Lo stadio “Ceravolo” non è un’opera qualsiasi. Sicuramente rete idrica e fognaria, strade, trasporti sono di vitale e primaria importanza e devono assolutamente avere la precedenza su tutto. Ma il “Ceravolo” fa parte della nostra storia e fa parte del nostro presente perché strettamente legato alle vicende sportive della nostra squadra di calcio che è un simbolo, un vessillo, una passione senza confini per migliaia di catanzaresi sparsi in tutto il mondo. Oltretutto, aspetto che non tutti ricordano, la squadra di calcio è anche un’impresa che muove economia, occupazione, indotto.

Fatta questa premessa, non posso nascondere le mie perplessità e le mie preoccupazioni per quanto emerso ieri dal sopralluogo sul cantiere del “Ceravolo” e dalle informazioni che sono state fornite nella successiva conferenza stampa.

Nessuna intenzione da parte mia di polemizzare con l’Amministrazione comunale. Sono stato per anni amministratore e conosco le insidie e i tranelli che si nascondono dietro i lavori pubblici. Faccio salva la buona fede di chi ha seguito questa delicata pratica, ma non possono fare a meno di sottolineare che probabilmente c’è stata qualche superficialità, qualche improvvisazione, un po' di supponenza nell’indicare date e scadenze che poi si sono rivelate errate, causando evidenti disagi ai tifosi e altrettanti evidenti danni alla società.

Nessuno si sogna di dire che il sindaco e il Comune sono responsabili dell’ultimo posto in classifica. Di questo devono rispondere la società, il direttore sportivo, l’allenatore esonerato e anche i giocatori perché poi sono loro che vanno in campo.

Però come negare che le tre trasferte consecutive in avvio hanno impresso un marchio negativo sulla stagione? La decisione della società è stata dettata dal cronoprogramma stilato dal Comune e si è rivelata non solo dannosa, ma anche inutile, visto che le scadenze non sono state rispettate. E poi da non trascurare il fatto che la squadra è stata costretta, e lo sarà ancora per molto, a fare a meno del “dodicesimo uomo in campo”, quanto meno sotto l’aspetto numerico. Gli ultras, per la verità, non hanno mai fatto mancare il loro sostegno, anche in queste condizioni.

Semmai, i veri danni creati sono stati economici , visto che il dg Bignotti ha parlato di minori incassi per un milione di euro, e di immagine perché le riprese televisive che fanno il giro del mondo hanno fatto vedere uno stadio da terzo mondo e desolatamente vuoto.

Ora, davanti a questo scenario e senza volere drammatizzare o fare processi sommari, non nascondo la mia preoccupazione per l’indeterminatezza degli impegni assunti dal sindaco e dall’assessore ai lavori pubblici. Si è passati da un eccesso all’altro. Prima scadenze rigorose, tutte disattese, ora un generico “non facciamo programmi e monitoriamo la situazione”. Tutto fa pensare, visto che c’è un contenzioso tra Comune e ditta che deve realizzare la curva, che ci vorranno molti mesi prima di vedere il “Ceravolo” in una veste normale. Non ricerco responsabilità, perché non è il mio compito e semmai spetterebbe ai consiglieri comunali indagare sui motivi dei ritardi, ma posso, da semplice cittadino e tifoso, invocare chiarezza e certezze, elementi che ieri sono venuti purtroppo a mancare.

Al sindaco Fiorita chiedo di prendere in mano la situazione, di risolvere in tempi rapidissimi il braccio di ferro con la ditta, di monitorare in maniera ossessiva i cantieri e fornire al più presto alla società e ai tifosi scadenze certe sulla conclusione dei lavori.

*già Presidente del Consiglio Regionale della Calabria.