Giunta, Spirlì: «Io vicepresidente? Me lo ha detto Salvini mentre spicciavo casa»

Intervista al neo assessore regionale: «Appartengo alla Chiesa e sono il primo omosessuale dichiarato a entrare in giunta. Al Sud siamo avanti. Le mie priorità? Trasformare le potenzialità in pane quotidiano». Nessun problema nella Lega: «Non ci sono fibrillazioni»

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di Pietro Bellantoni
19 marzo 2020
17:29
Nino Spirlì
Nino Spirlì

Spirlì, il suo primo comunicato da vicepresidente della giunta ha già avuto un certo effetto: ha paventato l'arrivo dell'esercito per “convincere” i migranti a non uscire dalla tendopoli di San Ferdinando e a rispettare le norme anti-Coronavirus.

«È giusto che siano informati nel migliore dei modi. Ma se la situazione non cambia, dovremo usare metodi più contenitivi. Vivono nelle tende, certo, ma devono capire che anche nei loro Paesi, in questo momento, la situazione è drammatica».

La voce del nuovo numero due della Regione è un sussurro. Da ieri mattina, da quando la notizia della sua nomina è stata ufficializzata dalla governatrice Santelli, non ha smesso un attimo di parlare, di rispondere ai tanti messaggi di auguri arrivati in modo bipartisan.

Allora, come sta?

«Un po' confuso. È un onere e un onore inatteso, non era assolutamente nei piani della mia vita diventare assessore, con in più la responsabilità della vicepresidenza. Però ognuno di noi deve accettare di partecipare alla vita pubblica e alla sua amministrazione, non può sempre rimanere fuori a concionare su quello che è giusto e quello che non lo è, senza assumersi mai una responsabilità».

Ci spiega come sono andate le cose subito prima dell'annuncio?

«Tutto molto lineare. È martedì e sto aiutando mia madre a fare le pulizie di casa. Mentre lavo un lampadario, mi contatta Matteo Salvini, che è il segretario federale della Lega ma anche una persona a cui voglio molto bene e che mi stima. D'accordo con il segretario regionale Invernizzi e il vice responsabile nazionale agli Enti locali Rauti, mi informa circa la possibilità di entrare in giunta. Diciamo che chiede la mia disponibilità imponendomela amichevolmente».

E lei?

«Gli dico che forse è più giusto guardare ad altre persone. Così mi prendo qualche minuto di tempo. Scendo dalla scala e mi metto a lavare il pavimento sotto al letto di mia madre. Arriva la seconda telefonata, nella quale Matteo mi comunica di aver deciso: devo essere io a occuparmi delle deleghe affidate alla Lega».

Dopo?

«Continuo a fare il cenerentolo di casa. E mentre sto friggendo le patate per il pranzo, mi arriva la terza telefonata di Invernizzi, che inizia così: “pronto, signor vicepresidente?”».

La risposta è nota. Ieri il suo insediamento alla Cittadella di Catanzaro.

«Devo dire che sto vivendo in modo rigido l'isolamento per il Coronavirus. Ho una mamma che vive la sua terza età e, convivendo con lei, sono molto ligio alle indicazioni del governo. Ho vissuto il distacco di ieri con un po' di ansia, ma è anche vero che, una volta a Germaneto, ho incontrato Jole e mi sono sentito subito a casa. Tra l'altro era in atto una riunione per discutere del contenimento dei contagi. Siamo quindi entrati subito nella fase di lavoro».

A proposito di Santelli, dicono non abbia nascosto la contentezza nell'apprendere da Salvini che la Lega aveva scelto lei. Siete amici di vecchia data.

«È vero, Matteo me lo ha raccontato. Mi sento un tratto di unione tra due amici. Jole, in questi anni, ha subìto le mie tirate d'orecchi per alcune situazioni che non condividevo, però alla fine siamo sempre riusciti a trovare la quadra».

Ha invocato la «benedizione del Signore» e si è affidato alle «amorevoli cure della Santa Vergine Immacolata». Non è inusuale, per un politico?

«Chi mi conosce sa della mia appartenenza alla Chiesa. Indosso lo scapolare del Carmelo ormai da anni, su tutti i miei vestiti. Basta andare sui miei social, dove ci sono più foto di sacri effigi che mie. Il mio viaggio annuale a Lourdes, poi, è un fatto noto. Ognuno partecipa alla politica per come è. Tra le tante cose che si sanno di me, a parte la mia fede cattolica, ci sono la mia appartenenza alla Lega e alla destra liberale italiana e la mia omosessualità».

Dovrebbe essere un inedito: il primo omosessuale dichiarato a entrare nel governo della Calabria.

