Niente salvaguardia degli equilibri per il 2026 tra debiti fuori bilancio, decreti ingiuntivi e contenziosi. Ora la palla passa alla Prefettura: l'ombra dello scioglimento del Consiglio comunale si fa sempre più concreta
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Impossibile certificare la tenuta dei conti per l'esercizio 2026. Nessun margine per approvare la manovra di salvaguardia degli equilibri prevista dall'articolo 193 del Testo Unico degli Enti Locali. La misura è colma e la palla, insieme a una mole imponente di carte contabili, è già stata spedita dal Comune di Riace guidato dal sindaco Mimmo Lucano sul tavolo del Prefetto di Reggio Calabria.
Un passaggio formale ma dalle conseguenze pesantissime: il quadro tracciato dagli uffici e bollato come irrimediabile sia dal funzionario prefettizio sia dall'organo di revisione apre direttamente la strada alle procedure dell'articolo 141 del Tuel, quelle che portano dritte allo scioglimento del Consiglio comunale per l'incapacità dell'ente di garantire la stabilità dei propri conti.
A far crollare il fragile castello contabile del municipio è stata l'istruttoria condotta durante le ultime settimane. Una perlustrazione approfondita tra i faldoni che ha fatto emergere una massa debitoria finora rimasta sommersa o non adeguatamente allocata nei documenti contabili ufficiali. Nella relazione spicca un elenco dettagliato di contenziosi, pignoramenti e decreti ingiuntivi che raggiunge la cifra monstre di 3.491.345,94 euro. Dentro c'è di tutto: forniture di energia e gas non pagate per centinaia di migliaia di euro ad aziende come Engie e Hera Comm, contenziosi milionari con Sorical per le risorse idriche, crediti rivendicati da istituti bancari come Banca Sistema e BFF Bank, fino alle cartelle della Regione Calabria per la Tari arretrata e persino insoluti verso il vicino Comune di Caulonia per il canone di locazione del Centro per l'Impiego.
A questo tesoretto al contrario si aggiungono altri 884mila euro di debiti fuori bilancio segnalati dall'Ufficio Tecnico per la gestione della pubblica illuminazione e un contenzioso legale pendente stimato in oltre 464mila euro, a fronte del quale i fondi di riserva e accantonamento previsti dall'ente sono risultati palesemente insufficienti.
La situazione appare ancora più complessa se si considera che l'ente era da poco uscito dalla procedura straordinaria di liquidazione gestita dall'OSL. La chiusura del dissesto avrebbe dovuto restituire al municipio una contabilità pulita, ma il riallineamento delle risultanze contabili tra la vecchia gestione commissariale e l'attività ordinaria ha evidenziato mancate ricognizioni sui residui attivi e passivi, una sottostima sistematica del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità e l'incapacità di coprire spese correnti ed essenziali con le entrate effettivamente incassate.
Il parere dell'organo di revisione contabile, firmato da Giacomo Pucciano, è stato perentorio: parere negativo sull'assestamento di bilancio e sulla salvaguardia degli equilibri. Per i revisori, l'accumulo di passività prive di copertura e il ritardo nel riconoscimento dei debiti fuori bilancio violano i principi cardine di sana gestione finanziaria, portando l'ente al rischio concreto di un nuovo dissesto o di una procedura di pre-dissesto pluriennale.
Con la presa d'atto formale dell'impossibilità di adottare la delibera di riequilibrio, il Commissario ad acta ha chiuso l'intervento sostitutivo lasciando la parola alla Prefettura. L'incartamento inviato a Reggio Calabria è ora all'attenzione del Prefetto, chiamato ad avviare la procedura prevista dalla legge per la gestione degli enti locali in dissesto o in permanente squilibrio strutturale. Per Riace si prefigura l'ennesimo capitolo buio sul fronte amministrativo e finanziario: salvo clamorosi ed improbabili interventi dell'ultima ora, il destino dell’assise cittadina sembra ormai segnato.

