Porno-ricatto, Tansi denuncia Tallini: accusa shock al presidente del Consiglio regionale

La vicenda portata alla luce dal giornalista Lino Polimeni. Chat private dell’ex candidato alla presidenza della Regione usate come una clava nello scontro politico

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di Alessia Bausone
22 giugno 2020
07:20
Da sinistra, Domenico Tallini e Carlo Tansi
Da sinistra, Domenico Tallini e Carlo Tansi

La bomba l’ha lanciata il noto conduttore calabrese Lino Polimeni in una diretta sulla sua pagina Facebook pochi giorni fa, titolata “Il porno-ricatto tra parti politiche viene condiviso tramite le chat di WhatsApp”. Durante il suo intervento social, Polimeni racconta di aver incontrato un politico di cui non fa il nome, che gli racconta, a sua volta, di un altro politico «che dell’onestà ha fatto una bandiera», ma che, in realtà, «si comportava male», inviandogli le chat tra quest’ultimo e una 20enne.

 

«Se entro 10 giorni il politico che ha fatto le chat con la ragazza non esce fuori con una denuncia, io denuncerò entrambi facendo i nomi di chi mi ha passato le chat e di chi sta subendo tutto questo», ha chiosato in conclusione Polimeni, asserendo che vi fosse un porno-ricatto in atto.
Una pubblica denuncia molto forte che ha fatto interrogare per giorni i curiosi del web e fatto bisbigliare i nomi dei protagonisti della vicenda in tutto il variegato mondo della politica regionale. Stiamo parlando del presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini e del leader di “Tesoro Calabria” e già candidato alla presidenza di Regione Calabria, Carlo Tansi, che in passato non hanno mai evitato di mandarsele a dire con denunce reciproche e forti j’accuse televisivi.

 

A rendere noti i nomi delle parti del presunto “porno-ricatto” è stato lo stesso Lino Polimeni, pubblicando sulla sua pagina Facebook lo screenshot del messaggio ricevuto dall’avvocato Nicola Mondelli, legale di Tansi, in cui conferma di aver querelato Tallini per diffamazione, violazione della privacy e “sextortion”, cioè estorsione con minaccia di divulgare immagini private.

 

Molto diversa, rispetto a quanto denunciato da Lino Polimeni, è la versione del presidente del Consiglio regionale che ha raccontato di aver incontrato il conduttore per caso domenica 7 giugno al centro commerciale Le Fontane di Catanzaro: «Ero con mio nipote ed altre persone al centro commerciale. Polimeni era con il suo bambino, lo incrocio per caso. Inizialmente fa finta di non conoscermi, ma io lo saluto ed iniziamo una conversazione dove gli spiego che vani sono i tentativi di gettarmi fango e che avrebbe dovuto concentrarsi su una persona che lui sosteneva, ma che in realtà faceva cose non belle». Secondo la versione di Tallini, quindi, è stato il conduttore a insistere, prima nel voler conoscere tutti i dettagli riguardanti le chat di Tansi e poi nel voler ricevere le chat stesse.
«La mattina dopo che ho incontrato Polimeni, mi dicono che l’avvocato di Tansi era già pronto a denunciarmi», conclude Tallini annunciando, a sua volta, querela e sottolineando che quelle chat giravano da mesi nel mondo virtuale, di telefonino in telefonino.

 

Siamo di fronte a una vicenda attinente una chat privata tra due adulti consenzienti dove non vi è null’altro che un estemporaneo flirt virtuale. Forse, sotterrando l’ascia dei moralizzatori, si capirebbe che ciò è un piano privato, i cui risvolti politici sono limitati ai ruoli dei protagonisti e non ai tratti “gossippari” delle loro azioni. Non bisogna dimenticare che nel mezzo c’è una giovane ragazza 20enne, che in queste ore viene tirata in ballo e insultata dalle tifoserie social.
Fortunatamente, gli “attori” di questa storia si sono dimostrati più attenti. L’avvocato di Tansi ha tranquillizzato la ragazza dicendo di non averla denunciata; mentre il presidente Tallini si è sincerato con la famiglia che la giovane stesse bene.

 

Rimane la denuncia sporta da Tansi nei confronti di Tallini per “sextortion”, i cui elementi fondanti vanno tutti ancora riscontrati, ben oltre il clamore mediatico.
I ricatti sessuali di questo genere in Italia rappresentano reati che vedono una crescita esponenziale e le cui vittime sono generalmente persone di sesso maschile (poco meno del 92% nel 2017), di ogni età ed estrazione sociale. In Svezia sono, addirittura, paragonati allo stupro. A partire dal 2013 sono stati registrati oltre cinquemila casi, una media di quasi tre al giorno, e un aumento delle denunce di oltre il 500% in tre anni. Si tratta di un argomento serio che mai dovrebbe essere degradato a scaramuccia social o a gossip. Chissà se lo capirà anche la politica calabrese.

 

 

Giornalista
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