«Credo di essere l'unico, sì. Diciamo che in pochi hanno badato a questo particolare, perché si tende ad apprezzare altro, più che le altrui esigenze sentimentali. Ecco, io dico sempre questo: si tratta di sentimenti, non solo di costumanze sessuali. Credo che, così come bene hanno fatto a dichiararsi i governatori di Sicilia e Puglia, Crocetta e Vendola, avrei fatto male io se avessi tentato di svirgolare su una cosa che invece sta accomunando tutto il Sud».

Si spieghi meglio.

«Il Mezzogiorno, molto più che le altre regioni, non ha avuto problemi a vivere in maniera pubblica fatti così privati. Fa bene anche alle altre regioni, perché imparino a rivedere i pregiudizi nei confronti dei meridionali. Molto spesso si pensa che l'omofobia stia qui, quando invece solo le tre regioni più a Sud hanno dichiarato l'omosessualità delle loro più alte cariche istituzionali».

Nella sua vita ha fatto di tutto: autore televisivo, attore di teatro, scrittore, giornalista, intellettuale controcorrente. Come farà a indossare questa nuova veste istituzionale?

«Con la stessa naturalezza con la quale stavo lavando il lampadario quando mi ha chiamato Salvini. Ah, per inciso, continuerò a lavarli».

C'è da dire che è stato una vera sorpresa. In queste settimane si facevano tanti nomi, mai il suo.

«Perché non c'era. Ho sempre chiarito alla Lega di non avere alcuna velleità politica. Potevo chiedere a Salvini di candidarmi alle Politiche, alle Europee o alle Regionali, ma non ci ho mai pensato. Anzi, ho sempre caldeggiato le candidature di persone che ritenevo valide. Non ho mai pensato di dover stare in prima linea».

Salvini, tuttavia, ha preferito lei senza tenere conto delle richieste arrivate dall'asse Sofo-Furgiuele, da cui erano arrivate altre richieste. Una parte della Lega calabrese ne esce sconfitta?

«Non voglio fare il democristiano, ma più che di sconfitte parlerei di vittoria della Lega, capace di fare una scelta che, considerata la risposta mediatica successiva alla mia nomina, è stata apprezzata dai calabresi. In poche ore ho ricevuto circa 5mila tra messaggi e telefonate. A farmi gli auguri sono stati anche molti esponenti del Movimento 5 stelle, ne ho le prove (ride). Sono stati davvero molto cari».

Sì, ma adesso che aria si respira nel Carroccio regionale?

«Non ci sono fibrillazioni, ma una compartecipazione e una soddisfazione generale. Tra i tanti messaggi e auguri ho ricevuto anche quello dello stesso Furgiuele. Forse, a volte, alcune polemiche si alimentano più per strada che non direttamente nei partiti. È anche vero che una dialettica è sempre esistita, tutto sta nel non esasperarla».

Un giudizio complessivo sulla nuova giunta?

«Jole ha fatto un bel lavoro. Siamo molto diversi gli uni dagli altri, ma vedo grandi competenze ben distribuite. Finalmente ci sono le persone giuste al posto giusto. Adesso tocca a noi aggiungere alla giustezza della prima prova di questo vestito anche la giustezza di saperlo indossare per il futuro».

Ha avuto un mucchio di deleghe. Quali saranno le sue priorità?

«Tutte le mie deleghe sono collegate. Nella cultura e nell'identità rientrano anche lo sviluppo delle arti e dei commerci. La cosa importante è andare a recuperare quello che già abbiamo, cioè un patrimonio artistico, culturale e identitario assolutamente unico nel panorama delle regioni italiane. Ogni goccia del nostro sangue è composita come un arcobaleno. In questo tempo di grande disagio e disordine sociale, unire tutte queste deleghe significa dare alla Calabria la possibilità di rendere ciò che è in potenza in “pane” quotidiano».

Programma ambizioso.

«Lavoro, tranquillità, sicurezza, benessere. Tutto questo può consentire ai giovani di non partire più. Mi permetta di aggiungere una cosa».

La prego.

«È vero che i nostri ragazzi sono stati mandati dai genitori a studiare fuori, ma appena è arrivata la paura della morte, quegli stessi ragazzi sono scappati di notte per tornare dai nonni, magari mettendoli in pericolo, ma senza riuscire a a stare lontani da casa. Se tutti quelli che sono scappati oggi cominciassero a pensare che è meglio non partire più, forse la Calabria comincerebbe a produrre quella ricchezza che qualcuno ha cercato di estirparle».

Chiudiamo con una nota di colore. Lei è anche un ottimo cuoco. Quando una cena con i suoi nuovi compagni di governo?

«Devono aspettare i bei caldi estivi. Farò comunque in modo che i posti a tavola siano sistemati con almeno due metri di distanza l'uno dall'altro».

bellantoni@lactv.it

Giornalista
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