Regione Calabria: Coronavirus? La politica continua a litigare per le poltrone

La maggioranza si divide sulle commissioni nel pieno dell'emergenza. Lega e Fdi non cedono, ma Fi potrebbe avanzare nuove pretese. Lotta cruenta tra Sculco e Aieta

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di Pietro Bellantoni
8 aprile 2020
18:49

Nel pieno dell'emergenza coronavirus la politica calabrese continua a litigare. Quasi superfluo specificare l'oggetto del contendere: incarichi, gli ultimi strapuntini rimasti.
Nello specifico: le commissioni del consiglio regionale.

Ce ne sono in tutto sette, ma una – la Vigilanza – spetta all'opposizione (andrà al dem Carlo Guccione).

Centrodestra di nuovo nel pantano

È sulle altre sei che il centrodestra la sta tirando per le lunghe, malgrado fuori dal palazzo impazzi la crisi scatenata dal Covid-19. Il senso di responsabilità non sembra abbondare, dalle parti della maggioranza. E così, dopo il teatrino sull'insediamento dell'assemblea, rinviato per ben due volte, e i ritardi nella formazione della giunta, il centrodestra si è impantanato di nuovo, di fatto rallentando l'azione legislativa del parlamentino regionale in una fase drammatica per tutta la Calabria.

Lo stallo nelle trattative, mai avviate ufficialmente, al momento sembra insuperabile, al punto che il bilancio regionale, che dovrà essere licenziato inderogabilmente entro il 30 aprile, sarà approvato direttamente in Consiglio, senza il preventivo passaggio nelle commissioni per l'esame di merito.
Forzature istituzionali necessarie, in un momento di emergenza sanitaria ma anche di estrema fragilità politica.

Il centrodestra continua a litigare

Il centrodestra, dopo la disfida per i posti nel governo Santelli – con Forza Italia che, praticamente, ha portato a casa quasi tutta la posta in palio –, continua a litigare su tutto e non riesce a trovare un accordo sulle commissioni.

Lega e Fratelli d'Italia vorrebbero compensare il ridimensionamento in giunta con due commissioni a testa. Non due qualunque, ma le più importanti: Affari istituzionali, Bilancio, Sanità e Ambiente.

Quanto avvenuto poche settimane fa, turba ancora i sonni dei maggiorenti salviniani e meloniani. «Santelli e Fi hanno già cambiato le carte in tavola, nominando ben quattro assessori e il presidente del Consiglio. Chi ci dice che il copione non si ripeterà anche stavolta?», si chiede un consigliere di maggioranza particolarmente critico rispetto alle scelte della governatrice.

La domanda non è retorica, perché in effetti i berlusconiani non mostrano ancora segni di sazietà, in barba al manuale Cencelli.

Cosa pretendono i berlusconiani

Gli azzurri pretendono infatti anche la guida di una commissione, forse quella Sanità, su cui avrebbe lanciato un'opa il consigliere reggino Domenico Giannetta.
Santelli, tuttavia, non può assecondare i suoi compagni di partito così a cuor leggero, perché quella stessa commissione sarebbe in cima ai desideri della Casa della libertà e, in particolare, di Baldo Esposito, che già ha masticato amaro per la mancata elezione al vertice dell'Astronave.

La presidente calabrese può permettersi di dare un altro smacco a una lista che le ha portato in dote 50mila preferenze?

Accontentare tutti, ma come?

Certo, si potrebbe provare ad accontentare un po' tutti, magari riducendo le ambizioni della Lega, che ha già espresso il vicepresidente della giunta (Nino Spirlì). Ma chi tra gli scalpitanti Pietro Molinaro (che vuole il Bilancio) e Pietro Raso sarebbe disposto a fare un passo indietro? Nessuno dei due, per adesso. E Santelli deve tener conto anche delle singole, irriducibili, posizioni, le quali, se non appianate, rischiano di non far tornare i conti generali.

Una grana in piena regola, senza contare che una commissione la gradirebbero anche l'Udc e il gruppo “Santelli presidente”.
Sono tante, dunque, le tessere ancora prive di un proprio spazio nel puzzle generale.

Il mancato accordo sulle commissioni, peraltro, stoppa quello sui capigruppo. A due settimane dall'insediamento dell'assemblea, e in violazione delle prassi del consiglio regionale, ci sono formazioni politiche che non hanno ancora nominato il proprio presidente: Fi, Cdl, “Santelli presidente” e, da ultimo, anche il gruppo di minoranza Democratici progressisti.

La guerra dei Democratici

La guerra in Dp è, se possibile, ancora più cruenta. Entrambi i componenti, Flora Sculco e Giuseppe Aieta, pretendono la presidenza.

La consigliera crotonese – che continua a sventolare l'investitura ottenuta lo scorso 18 marzo dai vari coordinatori territoriali e dai candidati non eletti della lista – accusa Aieta di opportunismo, dal momento che l'ex sindaco di Cetraro avrebbe inizialmente manifestato l'intenzione di aderire al gruppo del Pd.

Aieta, dal canto suo, chiede agli uffici di Palazzo Campanella di far valere il principio che, in caso di “parità”, assegna la presidenza al consigliere più anziano.

Come finirà? Difficile avanzare ipotesi. Quel che è certo è che il clima da unità nazionale dettato dall'emergenza non sembra aver contagiato la politica calabrese.

bellantoni@lactv.it

Giornalista
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