ricercatori di antropologia politica.

A parte le battute, quello che appare evidente, invece, è che tutto ciò, sia semplicemente una manfrina che nasconde una doppia verità: qualcuno ha venduto il Pd calabrese alle destre da un lato e, a de Magistris, dall’altro. Boccia e Graziano sarebbero i maggiori indiziati di questa vendita, almeno secondo alcuni autorevoli protagonisti della sinistra calabrese.

Quella che potrebbe sembrare solo una supposizione, tuttavia, sembra essere confermata dalle prese di posizione di alcuni autorevoli personalità della sinistra calabrese. Nelle ultime ore, infatti, sia il prof. Enzo Ciconte che l’ex Presidente della Regione Mario Oliverio lo avrebbero denunciato senza tanti giri di parole. Entrambi impegnati nella presentazione di due libri, il primo presso la UBIK di Catanzaro Lido e, il secondo, a Rossano. Mario Oliverio, è stato chiaro, è sua convinzione che a Roma qualcuno abbia dato il via ad un patto di desistenza con de Magistris: «Se qualcuno avesse immaginato un patto del genere - ha esordito -, con il populismo di de Magistris ha fatto male i conti, perché di fronte ad una tale ipotesi, personalmente, non starò fermo».

L’ex governatore nell’intervento conclusivo dell’iniziativa di presentazione del libro di Michele Drosi sulla sua esperienza di governo, questa volta, a differenza di interventi precedenti, ha affermato con fermezza che se il gruppo dirigente del Pd non cambierà rotta, non consentirà che il patrimonio di esperienza politica della sinistra calabrese possa venir disperso dalla «strategia della desistenza» tesa a favorire il sindaco di Napoli.

«Non possono essere accettati patti di desistenza a favore di candidati populisti che sono scesi in Calabria per autocandidarsi a Presidente nella nostra Regione, dopo aver fallito nel governo della propria città - ha affermato Oliverio - una eventuale posizione del genere, infatti, ci indurrà a mettere in campo un movimento, liste e candidati. Accettare supinamente e passivamente questo disprezzo verso il popolo della sinistra calabrese non è possibile».

Gli fa eco il prof. Enzo Ciconte da Catanzaro Lido. «Non fa piacere vedere un Partito democratico ridotto in queste condizioni: come una colonia, in cui cinque persone si arrogano il diritto di decidere per decine e decine di migliaia di elettori calabresi che votano Pd e credono nel Pd. È una situazione intollerabile in condizioni normali ma succede solo in Calabria perché in fondo della Calabria non importa nulla a nessuno».

Parole pesanti di quelle di Ciconte, uno dei massimi esperti di antimafia del Paese, con un passato di dirigente e parlamentare del Pci. E aggiunge: «Continuerò a fare battaglia e a essere presente sulle questioni calabresi a modo mio, scrivendo libri e articoli, andando nelle scuole e dopo le lezioni cercando assieme agli altri di mettere in piedi una nuova classe dirigente».

La galassia del Pd e della sinistra, dunque, è in rivolta verso la strategia sorda dei democrat e messa in campo da Letta, Boccia e Graziano. A questo punto, Mario Oliverio, al netto delle proprie responsabilità sullo stato dei gruppi dirigenti della sinistra calabrese, non fosse altro per i ruoli ricoperti in passato, ha di fronte a sé, comunque, uno spazio politico ed elettorale enorme. La gran parte della sinistra calabrese, infatti, guarda con estrema diffidenza alla sinistra populista e minoritaria che si sta coalizzando intorno a de Magistris e vede come fumo negli occhi la linea della rinuncia della segreteria nazionale del Pd.

Alla luce di ciò, se Oliverio mettesse in campo un punto di vista di tenuta identitaria di tipo riformista, potrebbe avere un discreto successo elettorale e potrebbe rappresentare un punto di partenza importante sul quale ricostruire le basi della sinistra calabrese. Tuttavia, l’interrogativo che in tanti si pongono nel mondo della sinistra calabrese post comunista, soprattutto, coloro i quali conoscono molto bene il profilo politico dell’ex presidente della regione, è il seguente: Oliverio, avrà il coraggio di andare fino fondo a questa volta? La domanda è lecita, considerato che, l’ex governatore, tante volte si è ritrovato ad annunciare grandi iniziative politiche di rottura ma, poi, alla fine, ha sempre rinunciato. L’incatenamento sulla Sanità e la stessa battaglia per la sua ricandidatura, tanto per citare alcuni esempi, furono alcune delle dichiarazioni di guerra che non approdarono a nulla. Sarà questa la volta buona? 

Giornalista
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