Renzi lancia il nuovo partito, ma per regionali e comunali non ci saranno liste autonome

Doppio livello di costruzione per la nuova formazione politica: a livello nazionale pronti i gruppi alla Camera e al Senato e la presentazione del simbolo alla Leopolda. Per il livello locale si aspetterà un anno: nel frattempo gli interessati correranno dentro le civiche o nel Pd. Unico a passare formalmente con l'ex premier in Calabria, al momento, Ernesto Magorno

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di Riccardo Tripepi
17 settembre 2019
08:49
L’ex premier Renzi
L’ex premier Renzi

Matteo Renzi ormai ha deciso: via dal Pd e nuovo partito. Lo strappo era nell’aria già da diverse settimane, ma adesso diventa realtà con la creazione di gruppi autonomi alla Camera e al Senato e con il ministro Teresa Bellanova che sarà la rappresentante renziana nel governo. Ancora non c’è un nome per il nuovo movimento politico che, verosimilmente, sarà presentato alla Leopolda il prossimo 20 ottobre insieme ad idee e programmi.

La vera novità del momento è che Renzi ha deciso un doppio binario per la sua nuova creazione politica: un livello nazionale, parlamentare e governativo, immediato e un livello locale da creare nel prossimo anno. «Non voglio disturbare il Pd. La nostra Casa non si candiderà né alle regionali, né alle comunali per almeno un anno. Chi vorrà impegnarsi lo farà con liste civiche o da indipendente. La prima elezione cui ci presenteremo saranno le politiche, sperando che siano nel 2023. E poi le europee del 2024». Non lasciano spazi ad interpretazioni ambigue le dichiarazioni rilasciate dall’ex premier a La Repubblica.


La situazione in Calabria

Quindi in Calabria le truppe si sono fermate allo stop in attesa di avere più chiaro il quadro e le strategie. Di fatto l’unico che in questo momento è sicuro di passare formalmente è Ernesto Magorno, ma solo in quanto senatore e in quanto facente parte del drappello degli inquilini di palazzo Madama necessario per formare un gruppo autonomo. Tutti gli altri rimangono in stand-by e, verosimilmente, rimarranno silenti dentro il Pd o dentro le liste civiche. Discorso che vale soprattutto per renziani della prima ora come Nicola Irto o Mimmetto Battaglia. Il primo da presidente del Consiglio non farà adesioni a vuoto in questo momento, mentre il secondo ha accettato l’incarico di capogruppo di Pd a palazzo Campanella seppure per pochi mesi. Ma in attesa rimarranno anche gli altri referenti locali in attesa che Renzi passi allo step successivo.

E se non saranno fatte liste neanche alla comunali a temporeggiare sarà anche il capogruppo Pd a Reggio Nino Castorina che pure è legato a doppio filo alle decisioni dell’area di appartenenza, quella di Roberto Giachetti, e quindi anche alle posizioni di Matteo Renzi. Il suo viaggio alle prossime comunali avverrà dentro il Pd o dentro una lista civica, così come sarà per tutti gli altri.

La situazione, tuttavia, appare assai confusa e fluida, e il mese che separa l’annuncio di Renzi all’avvio della Leopolda potrebbe anche creare modifiche di strategia e di programma nella costituzione di nuovo partito che pare in grado di riportare il Pd all’antica dicotomia tra Ds e Margherita.

Le sirene per Forza Italia

La mossa di Renzi, infine, interessa molto anche la decadente Forza Italia dell’amico Silvio Berlusconi. I “responsabili” azzurri, vicini alle posizioni di Mara Carfagna, guardano con attenzione alle possibili evoluzioni di un’area di centro che potrebbe rappresentare un’ancora di salvezze per mettersi in salvo da un partito pronto ad affondare. Elemento che metterebbe ancora più incertezze all’avvio del tavolo di centrodestra per la scelta del candidato governatore in Calabria che Matteo Salvini dovrebbe avviare in occasione della sua prossima visita a Cosenza il 24 settembre.

 

Riccardo Tripepi

 

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