Consiglieri regionali già al “lavoro”, nominati i primi portaborse: chi sono e quanto prendono

Prima infornata di nomine a Palazzo Campanella. I politici iniziano a riempire di collaboratori i loro staff. Spesso si tratta dei cosiddetti “capi elettori” (o i loro parenti), che vengono così ricompensati per il supporto elettorale

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di Pietro Bellantoni
6 marzo 2020
12:58

E si comincia davvero. I neo consiglieri regionali della Calabria hanno già iniziato a fare una delle cose che riesce loro meglio: nominare i propri portaborse.

Come funzionano gli staff

Ogni eletto ha a sua disposizione uno staff, una «segreteria particolare», al cui interno trovano spazio sia i dipendenti del Consiglio, della giunta e di altre amministrazioni pubbliche – che vedono così crescere la loro busta paga grazie alla famigerata «indennità di struttura» – sia membri esterni. Tutti scelti in modo discrezionale e insindacabile dal politico di turno (a patto che non intercorrano rapporti di parentela «in linea retta o collaterale, né di affinità entro il terzo grado, né legame di coniugio»).

Nomine legittime, ma...

È una prerogativa del tutto legittima, ma che nel tempo ha permesso ai consiglieri di ogni colore politico di alimentare poco commendevoli pratiche clientelari e privatistiche, peraltro con i soldi dei calabresi.

Nelle strutture molto spesso ci finiscono i cosiddetti “capi elettori” (o i loro parenti), ovvero i titolari di pacchetti di voti che vengono così ricompensati per il loro supporto elettorale.

I numeri aiutano a capire l'entità del fenomeno. Ogni consigliere semplice ha la facoltà di nominare un componente interno più due esterni “sdoppiabili”. Che significa? Che, a parità di costi, il consigliere regionale la possibilità di dividere l'incarico al 50%. In questo modo, i portaborse estranei al Consiglio guadagneranno un po' meno, ma saranno quattro anziché due.

Di certo conveniente, per il politico che dispone le nomine. I margini di manovra aumentano per i capigruppo e i presidenti di commissione, che hanno la facoltà di indicare tre dipendenti pubblici più altri quattro esterni sdoppiabili.

Le prime nomine della legislatura Uno dei primi a infoltire il proprio staff è stato il forzista reggino Giovanni Arruzzolo, che ha chiesto e ottenuto l'assegnazione di Antonio Cammareri, dipendente del Consiglio, il cui incarico si risolverà nel gennaio 2025 (data della presunta fine della legislatura) «salvo revoca anticipata della nomina, o sospensione o cessazione per qualsiasi causa» di Arruzzolo stesso.

Quanto all'indennità di struttura, l'Astronave, per Cammareri, ha già previsto una spesa pari a quasi 53mila euro, suddivisa per tutti gli anni di incarico.

Non ha perso tempo neppure il consigliere di minoranza (“Io resto in Calabria”) Marcello Anastasi, che sarà affiancato da Domenico Italiano, anche lui componente interno. La spesa relativa sarà superiore ai 60mila euro in cinque anni.
Anche la leghista Tilde Minasi ha fatto presto: nel suo staff ci sarà (da interno) Massimo Pascale, per una indennità di struttura pari a 63mila euro.

L'altra donna presente in Consiglio, Flora Sculco (Dp), ha ottenuto la nomina di Preziosa Vadalà (interna), per una spesa di poco inferiore ai 50mila euro.

Non è finita: altre nomine in arrivo

Si tratta di una prima, esigua, infornata di collaboratori. Dopo la ripartizione delle varie cariche politiche, anche gli altri consiglieri procederanno con le nomine dei (tanti) portaborse. Lo farà anche Carlo Guccione, che pochi giorni fa ha ottenuto un nuovo collocamento in aspettativa non retribuita per lo svolgimento del mandato elettorale.

L'esponente del Pd è un dipendente di ruolo del Consiglio stesso, entrato in organico nei primi anni 2000 grazie al famoso “concorsone”.
Anche lui era, insomma, uno dei tanti portaborse. Da molti anni, però (è alla terza legislatura), la borsa se la fa portare.

bellantoni@lactv.it 

Giornalista
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