Regione, la storia del bando lumaca sui borghi: 100 milioni per 75 Comuni e privati nel limbo

Nino Spirlì annuncia lo sblocco dei finanziamenti stanziati da Oliverio per gli insediamenti storici ma per i 36 milioni di euro destinati agli imprenditori toccherà aspettare ancora. Ecco cosa è successo nelle ultime due legislature intorno a questo progetto

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di Camillo Giuliani
5 dicembre 2020
21:33
Il borgo di Roghudi
Il borgo di Roghudi

I soldi li ha messi Mario Oliverio, gli applausi - postumi, per sua sfortuna - li prenderà Jole Santelli. Sembra questo l'esito della telenovela sui borghi calabresi e del relativo finanziamento da 136 milioni di euro che praticamente tutti i comuni della regione aspettavano di conoscere da tempo. Il bando per valorizzarli risale infatti all'estate del 2018, quando a guidare la Cittadella era il politico sangiovannese, che decise di stanziare per gli insediamenti storici una cifra da record per l'Italia. Scelta nobile ma poco fruttuosa, visto che fino ad oggi dalle casse della Regione non è ancora uscito un euro per finanziare i partecipanti all'avviso pubblico.

L'assalto alla diligenza

Quando quest'ultimo venne pubblicato ci fu una specie di assalto alla diligenza, visto il budget a disposizione. Le domande furono 396, i comuni calabresi sono 404. La regione è composta solo da borghi e non ce n'eravamo accorti prima del bando? No, ma i criteri per la selezione delle proposte ammissibili non erano particolarmente restrittivi, tanto da convincere praticamente tutti gli amministratori di città e paesi con un centro storico – o qualcosa di assimilabile, magari in qualche remota frazione del proprio territorio – di poter concorrere per ottenere finanziamenti che potevano arrivare fino a un milione e mezzo di euro. Basti pensare che partecipò perfino Catanzaro (pur risultando tra i non ammessi), un capoluogo regionale con quasi 90mila abitanti: non esattamente l'identikit tipico del borgo, per così dire.


Una strana proposta a ridosso del voto

Arrivati all'autunno del 2019, però, nella sede della Regione iniziò un inatteso viavai. Il periodo, scherzi del calendario, era lo stesso in cui l'ormai ex governatore puntava a riproporre la sua candidatura per un secondo mandato alla Cittadella da leader del centrosinistra. Numerosi sindaci vennero convocati ufficiosamente a Germaneto – e non partì mai una smentita ufficiale a riguardo dagli uffici regionali – per ricevere una proposta che suonava più o meno così: invece di un milione e mezzo a pochi progetti, daremo qualche centinaio di migliaia di euro a tutti per non scontentare nessuno; il resto arriverà nella prossima consiliatura, grazie un nuovo maxistanziamento da 300 milioni per i borghi. Quell'offerta però, complice forse il sempre più evidente ridursi delle chances di vedere Oliverio sfidare il centrodestra alle elezioni, suscitò più indignazione che gradimento tra gli amministratori interessati. E sul bando calò nuovamente il silenzio fino a gennaio di quest'anno, quando sulla pagina web ad esso dedicata apparve finalmente la prima graduatoria, non nella sua versione definitiva, relativa ai Comuni ammessi. La lista comprendeva 359 centri, tre in meno di quelli ammessi inizialmente, tutti in lotta per attingere ai 100 milioni ad essi destinati. L'importo venne pure impegnato in bilancio.

Il silenzio sui fondi ai privati

E gli altri 36 milioni? Quelli erano per finanziare i privati intenzionati a contribuire allo sviluppo turistico dei territori premiati dal bando. Parecchi imprenditori avevano anche messo mano al portafogli in attesa dell'esito dell'istruttoria, certi che la semplice ammissione al finanziamento fosse sufficiente a garantirgli il recupero dell'investimento. Di graduatorie, però, nel loro caso non si vedeva ancora l'ombra, né se n'è vista dopo. Un silenzio assordante, intervallato da voci sui cambi della commissione giudicatrice e nulla più. L'unica certezza per loro era che l'attuale Giunta su quel bando aveva idee diverse da quelle della precedente.

