Zes Calabria

Romano è il neo commissario, Il Pd attacca Occhiuto: «Lo ha voluto il ministro Carfagna»

VIDEO | La nomina da parte della titolare del dicastero per il Sud è stata concordata con il presidente della Regione. Le critiche dei dem: «Già guida la Zona economica speciale della Campania»

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di C. L.
18 luglio 2022
13:43
Giuseppe Romano, neo commissario Zes Calabria
Giuseppe Romano, neo commissario Zes Calabria

È Giuseppe Romano il nuovo commissario per la Zona economica speciale dell’area calabrese. A nominarlo nei giorni scorsi la ministra per il Sud, Mara Carfagna, che ha  concordato la nomina con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

Romano che attualmente è a capo anche della Zes della Campania, subentra al dimissionario Federico D’Andrea. Già presidente dal 2015 del consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale della provincia di Napoli, è anche a capo della Confederazione italiana per lo sviluppo economico.


La nomina non è passata inosservata al Partito democratico che continua la sua campagna di contestazione all’operato del Presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto. I dem di palazzo Campanella si professano infatti molto perplessi rispetto alla nomina di Giuseppe Romano mettendo in discussione soprattutto le modalità con le quali si è arrivata alla scelta.

Il Pd: «Calabria svilita»

Secondo i consiglieri regionali Mimmo Bevacqua, Ernesto Alecci, Franco Iacucci, Nicola Irto e Raffaele Mammoliti, Occhiuto, avrebbe accettato «supinamente la decisione assunta dalla ministra per il Sud, Mara Carfagna, avallando l’indicazione di Giuseppe Romano che già sta guidando la Zona economica speciale della Campania».

«Non mettiamo di certo in discussione meriti e competenze di Romano – sottolineano i dem - ma è inevitabile chiedersi come mai la scelta debba essere ricaduta su un soggetto che è già impegnato in Campania e non potrà dedicarsi a tempo pieno nella nostra Regione che, invece, avrebbe bisogno di una guida stabile per avviare finalmente la Zona economica speciale».

Gli esponenti del Partito democratico si domandano quindi se In Calabria non esistessero altre competenze in grado di assumere questo compito, e lapidariamente concludono sostenendo che «procedendo in questo modo per nomine così strategiche, cercando quindi solo di compiacere i propri riferimenti politici romani, si finisce soltanto con lo svilire la Calabria mettendo in secondo piano le sue reali necessità».

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