Spirlì ingoia il rospo

Il primo a non credere nell'impostazione del bando era Nino Spirlì. Che a fine estate – quando era ancora assessore alla Cultura, il settore che si occupava dell'avviso – confessò proprio a LaC di ritenere «pedestre» quanto fatto dai suoi predecessori. L'attuale presidente f.f. stroncò l'ipotesi di una distribuzione a pioggia dei fondi tra tutti gli ammessi. Fosse stato per lui avrebbe annullato i bandi per riscriverli da capo, ma la crisi generata dalla pandemia lo aveva convinto a «ingoiare il rospo» pur di non rimandare indietro in un momento come quello che stiamo vivendo il denaro, fondi Fsc della programmazione 2000-2006 rimasti inutilmente in cassa per un ventennio. Dare soldi a tutti sarebbe stato come dilapidarli a suo modo di vedere, «perché i soldi o si investono o si sprecano». I Comuni beneficiari dello stanziamento, dichiarò, sarebbero stati solo una settantina.

Le promesse ancora da mantenere

Erano i primi di settembre e Spirlì aggiunse due promesse. La prima era quella di proporre e far approvare entro la fine dell'anno una nuova legge regionale che individuasse i “veri” borghi calabresi, una quarantina al massimo secondo le stime del leghista. Che ipotizzò anche il modo di finanziare la norma: per la Cultura, infatti, in Calabria sarebbero in arrivo 400 milioni di ulteriori fondi per il periodo 2021-2027.
La seconda, invece, era che di lì a pochi giorni sul sito dedicato al bando sarebbe apparsa finalmente la graduatoria definitiva dei Comuni finanziati dal bando oliveriano.

L'annuncio dello sblocco

Arrivati al 5 dicembre non ci sono ancora né la legge regionale né la graduatoria definitiva degli enti che prenderanno i finanziamenti. In compenso ieri il presidente regionale e i dirigenti che lo hanno assistito hanno annunciato in pompa magna che la situazione si è sbloccata grazie alla firma di un accordo di programma tra la Regione e l'Agenzia per la Coesione territoriale e che i Comuni finanziati saranno 75. Una curiosità: se la gradutoria definitiva dovesse coincidere con quella provvisoria resterebbero fuori alcuni centri che già oggi sono inclusi nell'elenco dei borghi più belli d'Italia. «In sei mesi (che in realtà sono otto, nda) siamo riusciti in una operazione che sembrava impossibile», le prime dichiarazioni di Spirlì. Non una parola sull'ipotetica nuova legge regionale, ma l'immancabile di questi tempi omaggio agiografico post mortem a colei che gli ha lasciato il posto da governatore: «Sappiamo che, nel breve, dobbiamo rendere quel massimo che Jole ha sempre voluto da noi. In merito al bando Borghi, mi aveva detto: “Falli belli”. E noi abbiamo consegnato i materiali perché siano belli, perché in ogni luogo ci possa essere una via, una piazza o un belvedere intitolati a lei». Un vicoletto pure per Oliverio in futuro, visto che i soldi li aveva messi lui, da qualche parte forse si potrebbe trovare, senza per questo augurare all'ex governatore un passaggio a miglior vita in tempi brevi.

I dirigenti promettono un'accelerazione

I «materiali» quindi sono stati davvero consegnati? No, sul sito della Regione si legge che «nel prossimo futuro sarà approvata la graduatoria definitiva dei Comuni beneficiari». Quanto prossimo non è chiaro, ma la dirigente Maria Francesca Gatto assicura: «Siamo pronti ad approvarla e a convocare i sindaci per sottoscrivere le convenzioni. In seguito, avverranno la progettazione esecutiva e le gare per l’affidamento dei lavori». Giova precisare che la Gatto si riferisce alla parte relativa agli enti locali. E i privati? «Accelereremo le procedure di valutazione per l’altro avviso, per il quale arriveremo anche all’approvazione della graduatoria definitiva», ha aggiunto la dirigente senza indicare tempistiche precise e omettendo che ad oggi non c'è nemmeno quella provvisoria. «Da lunedì saremo a disposizione dei Comuni e degli utenti», ha aggiunto per provare a tranquillizzare tutti la sua collega Carmen Barbalace. «Ci sarà un monitoraggio asfissiante affinché tutto proceda al meglio. Questo è l’innesco di un bellissimo falò non delle vanità, ma della realtà», la metafora conclusiva di un terzo dirigente, Maurizio Nicolai. Forse non la più indicata in una terra dove di risorse bruciate e andate in fumo ce ne sono state già a bizzeffe.



giuliani@lactv.it

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